Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
SAS

Gender gap, Maria Cecilia Guerra: Serve svolta radicale

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
maria cecilia guerra

Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria al ministero dell’Economia, parla del bivio sul gender gap. La versione completa di questo articolo, a firma di Morena Pivetti, è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno 2021.

O SI VA AVANTI OPPURE SI TORNA INDIETRO. Vie di mezzo non ce ne sono, la pandemia e i suoi effetti sulle donne, sulla loro partecipazione attiva al mercato del lavoro – quello retribuito, fuori casa, perché al lavoro di cura non ci si sottrae – segna un momento di frattura che rende indispensabili “cambiamenti radicali”.

“L’aiuto monetario, i voucher, i bonus, gli sgravi contributivi e gli investimenti in infrastrutture sociali, che pure non saranno pochi, non bastano. Occorre aggredire l’organizzazione della società, cambiare nel profondo la cultura del Paese”. Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria al ministero dell’Economia e delle finanze, torna a più riprese su questo concetto, a sottolineare l’urgenza di una rivoluzione delle coscienze.

Con la stessa ferma consapevolezza, del Piano nazionale di ripresa e resilienza dice: “È un’occasione importante, va nella giusta direzione, ma è da costruire. L’aver adottato un asse trasversale di valutazione dell’impatto di genere sugli interventi è il primo passo. L’esito positivo è legato al monitoraggio e alla verifica costante della sua attuazione”. Che ricorda il celebre detto di Massimo D’Azeglio, all’indomani dell’Unità d’Italia, “fatta l’Italia, dobbiamo fare gli italiani”.

“Diversamente dalle crisi precedenti, penso al 2008, la recessione generata da Covid-19 ha avuto effetti differenziati su uomini e donne – argomenta Guerra – si è tradotta in una significativa perdita di posti di lavoro nei settori dominati dalla presenza femminile, sanità, ristorazione, commercio al dettaglio, turismo e anche lavoro domestico, e dove le condizioni contrattuali sono più precarie. Tanto che in inglese si è coniato un nuovo termine, she-session, invece di recession”.

Le percentuali che la sottosegretaria cita sono impressionanti: nella Ue la disoccupazione femminile è cresciuta del 20,4% (contro il 16,3% di quella maschile) ed è calato il numero di ore lavorate, in Italia il 70% della perdita occupazionale registrata a dicembre 2020 sul 2019, pari all’1,9%, è costituita da donne mentre il loro tasso di occupazione si attesta al 49%, 18,2 punti percentuali in meno degli uomini. Nel Mezzogiorno l’occupazione femminile persa nei primi tre trimestri del 2020 è superiore a quella creata negli ultimi undici anni.

“Ancora, diversamente dalle altre crisi, le più colpite sono le madri lavoratrici, in particolare con figli piccoli – continua la sottosegretaria – il cui tasso di occupazione è sceso dell’1,9% rispetto al -1,7% delle donne senza figli, i guadagni accumulati dalle prime fino al 2019 sono stati annullati dalla pandemia. Delle 249mila donne che nel 2020 hanno perso il lavoro per mancato rinnovo del contratto o abbandono, 96mila sono madri con figli minori, 4 su 5 con piccoli in età prescolare”.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno 2021. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

SAS ARTICOLO
SAS
Microsoft Banner Articolo
Innova Finance
dhl

Leggi anche

SAS
dhl
anima 2
data factor

I più letti