La guerra della pesca, il passo indietro della storia

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Enel 2022

Due mari molto frequentati e anche strategicamente rilevanti: il Mar libico e la Manica. Fatti diversi ma con un denominatore comune: ‘una guerra della pesca’ dal sapore antico e rivisitata in chiave contemporanea che rappresenta un passo indietro nella storia. Da una parte la difficile gestione del Mediterraneo meridionale, con la Marina libica che torna a sparare su due pescherecci italiani; dall’altra, effetto perverso di Brexit, una contesa fra Francia e Gran Bretagna che, dopo le proteste dei pescatori francesi per l’accordo tra Ue e Regno Unito che li penalizza, fa salire la tensione al punto da coinvolgere le navi militari di due Paesi che erano la culla dell’Europa.

Su tutti e due i fronti, è la difesa dei confini o di uno spazio di manovra a prevalere sul resto. Ci si difende, ci si chiude. E si spara. E le conseguenze sul piano economico sono sempre più consistenti. La circolazione delle merci, così come la libertà di pescare dove si è sempre pescato, incidono a maggior ragione nel momento in cui, con la pandemia Covid che sembra lentamente lasciare terreno alla ripresa economica, gli sforzi di tutti andrebbero concentrati nel tentativo di mettersi alle spalle uno dei peggiori periodi della storia recente.

Invece, questione geopolitiche irrisolte, con la Libia che resta terra di gravi conflitti e contraddizioni, e la pessima gestione degli accordi post Brexit ostacolano anche un’attività economica come la pesca, da sempre espressione di rappporto diretto con il territorio. Il fatto che il mare torni ad essere elemento di contesa tra parti contrapposte è altrettanto significativo.

Vuol dire che la questione libica è tutt’altro che risolta. E se gli sconfinamenti dei pescherecci siciliani in acque libiche non sono certo una novità, l’aggressività delle risposta libica è proporzionale al livello di tensione nell’area.

Vuol dire, dall’altra parte, che gli accordi diplomatici post Brexit non funzionano o che hanno delle lacune. Le nuove condizioni che limitano le attività dei pescherecci europei nelle acque britanniche imposte dal Regno Unito, secondo la Francia e secondo la Commisione Ue, non rispettano le disposizioni dell’accordo post Brexit sulla pesca. E per questo, fino a quano le autorità britanniche non avranno fornito giustificazioni sufficienti, non andrebbero applicate. Si chiede, un’applicazione rapida e completa dell’accordo. La questione dell’accesso dei pescatori francesi alle acque britanniche e delle licenze applicate dall’isola di Jersey nel Canale della Manica continuerà a far discutere.

L’accordo, in vigore dal 1 gennaio 2021, prevede un periodo di transizione fino all’estate del 2026, quando i pescatori europei rinunceranno al 25% del pescato nelle acque britanniche, l’equivalente di 650 mln di euro all’anno. L’intesa prevede poi una rinegoziazione annuale. Fino al 2026, i pescatori Ue mantengono l’accesso garantito alle aree tra le 6 e le 12 miglia nautiche al largo della costa britannica, zona nota per l’abbondanza di pesce e per la tranquillita’ della navigazione. Tuttavia, devono richiedere nuove licenze. Governo e pescatori francesi, ora, sostengono che Londra si stia allontanando dall’accordo post-Brexit, inasprendo le condizioni per l’ingresso dei pescatori Ue nelle acque britanniche, tanto che per la prima volta la settimana scorsa sono stati ristretti i giorni di accesso autorizzato.

 

 

Leggi anche

BITPANDA
INFRATEL

Ultim'ora

Fortune Italia
ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.

Fortune Italia