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Se la Cina chiude, di nuovo…

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variante coronavirus

(Luxuryandfinance.it) – È stata una valvola d’ossigeno durante il lockdown europeo, ha sostenuto il business di molti brand del made in Italy. Ma la Cina, il primo paese a decidere per la serrata totale e il primo a riaprire con fenomeni di revenge shopping che hanno aiutato i consumi, torna a preoccupare.

 

Con nuovi casi, 138 gli ultimi giornalieri registrati, e un morto per Covid nella provincia di Hebei. Non accadeva da otto mesi. Immediata la reazione delle piazze finanziarie cinesi con l’indice Composite di Shanghai che ha chiuso la seduta con un calo dello 0,91%, mentre il Component di Shenzhen ha lasciato sul terreno l’1,39%. L’Europa ha snobbato le notizie cinesi e ha terminato la giornata in verde, ad eccezione di Milano (-0,47%), sulla quale hanno pesato però maggiormente i problemi domestici, su tutto la crisi politica che ha fatto risalire lo spread tra Btp e Bund decennali a 120 punti base con un rendimento dello 0,63%.

 

Ma è evidente la preoccupazione per i 22 milioni di cinesi di nuovo in lockdown a Langfang, Shijiazhuang e Xingtai. Tutto questo si somma al fatto che sta per aprirsi la stagione del Capodanno, periodo di ricchi affari per la moda che potrebbero essere in qualche misura compromessi. Insomma, non c’è da stare tranquilli davanti a una ennesima situazione di incertezza. Il timore è che si ripeta la stessa scena dello scorso anno quando, per bloccare la diffusione del virus, le misure di contenimento messe in campo sono state importanti. Già nelle aree colpite dalla nuova ondata sono stati chiusi i negozi e i cittadini dovranno restare all’interno delle proprie abitazioni. E se anche i numeri di contagiati in Cina sono ancora molto bassi se confrontati con quanto sta accadendo nel resto dell’Europa, l’occasione delle feste, con i viaggi e i ritrovi familiari fa temere il peggio.

 

Insomma, la chiusura dei negozi potrebbe essere un nuovo colpo basso per il lusso. I ricavi di Salvatore Ferragamo nel primo semestre dello scorso anno si sono attestati a 166,7 milioni di euro in Asia (-39,9% rispetto ai 277,2 milioni di euro del primo semestre 2019). Moncler ha visto contrarsi il giro d’affari del 27% in Asia a 181,7 milioni di euro. Anche Tod’s ha lamentato una decisa contrazione nei primi sei mesi del 2020. Nella Cina Continentale i ricavi sono stati di 74,3 milioni di euro, in calo del 33,4%. Questi numeri, per altro, tengono conto del rimbalzo che è partito con la seconda metà di marzo, quando lentamente in Cina sono stati riaperti gli store. È chiaro che ripetere l’esperienza potrebbe essere difficile. Per usare un eufemismo.

 

Ciò detto, il lusso e la moda italiani in Borsa oggi hanno sofferto più che altro le problematiche interne e gli scenari che si prospettano con la crisi di Governo. Brunello Cucinelli ha lasciato sul parterre l’1,86%, Tod’s -0,91%, Moncler -0,77%, Ferragamo -0,13%. Positiva invece Aeffe, che ha guadagnato lo 0,13%. Vendite sul resto del comparto moda con Geox che ha ceduto il 2,89%, Ratti -0,68%. In rialzo Ovs (+1,3%). Questo l’andamento. Ma le case di moda stanno alla finestra, con una ‘certa’ preoccupazione.

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