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Il Covid non ferma l’Agrifood tech

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(LuxuryandFinance) – Se il Coronavirus ha messo in ginocchio molti settori produttivi, così non è stato per l’agrifood-tech, un comparto che mostra ancora oggi ampi margini di crescita. “Se c’è mai stato un momento in cui investire in Agrifood-tech, quel momento è ora e, per fortuna, molti investitori sono pronti a farlo. Con una proiezione di 10,5 miliardi di dollari, i livelli di finanziamento nel primo semestre del 2020 appaiono in linea con l’anno fiscale 2019 (21,6 miliardi di dollari)”. Lo scrivono Louisa Burwood-Taylor, Jessica Pothering, Jack Ellis nel Mid Year Investment Review da poco pubblicato da AgFunder, uno dei più grandi venture capital globali del settore. Un dato ribadito in occasione dell’Apac Agri-Food Innovation Summit di Singapore, che ha dichiarato la volontà di volere diventare entro il 2030 la capitale dell’Agri-Food Tech nella regione dell’Asia-Pacifico.

 

Qui la Fondazione Temasek, potente investitore statale, ha firmato un accordo con l’Agenzia per la scienza, la tecnologia e la ricerca, A* Star, con l’obiettivo di istituire il Food Tech Innovation Center, struttura che intende accelerare la commercializzazione delle tecnologie alimentari. Temasek ha affermato che il memorandum d’intesa con A * Star fa parte di una rinnovata attenzione all’aumento degli investimenti in aziende e start-up che utilizzano tecnologie innovative per produrre cibo. Non solo in patria. Temasek ha investito più di 6,7 miliardi di dollari americano nell’agroalimentare negli ultimi cinque anni, alimentando un portafoglio di oltre 40 aziende del settore. La maggior parte degli investimenti è in aziende europee e nordamericane. L’amministratore delegato di Temasek per l’agroalimentare e per il Medio Oriente e l’Africa, Anuj Maheshwari, ha anche evidenziato che oggi “vediamo molte più opportunità in Asia rispetto a qualche anno fa”. Il futuro dell’agri-food tech passa dunque anche per l’Asia.

 

“Da una parte ci sono grandi opportunità, dall’altra una maggiore concorrenza. Ci impegniamo a investire nel settore e non miriamo solo a generare ritorni economici, vogliamo anche avere un pianeta migliore”, ha aggiunto, sottolineando che la produzione alimentare globale dovrebbe essere aumentata del 40% per nutrire una popolazione mondiale destinata a raggiungere un totale di 9,8 miliardi entro il 2050, rispetto ai 7,7 miliardi attuali. Allo stesso tempo, l’agricoltura utilizza il 33% della terra arabile mondiale per gli allevamenti di bestiame, rappresenta circa il 20% delle emissioni di gas serra e consuma fino al 70% dell’acqua dolce globale.

 

È necessario reinventare la produzione alimentare utilizzando tecnologie innovative come il vertical farming per ridurre l’uso del suolo, l’automazione per ridurre gli sprechi e modi alternativi di produrre proteine ​​per ridurre le emissioni. E se gli investimenti globali in start-up agroalimentari basate sulla tecnologia hanno raggiunto i 20 miliardi di dollari americani lo scorso anno, rispetto ai soli 2 miliardi del 2013, questo è stato anche grazie, ha evidenziato ancora, all’emergere di “aziende innovative come Impossible Foods che produce hamburger plant-based”. La produzione di proteine ​​vegetali e la fermentazione di precisione saranno il punto di partenza della collaborazione con A * Star, ha spiegato Yeoh Keat Chuan, ad di Temasek per lo sviluppo aziendale.

 

Nel corso dell’Apac Agri-Food Innovation Summit, si è parlato di un altro polo futuristico dell’agri-food tech a Singapore. Il Future Food Institute di Bologna – che ha già un hub negli Usa e un altro in Giappone – ha siglato un accordo con la società singaporeana Padang & Co. Adam Lyle, fondatore e chairman di Padang & Co e Sara Roversi, fondatrice e presidente del Future Food Institute, in queste settimane stanno lavorando al Singapore Future Food Living Lab. Il co-working space sarà al Bright Science Lab, presso il Nutrition Innovation Centre di Dsm, che offrirà alle start-up dell’agrifood anche la possibilità di realizzare test & prototyping in loco, all’interno Maple Tree Business District.

 

La produzione pilota di piccoli lotti di prodotto prima della messa in commercio sarà assicurata da IncuBaker, il primo (e attualmente l’unico) incubatore di start-up nel settore F&B che dispone di licenza di produzione, vendita/somministrazione e distribuzione. IncuBaker si trova nel distretto di Mediapolis, a qualche km da Maple Tree. Adam Lyle ha appena avviato una trade mission con Israele, e ora guarda all’Italia e all’Europa. “Siamo aperti alla collaborazione, vogliamo creare una piattaforma fisica e digitale ‘fluida’ qui a Singapore e abbiamo già iniziato a supportare start-up della regione Asean offrendo borse di studio per il Food & Climate Digital Bootcamp che il Future Food Institute sta realizzando in queste settimane” ha detto Roversi.

 

E se AgFunder, oltre al suo fondo Grow, ne ha appena lanciato un altro, chiamato Impact, Singapore ha concesso la prima approvazione normativa al mondo per la carne “coltivata in laboratorio”. Eat Just di San Francisco, che sta sviluppando una gamma di proteine alternative a base vegetale e “coltivate in laboratorio”, ha ricevuto la prima approvazione normativa al mondo per vendere ai consumatori carne coltivata da cellule animali proprio nella Città-Stato asiatica.

 

La Singapore Food Agency (Sfa) ha approvato la vendita di carne di pollo coltivata di Eat Just dopo un “rigoroso processo di consultazione e revisione”, ha affermato in una nota stampa la start-up statunitense. La carne di pollo a base di cellule è stata autorizzata per l’uso come ingrediente nella produzione di “bocconcini”. Eat Just ha detto che ha inoltre sviluppato altri “formati di pollo coltivato” che saranno disponibili come “estensione di questa linea di prodotti”. Un tema che fa discutere quest’ultimo, divisivo soprattutto in Italia, che ha fatto levare gli scudi a Coldiretti, Assocarni, all’associazione Carni sostenibili. Ma che, a prescindere dal merito, mostra lo spazio di crescita e il margine di innovazione tecnologica possibile in questo settore.

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