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L’ultimo grido di Apple è la musica spaziale

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Ecco l’ascolto di brani e album in 3D, utilizzando gli AirPods (a breve sul mercato la terza edizione) nei vari modelli e le cuffie Beats. L’ultimo grido di Apple, la musica spaziale. Il progresso, la radicalizzazione del concetto di musica liquida, passato attraverso il boom dello streaming. Apple Music, Amazon Music Unlimited, Spotify, Deezer. Cataloghi da decine di milioni di brani, abbonamento a costo abbordabile. L’80% del fatturato musicale, almeno in Italia. E per i nostalgici, in attesa del ritorno di moda dei cd, c’è in ogni caso il vinile, vendite +121% nel primo trimestre in Italia rispetto all’anno precedente, che rappresenta l’11% del mercato musicale italiano. Ma, pochi giorni dopo il Music Day che si è celebrato il 21 giugno, vale la pena ricordare come si è arrivati dalla musicassetta all’ascolto delle canzoni in modalità wireless.

IL WALKMAN POI IL PORTA-CD

Il primo passo verso la rivoluzione copernicana della musica si è avuto nel luglio del 1979 con l’ingresso sul mercato giapponese del walkman, targato Sony, poi in produzione sino al 2010. La musica usciva da casa sulle sue gambe. Si poteva portare ovunque, ascoltare ovunque. Per i critici, l’inizio del processo di alienazione dell’individuo, dell’antisocialità. Quattrocento grammi di peso, due pile stilo, il walkman divenne un must presto negli Stati Uniti, in Europa, con beneficio anche per il mercato delle musicassette, lanciate dalla Philips nel 1963. E cinque anni dopo il lancio del walkman, l’ascolto dei brani non legato a un luogo fisico si rafforzava con il porta-cd, il modello D-50 sempre con la griffe della Sony, che ha dominato il mercato degli anni Ottanta.

LA RIVOLUZIONE COPERNICANA, L’MP3

Nel 1998 è arrivato l’mp3. Nulla più è stato uguale a prima. I brani uscivano fisicamente da cd e musicassette, diventavano intoccabili. L’esordio della musica liquida con il lettore, l’MPMan F10: scatoletta nera, un piccolo display a cristalli liquidi. Negli Stati Uniti costava 250 dollari, memoria da 32 megabyte, ospitando una decina di canzoni. E il sentore, per gli appassionati del profumo delle copertine dei dischi o dei cd, che tutto, da dischi ai negozi, stia diventando obsoleto. L’anno dopo ecco Napster, che con la diffusione illegale di migliaia di brani ridusse in poltiglia l’industria discografia, finendo in tribunale per la violazione del diritto d’autore. Sul mercato comparve l’iPod, prodotto da Apple. Il lettore più famoso: una rotella centrale con cui navigare tra le tracce e il display con il fondo bianco e lo spazio per circa 50 album musicali. La chiusura di Napster, due anni dopo, non fermò la pirateria: Emule, Kazaa, DirectConnect, scambio di contenuti coperti da diritti d’autore. E in ogni caso, la tecnologia avanzava e l’industria della musica non trovava risposta che nei tribunali.

IPHONE, AIRPODS, IL TRIONFO DEL TECH

Il progresso non conosce pause. Si corre, la musica si scompone, si dilata nelle dimensioni e così per sei anni, fino all’ultima fermata della tecnologia: il 9 gennaio 2007 Steve Jobs lancia l’iPhone. Il primo cellulare per telefonare e per scaricare musica. Il download su iTunes, l’aperitivo della diffusione dello streaming, della musica in pochi clic. Sino, nelle varie evoluzioni di smartphone, tablet e strumenti per ascoltare i brani, agli AirPods, la musica nelle orecchie senza fili, sempre con la griffe di Apple, sul mercato dal 2017.

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