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E se fossero i robot a salvare l’Adriatico?

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Si chiamano Swamp, Korkyra, Smart Budy, nomi che non fanno immediatamente pensare, a chi ha vissuto la stagione dei Goldrake e dei Mazinga, agli eroici Robot dotati di poteri incredibili. E invece saranno proprio loro, “armati” di sensori high-tech e completamente automatizzati, i nostri grandi alleati nella battaglia per salvare il Pianeta e, soprattutto, i mari. A partire dall’Adriatico.

Esplorare i fondali, identificare le particelle di micro-plastica che infestano i mari, monitorare la quantità di alghe nelle gabbie per acquacoltura, ripulire le chiazze disperse di petrolio. Sono solo alcuni degli innumerevoli impieghi dei cosiddetti robot salva-mare. Alcuni di questi sono già utilizzati con successo nel Mediterraneo, ma molti altri stanno per arrivare sul mercato, spinti dalla crescente domanda degli operatori per tecnologie subacquee in grado di operare da remoto e con maggiore efficienza, tagliando tanto le emissioni di CO2 che i costi correlati all’impiego di navi di supporto e di personale addetto, ciò che finora ha garantito in qualche misura il controllo di qualità dei mari.

La robotica e la tecnologia sensoristica avanzata possono, insomma, fare tanto per aiutarci a controllare l’ambiente in maniera non invasiva e più sostenibile di quanto l’uomo, da solo, non sia stato in grado di fare finora. Ed è proprio su questo tipo d’innovazione e sui processi per facilitarla – coinvolgendo tutti gli attori in campo, anche di paesi diversi (pubbliche amministrazioni, privati, istituti di ricerca e università) – che sta scommettendo l’Ue. Per averne un’idea, basti ricordare che al capitolo del bilancio per la “Blu Economy”, l’economia del mare alimentata da modelli di business sostenibili, Bruxelles destinerà ben 6,14 miliardi di euro anche nel periodo 2021-2027, dopo aver finanziato cospicuamente numerosi progetti per attuare la Strategia UE per lo Sviluppo Sostenibile nell’esercizio 2014-2020. Progetti che oggi, nonostante l’emergenza sanitaria e l’inevitabile rallentamento dei lavori, stanno finalmente dando i loro frutti. Questo è il caso di InnovaMare, un progetto strategico di cooperazione transfrontaliera Italia-Croazia, lanciato poco più di un anno fa con l’ambizioso obiettivo di costruire un ecosistema dell’innovazione applicata alla robotica e alla sensoristica subacquea per combattere l’inquinamento dell’Adriatico.

Con una dotazione finanziaria di 5,6 milioni di euro del Fondo Ue di sviluppo regionale, InnovaMare – la cui durata prevista è di soli 30 mesi – sta dimostrando concretamente che la cooperazione allargata a soggetti non solo istituzionali, ma al mondo della ricerca e dell’impresa, italiani e non, può veramente fare la differenza nell’accelerare l’innovazione tecnologica mirata alla sostenibilità dell’Adriatico.

La conferma è giunta alla Fiera del Levante di Bari dove, dopo un anno d’incontri virtuali, si sono finalmente confrontati dal vivo i partner e gli stakeholder di questo Progetto Ue: un consorzio di 14 soggetti che include, tra gli altri, l’agenzia regionale pugliese per l’innovazione tecnologica (ARTI), Unioncamere Veneto, la Camera croata per l’economia, le Università di Zagabria, Dubrovnik, Trieste, il Politecnico di Bari, CNR-Ismar (Istituto di Scienze Marine) e l’Istituto d’Ingegneria del Mare (INM).

Dopo lo studio, le tavole rotonde e la necessaria mappatura delle eccellenze imprenditoriali e accademiche sulle due sponde dell’Adriatico, la tre-giorni di workshop che si è appena conclusa, ha segnato un indubbio passo avanti del progetto: la presentazione di due nuovi prototipi di robot amici del mare, già testati dai ricercatori al largo di Venezia e Spalato, su cui le aziende del settore sarebbero già pronte a scommettere.

SWAMP (Shallow Water Autonomous Multipurpose Platform), è un piccolo catamarano telecomandato, modulabile e riconfigurabile, progettato per navigare in aree remote e in acque basse, e attrezzato con tecnologie innovative per il monitoraggio e il rilevamento dei rifiuti in mare. E’ frutto della collaborazione tra la Facoltà di Ingegneria Elettrica e Informatica (FER) dell’Università di Zagabria, CNR-INM e CNR – Ismar e dopo esser stato testato nella laguna di Venezia, sarà al centro di una campagna di sperimentazione che interesserà, tra agosto e settembre, anche le zone costiere croate.

Korkyra-Blueye Pro, è invece robot combinato e “multiuso”, sviluppato dal team di ricercatori croati guidato da Fausto Ferreira del FER di Zagabria, composto da un veicolo per la navigazione autonoma, in superficie, assemblato a una componente subacquea per il rilevamento di alghe e di rifiuti negli impianti di acquacoltura. E’ in grado di identificare le quantità di ossigeno nelle gabbie e indicare quando la presenza eccessiva di alghe da inquinamento mette a rischio la sopravvivenza del pescato. “In questo modo – spiega Ferreira – contribuisce sia al monitoraggio dell’inquinamento marino che al miglioramento dell’efficienza della gabbie per acquacultura”.

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