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Draghi non potrà accontentare tutti

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Sta parlando poco, rispetto alle abitudini della politica. Ma sta parlando molto chiaro, rispetto alle stesse abitudini. Ha anche ascoltato più di quanto si potesse immaginare. Il secondo giro di consultazioni è servito a Mario Draghi a definire alcuni punti fermi del suo programma, senza ancora spingersi a ipotizzare la formula che sceglierà per il suo esecutivo. Rispetto al perimetro della maggioranza, che seppure con sfumature diverse Pd e Cinquestelle vorrebbero circoscritto, l’ex presidente della Bce tiene ferma l’indicazione ricevuta dal Capo dello Stato Sergio Mattarella: l’appello a sostenerlo è ovviamente rivolto a tutto l’arco parlamentare. Ma è evidente che non rinuncerà a formare il governo che, nella composizione e nei contenuti, riterrà il più adatto a raggiungere l’unico obiettivo per cui ha accettato l’incarico dal Capo dello Stato: incidere al punto da risollevare un Paese che attraversa una profonda crisi.

I titoli che stanno emergendo vanno in una direzione coerente. La scuola, i giovani e la parità di genere come priorità, il fisco progressivo (e il no alla flat tax e ai condoni), il sostegno alle imprese che non va confuso con i sussidi, la difesa di chi è in difficoltà attraverso la costruzione di nuove opportunità. E tutto nel quadro di uno slancio europeista senza precedenti, fondato su uno scambio alla pari: cessione di sovranità in cambio di un’Europa che si spenda per il futuro degli Stati membri.

A questa linea i partiti dovranno dire sì, molto probabilmente tutti a eccezione di Fdi, o no. La sintesi che farà Draghi non sarà negoziabile. Le consultazioni, il programma e la squadra di governo serviranno a definire una proposta chiara, che non potrà essere messa in discussione al primo vertice di una maggioranza talmente larga da non poter esprimere, su tanti temi divisivi, una posizione sola.

Servirà fiducia in un premier che assumerà su di sè la responsabilità di fare scelte e di prendere decisioni che non potranno accontentare tutti. L’ampia condivisione di questi giorni serve proprio a creare le condizioni per uscire dalla crisi politica con un governo forte. Draghi è convinto che le possibilità di costruirlo forte ci siano e che dipendano, insieme, dalle personalità che lo comporranno e dalla capacità che avranno di attuare, rapidamente, un programma ambizioso ma concreto. Negli anni, soprattutto quelli passati alla guida della Bce, Draghi ha puntato su tre fattori chiave, che ha più volte pubblicamente richiamato: la competenza, il coraggio, l’umiltà. Sono le stesse caratteristiche che cercherà nei sui ministri e che pretenderà dal suo governo. Alla maggioranza che lo sosterrà chiedere invece essenzialmente uno sforzo nuovo per le abitudini di questa politica, la lealtà.

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