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L’Italia di Paolo Rossi, non solo ricordi personali

L’Italia di Paolo Rossi è l’incredibile vittoria contro la squadra più forte di sempre, il Brasile di Zico, Falcao e Socrates, e poi la corsa verso la Coppa del Mondo, conquistata l’11 luglio del 1982. È la festa di un Paese, il volto e la gioia di Sandro Pertini, la voce di Nando Martellini. Oggi la morte di Paolo Rossi è una somma di ricordi, personali e collettivi, legati a una delle pagine più simboliche della storia del calcio.

 

Ma il nome di Paolo Rossi sarà sempre legato anche a qualcosa che va oltre la dimensione sportiva. È stato il centravanti di un’Italia che sul campo è andata oltre le sue stesse possibilità. Lui stesso è andato oltre i suoi limiti. Aveva doti normali, fisicamente e tecnicamente, ma è stato capace di diventare eccezionale. Veniva da anni difficili, da una squalifica per il calcio scommesse, il periodo buio del Totonero. Ma era stato capace di rialzarsi. A quel Mondiale forse non doveva neanche andare, considerando che rimase a casa Roberto Pruzzo, il capocannoniere della serie A 1981-1982. Eppure, quel calciatore normale ha fatto la storia.

 

Paolo Rossi è diventato anche il simbolo di un Paese che negli anni Ottanta cercava di costruirsi un futuro migliore, andando oltre le sue effettive possibilità. Nel bene e nel male. Era l’Italia del boom economico, del lavoro, del posto fisso, delle famiglie capaci di accumulare le risorse con cui tanti oggi continuano a sopravvivere grazie a una rendita che dura ancora, anche se si sta esaurendo. Era l’Italia del debito pubblico che si accumulava finendo sul conto delle generazioni che sarebbero arrivate dopo. Era un Paese, quello di Paolo Rossi, che avrebbe scoperto a breve la crisi di un intero sistema politico ed economico, con Tangentopoli e la crisi della Lira. Era un Paese segnato dagli anni più duri del terrorismo, era un Paese diviso, ma era anche un Paese che cercava comunque di essere migliore di quanto non fosse in realtà. Con tutte le sue contraddizioni.

 

Con Paolo Rossi se ne va un pezzo di quella storia. Che è il calcio ma è anche il resto. Ogni ricordo personale si porta dietro un pezzo di storia collettiva, come succede quando sono le grandi icone a lasciare un vuoto alle loro spalle.

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