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13 Gennaio 2021

Il cammino dell’idrogeno verde

Alessandro Pulcini

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L’elemento più abbondante dell’Universo, se prodotto tramite elettrolisi, potrebbe chiudere il cerchio di un sistema energetico a emissioni zero, ripulendo anche trasporti e industria. Riuscirà l’idrogeno verde a superare la concorrenza dei suoi parenti meno puliti? La versione completa di questo articolo, a firma di Alessandro Pulcini, è disponibile sul numero di Fortune Italia di gennaio 2021.

 

SUL SETTORE ENERGETICO, ogni anno, i report si sprecano. Prendono in considerazione produzione elettrica, investimenti, consumi, andamento dei prezzi del petrolio, stime sulla crescita delle rinnovabili, dell’efficienza delle reti e delle nuove tecnologie che promettono di rendere l’energia pulita meno costosa e, quindi, più vicina a scongiurare le peggiori conseguenze della crisi climatica. Negli ultimi anni in questi report (e nel dibattito politico e industriale) c’è stato un grande ritorno: quello dell’idrogeno. 

 

L’elemento più abbondante dell’Universo non è una fonte d’energia, come il solare o l’eolico, ma un vettore: per questo è stato individuato come elemento chiave per decarbonizzare non solo il settore energetico (dove può supportare le rinnovabili immagazzinandone l’energia e creando un ponte con il settore del gas), ma anche quello della mobilità (trasporto pesante su gomma e ferro, aviazione, trasporto marittimo) e quello dell’industria pesante, molto difficile da slegare dall’emissione di CO2.

 

Oltre ad avere vari utilizzi, l’idrogeno ha anche diverse modalità di produzione, quelle che poi ne determinano il ‘colore’ con cui lo etichettiamo per distinguerlo. Il 99% dell’idrogeno prodotto oggi al mondo è grigio (ottenuto dal reforming del gas naturale), nero (gasificazione del carbone) e marrone (dalla lignite): è sporco, insomma, e per produrlo vengono rilasciate nell’aria grandi quantità di anidride carbonica.

 

 

 

UN GAP DA COLMARE Secondo l’Iea, la capacità di produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio è rimasta relativamente costante negli ultimi anni. E anche quella annunciata dai governi sembra poca cosa rispetto agli obiettivi dello Scenario di sviluppo sostenibile (Sustainable development scenario, SDS) dell’Agenzia internazionale per l’energia. Fonte:Iea.

 

 

L’idrogeno verde, l’unico totalmente pulito, viene prodotto con l’elettrolisi dell’acqua in un processo privo di emissioni ma che richiede grandi quantità di energia elettrica: per questo è il vettore perfetto per quella prodotta dalle rinnovabili. A metà strada tra grigio e verde c’è il blu: prodotto con processi convenzionali in impianti in cui viene però catturata e stoccata (e, in alcuni casi, riutilizzata) la CO2, attraverso i sistemi Ccus (Carbon capture utilization and storage). Una soluzione che piace molto all’Oil&Gas: l’ambasciatore principale del ‘blu’, in Italia, è Eni.

 

Il Ceo di Snam, Marco Alverà (che sulla ‘rivoluzione’ dell’idrogeno ha scritto un libro, e che sull’idrogeno sta imperniando il futuro della società del metano) in un’intervista su Skytg24 ha delineato quale potrebbe essere la roadmap dell’idrogeno fino al 2050: la priorità “è quella di sostituire l’idrogeno grigio con il blu e il verde, e poi, nel tempo, fare crescere il verde a scapito del blu”, che adesso “è più competitivo”. Ma, con lo sviluppo delle tecnologie, “sarà l’idrogeno verde ad essere un giorno più competitivo”. In questo quadro, sarà necessaria “tanta collaborazione fra Paesi. Non bisogna guardare oggi al colore dell’idrogeno, l’importante sarà spingere tutti nella stessa direzione: sostituire prima il carbone e il diesel, poi il gas naturale”.

 

Come è ovvio, dal punto di vista della sostenibilità ambientale non si discute quale sia la scelta migliore: ma arrivare a un utilizzo e a una produzione su larga scala dell’idrogeno verde richiederà del tempo. Perché, spiega Giulia Monteleone, responsabile del laboratorio ‘accumulo di energia, batterie e tecnologie per la produzione e l’uso dell’idrogeno’ dell’Enea, l’idrogeno verde è ad oggi economicamente non conveniente rispetto al grigio. “C’è una differenza di costo tra grigio e verde di almeno tre, quattro volte”.

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di gennaio 2021. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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