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Green bond, la via finanziaria allo sviluppo sostenibile

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E’ arrivato il primo green bond italiano. E il suo debutto è stato un successo: la domanda ha superato gli 80 miliardi di euro, prosciugando gli 8,5 miliardi messi in gioco, con un rendimento all’emissione contenuto all’1,543%. Il buon risultato del Btp green (i Buoni poliennali del tesoro) – che hanno la scadenza fissata al 30 aprile 2045 – lascia immaginare che si punterà molto su di loro, anche se questa possibilità rimane legata alle condizioni di mercato; e anche che nel prossimo futuro potrebbero essere rivolti ai ‘semplici’ risparmiatori (ai quali al momento è concessa sì la possibilità di acquisto ma soltanto, attraverso le banche, sul mercato secondario).

Il nuovo Btp Green – viene spiegato dal ministero dell’Economia – è il titolo di Stato dedicato al finanziamento delle spese sostenute dallo Stato a positivo impatto ambientale, e contribuirà “agli obiettivi ambientali e alla più ampia strategia di sostenibilità dell’Italia”.

Essere ‘amici-del-clima’ in questo particolare frangente storico fa gola a molti. E il mercato finanziario lo sa bene. Sta guardando con interesse sempre più crescente alle emissioni verdi. Certo per il nostro Paese è stato utile, e provvidenziale, che arrivasse Mario Draghi a bollinarlo. Ma non fondamentale. Il profumo era infatti nell’aria da tempo. Molti si sono svegliati al suono battuto dall’incedere dei cambiamenti climatici che scandiscono le ferite del Pianeta. Un risveglio che servirà, si spesa, per cambiare rotta e guardare alla decarbonizzazione del sistema economico. Basti pensare che il colosso dei fondi di investimento BlackRock ha ampliato il suo portafoglio a attività che hanno l’anima piantata proprio nel cuore dello sviluppo sostenibile.

Stesso discorso vale per le grandi banche centrali: Bce in testa con la presidente Christine Lagarde che ha di recente sollecitato proprio “le Banche centrali a contribuire alla battaglia contro i cambiamenti climatici, a saperne comprendere i rischi e a sfruttarne le opportunità”. Non si è fatta attendere la Banca europea per gli investimenti, con una linea di credito dedicata. Così come la stessa Banca d’Italia che tanto per esser chiari – nella prefazione al Rapporto Ambientale 2020 – parla della necessità di accrescere la “resilienza” e di ridurre “l’impatto dell’economia sull’ambiente”: per la “ripartenza” dopo l’emergenza sanitaria da coronavirus sono necessari “modelli di sviluppo e stili di vita più sostenibili”, ed è per sostenere questo modello che “le banche centrali devono dare il loro contributo per aiutare il sistema finanziario a comprendere i rischi e le opportunità di questa trasformazione, accrescendone la stabilità”.

L’Italia non è il primo Paese a lanciare i Btp green ma il suo esordio sul mercato delle emissioni verdi segna un record per l’Ue. L’operazione è stata già portata avanti in Francia, Belgio, Irlanda, Paesi Bassi, Germania, Svezia. Eppure con i Buoni ‘amici-del-clima’ italiani ci si affaccia per la prima volta sul Mediterraneo, attirando le attenzioni della sponda opposta, e rendendo il nostro Paese pietra di paragone fondamentale viste le grandi dimensioni del debito italiano. E non finisce qui. Siccome quel profumo è piuttosto intenso, S&P Global prevede che “almeno sette governi busseranno al mercato dei green bond nel 2021”, soprattutto per finanziare investimenti legati agli impegni presi a livello internazionale sul clima, primo tra tutti riuscire ad avvicinarsi alle promesse contenute nell’Accordo di Parigi. La stima delle emissioni totali si aggira intorno ai 31 miliardi di dollari; in questo modo lo stock di green bond di tutti i 17 Paesi che hanno messo sul mercato questo tipo di obbligazioni arriverà a sfiorare i 115 miliardi di dollari.

Ma quella che ormai abbiamo imparato a chiamare ‘transizione ecologica’ – che da pochi giorni ha anche la sua casa nel nuovo ministero istituito dal governo Draghi – non è soltanto il passaggio formale. Se vogliamo istituzionale. Anche perché insieme con la sua nascita, che sdogana definitivamente la necessità politica di un cammino obbligato verso lo sviluppo sostenibile, arriva il Comitato ad hoc guidato proprio dal premier, e che tiene insieme oltre al dicastero di Roberto Cingolani, anche il ministero dell’Economia, il ministero dello Sviluppo, il ministero delle Politiche agricole, il ministero della Cultura, e il ministero (fresco di nuova denominazione in chiave post-moderna) delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili, con a capo una personalità di indiscussa autorevolezza, come Enrico Giovannini, su questi temi.

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