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Coronavirus, Draghi cerca il giusto equilibrio

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Aprire, chiudere, trovare il giusto equilibrio. Il dibattito intorno alla gestione delle misure restrittive per il Coronavirus finisce sempre nello stesso angolo: da una parte chi aprirebbe tutto, e comunque, perché deve venire prima l’economia; dall’altra, chi chiuderebbe il più possibile, perché prima di tutto viene la salute pubblica. In mezzo, e ora tocca al governo Draghi, c’è chi deve prendere le decisioni. Non facili, come non facili sono state quelle, giuste e sbagliate, prese dal governo Conte.

L’altro tema di discussione riguarda la natura, tecnica o politica, delle decisioni. Su questo piano, va fatta una premessa. Le scelte che incidono sulla vita economica e sociale del Paese sono tutte profondamente politiche. Il che non vuol dire necessariamente sottostare alla puntuale bagarre tra i partiti, quasi sempre in cerca di consenso di breve termine. Poi, c’è la posizione degli scienziati. Quando si parla di emergenza sanitaria, e dell’evoluzione continua delle varianti del Coronavirus, il punto di partenza della discussione, e anche quello di arrivo, non possono che essere le valutazioni tecniche. Ecco perché anche Draghi, fatte tutte le valutazioni del caso, non può che prendere decisioni coerenti con le indicazioni che arrivano dal Comitato tecnico scientifico. Quello che il nuovo premier può fare, però, è muoversi su una linea coerente e con tutti gli strumenti utili a limitare i danni.

Il Cts, in queste ore, non nasconde la sua preoccupazione per il rialzo dei contagi e soprattutto per le prospettive che lasciano ipotizzare che entro la prima metà di marzo la variante inglese del Coronavirus, più contagiosa del 38 per cento, possa diventare prevalente. Per questo, suggeriscono estrema prudenza per eventuali riaperture di attività. Come dimostrano i numeri e i focoloai che si stanno riaccendendo, il rischio è evidentemente concreto.

La sfida per Draghi è trovare un difficile equilibrio: tenere sotto i controllo i contagi, intervenendo lì dove è necessario, garantendo dove è possibile le condizioni per far ripartire le attività. E potenziando la campagna vaccinale con tutte le risorse disponibili. Vista la larga e variegata maggioranza che lo sostiene, ha bisogno però anche della collaborazione, meno disordinata possibile, delle forze politiche. Sarebbe auspicabile, per iniziare, che si contribuisse alle decisioni, senza poi contestarle puntualmente.

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