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Curare il Mondo, il talk di MPW

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L’empatia, la speranza, le opportunità generate dalla paura, creata dalla pandemia, per la valorizzazione delle competenze, soprattutto femminili, riducendo sempre più il gender gap a livello professionale. Sono i temi principali dell’e-talk Come curare il Mondo, moderato da Alma Grandin (TG1 Rai), che ha visto protagonisti alcuni membri della comunità Most Powerful Women (MPW). Un dibattito sulle risposte ai cambiamenti di vita imposti dalla pandemia, che sta ridefinendo priorità, abitudini e obiettivi.

Il primo intervento è stato di Antonella Polimeni, da pochi mesi rettrice all’Università La Sapienza di Roma, una delle sette donne a capo degli atenei pubblici italiani (in totale sono 84): “E’ ancora poco ma il cambiamento comincia a vedersi, con effetti concreti in termini di partecipazione all’attività del Paese e presenza in ruoli apicali – spiega la rettrice dell’ateneo romano – ci sono passi in avanti, il riflesso della società che cambia, con una componente femminile più presente, un’accelerazione che riguarda la qualità e posizionamento delle donne in aziende, università, enti. A La Sapienza ci sono più studentesse, il 57%, arrivano con preparazione più alta, si laureano prima e con una performance migliore, ma ci sono meno docenti donne (40%), nelle 11 facoltà della Sapienza tutti i presidi sono uomini. Insomma, c’è tanta strada da fare. L’ottimismo viene dalla direzione che è giusta, in Italia c’è la prima presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, pochi giorni fa Kamala Harris ha giurato come vicepresidente degli Stati Uniti. Ma la battaglia sarà vinta quando una donna al vertice non sarà una notizia”. Sul compito delle università di preparare professioniste sempre più capaci di abbattere il gender gap e di essere decisive per le sfide del pianeta, anche in chiave sostenibile, la rettrice Polimeni indica le priorità: “Il rafforzamento dell’offerta formativa di qualità, non solo in ambito storico-filosofico, ma anche con corsi transdisciplinari su finanza, sostenibilità, etica e sviluppo. La missione dell’università è anche lavorare sulla dimensione etica, gli atenei come luoghi virtuosi per costruire un bagaglio di competenze per il futuro, personale e professionale. Lavoreremo anche per lo sviluppo dell’inclusione sociale, della diversità, sulla sostenibilità, tutela dell’ambiente, la crisi Covid-19 ha messo in evidenza le alterazione dell’ecosistema, abbiamo occasione di mostrare di aver capito la lezione, stimolo per nuova eticità personale e collettiva. Come ha detto Papa Francesco, nessuno si salva da solo”.

La pandemia non sarà solo l’occasione per la valorizzazione delle competenze femminili. In generale l’uomo potrebbe rivedere modelli, stili di vita improntati all’egoismo. “La pandemia è il culmine della vulnerabilità, che è qualcosa che noi abbiamo rimosso, per la dotazione ontologica dell’umano, per la hybris, l’arroganza, la tracotanza dell’individuo moderno costruito su mentalità maschilista e patriarcale, l’homo economicus che si impone su altri settori della vita, alla ricerca cieca del profitto – spiega durante l’e-talk Elena Pulcini, docente di Filosofia Sociale all’Università di Firenze – abbiamo vissuto la deriva del capitalismo predatorio, senza etica, come avrebbe detto Max Weber. L’homo faber ha perduto il contatto con scopo e senso dell’agire e così la capacità di prevedere, costruire e anche di immaginare il futuro. La paura è la passione che può paradossalmente aiutarci, interrompere questa arroganza dell’uomo, che ci riconsegna alla vulnerabilità, non deve diventare panico e angoscia paralizzante ma invece è uno strumento per impedire che riemergano le patologie della nostra società, infantilismo, uso distorto della parola libertà, edonismo. Dobbiamo mobilitare altre passioni, che fanno parte del nostro patrimonio, le passioni empatiche, come l’attenzione, la compassione e la gratitudine, che nascono dall’empatia, ovvero metterci nei panni degli altri. Ma serviranno anche l’indignazione e la vergogna per quello di brutto che che ci circonda”.

Torna sull’empatia, sulla cura reciproca mostrata da migliaia di italiani durante le ondate da Covid-19 e sull’occasione di liberarsi dalle passioni tossiche anche Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia della Vita: “Le passioni sono scomparse, tranne quelle che per se stessi, ci serve un sogno per appassionarsi, non ci si indigna più per nulla, per la guerra del Vietnam si sviluppò un indignazione collettiva, oggi non avviene neppure per gli oltre 80 mila morti per il Covid-19, non ci sono sogni che uniscono le generazioni, dobbiamo moltiplicare le passioni per il bene di tutti. Durante la pandemia si è sviluppato anche un diffuso senso di solidarietà, uomini e donne che hanno aiutato gli altri, segni di speranza, ma è indispensabile che un solidarismo universale si diffonda in tutto il pianeta, le nostre libertà sono cooperanti per il bene comune, per vincere l’individualismo che è espressione del capitalismo impazzito. La vita di ognuno dipende dall’altro, siamo legati, è una realtà e deve diventare una scelta. E’ urgente comprendere che siamo tutti un’unica famiglia, i sovranisti sono negazione di questa consapevolezza che dobbiamo recuperare”.

All’e-talk di MPW è intervenuta anche Barbara Saba, che fa parte del board di MPW ed è direttrice generale della Fondazione Johnson & Johnson, analizzando l’importanza di “curare il mondo” partendo dalle donne, dalla innata capacità di sostenere le persone, evidenziando anche il lavoro di molte associazioni civiche al femminile durante la pandemia: “Chi ha voluto fare qualcosa nella pandemia ha trovato il suo spazio per servire il prossimo, abbiamo bisogno di queste energie, è tempo di curare tutti insieme il mondo, la collettività. E la cura del mondo rimanda alle attività legate alle donne, assai più capaci di stare vicino alle persone, quest’anno si riemerge da una nuova realtà, contesto che possa diventare un’opportunità, anche per prendere nuove strade, nuove consapevolezze”.

 

 

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