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Startup, ecco i 10 punti deboli che allontanano gli investitori

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Informazioni poco chiare, numeri fantasiosi, mercato troppo piccolo, lentezza nella scalabilità. Questi sono alcuni dei motivi per cui gli investitori fanno marcia indietro quando si tratta di investire in una startup.

“Sui conti bancari italiani è presente una liquidità immobilizzata che ha superato i 1700 mld di euro. Eppure, dall’altra parte esiste un’economia reale composta da startup e pmi innovative che non riesce a trovare i fondi necessari per poter crescere ed evolversi”. A dichiararlo è Lorenzo Ferrara, Presidente e co-founder di Open Seed, veicolo d’investimento nato nel 2016, con lo scopo di sostenere startup a elevato potenziale di crescita, attualmente in crowdfunding su CrowdFundMe.

Investire nelle aziende più promettenti quando sono ancora nelle prime fasi della propria vita, è il compito di Open Seed. Un lavoro non facile che richiede capacità di selezione. Il presidente della società spiega quali sono i 10 motivi che più spesso fanno fare marcia indietro a un investitore quando si tratta di investire in una startup.

Mettere nero su bianco

“Qualche startup ci contatta senza dirci nulla dell’idea o del business, ma chiedendo subito un appuntamento per raccontarci tutto a voce”, spiega Ferrara. Impegnarsi mettendo nero su bianco un progetto per spiegarlo è un passo fondamentale per iniziare un dialogo con gli investitori.

Prima di parlare serve un Nda?

Si tratta di un atteggiamento che indica chiusura. Eppure, ci sono casi di startup che pretenderebbero di far firmare un Nda a chiunque fosse disposto ad ascoltarle. “Non c’è idea che tenga senza un buon team alle spalle”, aggiunge Ferrara.

Numeri fantasiosi

È noto che il business plan di una startup early stage è un grande esercizio di stile. Ma indicare numeri falsi relativi a un fatturato che non esiste, solo per ingolosire l’investitore, è uno dei primi motivi per fare un passo indietro.

“Lavoriamo altrove ma se troviamo i fondi ci dedicheremo al progetto”

Un cliché fin troppo diffuso. Costruire un progetto da zero è faticoso e rischioso, ma non può essere fatto nei ritagli di tempo libero. Non dedicarsi a pieno alla propria startup, significa che non crederci fino in fondo. Difficile che poi possa crederci un investitore.

Scalabilità limitata

Una startup si differenzia da qualsiasi altra impresa per la sua capacità di crescere in maniera esponenziale. “Se individuiamo un elemento che rallenta o blocca la scalabilità, per esempio richiede una consulenza professionale per ogni nuovo cliente”, dice Ferrara, “facciamo marcia indietro”.

Limiti del team

La composizione del team è fondamentale, secondo Open Seed. Una squadra composta solo da tecnici senza co-founder con competenze in marketing e sales parte con delle difficoltà evidenti perché non sarà in grado di pianificare una strategia di vendita e di promozione/creazione del proprio brand.

Stipendi stellari

Tutte le startup hanno bisogno di fondi. Saperli amministrare bene è un’altra cosa. “Quando ci rendiamo conto che i founder si attribuiscono stipendi importanti già durante la fase di pre-seed, quando cioè la startup non sta ancora fatturando nulla”, commenta il presidente di Open Seed, “capiamo che per noi non va bene”.

La startup che non decolla

Se la fase di startup dura già da oltre un paio di anni e il business non decolla, forse ci sono problemi a monte che per un investitore non vale la pena affrontare.

Mercato troppo piccolo

Ci sono idee buone e team eccellenti che però decidono di lavorare all’interno di un mercato di riferimento troppo di nicchia o comunque troppo limitato che non offre margini di crescita. “In quel caso si potrà creare un’ottima azienda, ma non è una startup sulla quale noi punteremmo”, afferma Ferrara.

Un business model troppo lento

La velocità di esecuzione è uno dei fattori che connotano una startup. Il mercato è in continua mutazione e quello che funziona adesso, potrebbe non avere lo stesso successo fra un anno.

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