Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
pfizer

Eni, i profitti tornano ai livelli pre-Covid trascinati dall’upstream

Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su email
claudio descalzi eni

La ripresa della domanda di energia dopo l’anno dei lockdown si fa sentire sui conti di Eni. Nel secondo trimestre del 2021, infatti, i profitti dell’italiana sono tornati ai livelli pre-Covid. L’ebit adjusted di Gruppo segna un forte recupero: 2 miliardi nel secondo trimestre rispetto alla perdita di 0,4 miliardi dello stesso periodo 2020 (3,4 miliardi nel primo semestre con un incremento di 2,5 miliardi).

L’utile netto adjusted si attesta ai livelli pre-covid: 0,93 miliardi nel trimestre e 1,20 miliardi nel semestre in netto miglioramento rispetto alla perdita del 2020, con una variazione rispettivamente di +1,6 e +1,9 miliardi, per effetto della migliore performance operativa e della normalizzazione del tax rate (58% nel semestre) “dovuta al miglioramento dello scenario upstream e alle migliori previsioni reddituali delle attività green in Italia”, dice Eni.

Il risultato di Gruppo rispetto al 2020 è stato trainato dal petrolio: c’è stata una forte performance della E&P, che sta per exploration and production, ovvero il segmento upstream dell’Oil&Gas che include le fasi di ricerca, esplorazione, perforazione ed estrazione. È stato registrato un Ebit 1,84 mld di euro, in aumento di 2,6 mld grazie alla ripresa dello scenario energetico e ai minori costi, nonostante la produzione sia scesa di 132 mila boe/giorno (impattata, dice Eni, principalmente dalle manutenzioni).

Migliora anche il dividendo. Il cda di Eni, “avendo valutato il miglioramento dei fondamentali dello scenario energetico e le prospettive di evoluzione del mercato, ha deliberato uno scenario di riferimento Brent di 65 $/bbl che in funzione della politica di remunerazione degli azionisti, approvata il 18 febbraio u.s., ha determinato un dividendo annuale nell’esercizio fiscale 2021 di euro 0,86/sh1”. Una crescita di oltre il 100% rispetto al 2020 e un altro ritorno a livelli pre-COVID, con l’avvio “di un programma di buy-back da 400 milioni di euro”. L’acconto sulla cedola, da 0,43/sh, verrà distribuito a settembre.

Nel 2021 la produzione di idrocarburi 2021 è confermata a circa 1,7 milioni di boe/giorno. La produzione nel terzo trimestre è attesa a 1,68 milioni di boe/giorno, secondo l’outlook per il 2021 di Eni.

Le parole di Descalzi

”Nel secondo trimestre del 2021, Eni ha conseguito risultati eccellenti superando il consensus di mercato di tutti i business e confermando il progressivo trend di recupero già in atto da tre trimestri”, ha detto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, commentando i dati approvati dal cda. “In un contesto economico più favorevole e uno scenario energetico con fondamentali migliorati, il Gruppo – dice Descalzi – ha registrato 2 miliardi di euro di Ebit e 0,93 miliardi di utile netto, con un incremento di 1,6 miliardi rispetto al secondo trimestre 2020. Il risultato è stato trainato dalla robusta performance di E&P che ha conseguito un ebit di 1,84 miliardi, in aumento di 2,6 miliardi rispetto allo scorso anno”.

L’Ad sottolinea anche l’andamento del business retail recentemente unito a quello rinnovabili attraverso Eni gas e luce & Rinnovabili. Numeri che pesano molto meno dell’estrazione sul bilancio di Eni, ma in forte crescita: l’Ebit è di 70 milioni, in crescita di circa 50 milioni rispetto al secondo trimestre 2020 “grazie alla espansione della base clienti e dei nuovi servizi a valore aggiunto”.

“I risultati finora conseguiti – sottolinea l’ad – i progressi nell’implementazione della nostra strategia e le previsioni sulla gestione ci consentono, allo scenario di riferimento Brent di 65 $/bbl, di riportare il dividendo 2021 al livello pre-COVID di 0,86 euro per azione, ed avviare un programma di buy-back da 400 milioni per i prossimi sei mesi”.

“Nelle rinnovabili abbiamo ampiamente superato il nostro target al 2021 raggiungendo i 2 GW di potenza installata e in costruzione”, ricorda Descalzi. La capacità rinnovabile installata e in costruzione è in forte crescita, dice Eni, con target a fine anno pari a 2 GW, in significativo aumento rispetto alla precedente previsione di circa 1 GW. Grazie anche alle recenti acquisizioni, si stima che la capacità installata passi dal target iniziale di 0,7 GW a 1,2 GW a fine 2021.

Su Eni gas e luce & Renewables ci si aspetta un utile operativo adjusted di 350 milioni, con cash flow operativo di circa 400 milioni.

Intanto, “la Chimica ha conseguito i migliori risultati di sempre, con un ebit di circa 200 mln di euro in crescita di 270 mln”, dice l’Ad. Infatti sul Downstream si attende un utile operativo pro-forma a circa 400 milioni. La maggior parte del risultato è portato dalla Chimica la cui performance è prevista compensare i risultati della R&M con margini di raffinazione debolmente negativi. Sulla petrolchimica e la chimica da fonti rinnovabili ha pesato nuovamente la ripresa economica, il miglioramento dei margini dei prodotti e la performance di produzione che ha consentito di cogliere il rimbalzo della domanda, nonché il “contributo della chimica verde”, dice la società.

“La performance del business e la selettività negli investimenti ci hanno consentito di generare nel primo semestre 2021 un rilevante free cash flow di 1,82 miliardi dopo il finanziamento degli investimenti organici”, dice Descalzi.

Gli altri conti, dal gas all’esplorazione

Tra gli altri numeri di Eni, quelli riguardanti il gas. “Nonostante il confronto sfavorevole con il 2020, si registra un miglioramento rispetto al primo trimestre 2021 di: Ggp (Global Gas & LNG Portfolio, ndr) che con un ebit di 24 milioni, -106 milioni rispetto al secondo trimestre 2020, evidenzia un recupero di 54 milioni rispetto al primo trimestre; la contrazione degli spread del gas (PSV vs. TTF) è stata più che compensata dal buon risultato del business Gnl e da alcuni effetti positivi una tantum connessi a rinegoziazioni; R&M che con un ebit di 12 milioni, -151 milioni rispetto al secondo trimestre 2020, raggiunge il sostanziale breakeven con un miglioramento di 147 milioni sul primo trimestre per il parziale recupero dei volumi commercializzati grazie alla riapertura dell’economia. L’incidenza dell’olio di palma nella produzione di bio-diesel è stata ridotta di 10 punti percentuali sfruttando la flessibilità sui feedstock generata dall’avvio dell’impianto Biomass Treatment Unitdi Gela”, dice Eni.

Robusto, inoltre, è il flusso di cassa operativo (ante capitale circolante al costo di rimpiazzo) pari a 2,80 miliardi nel secondo trimestre a fronte di capex netti pari a 1,52 miliardi. Nel primo semestre è stato realizzato un flusso di cassa di 4,76 miliardi che ha finanziato capex netti di 2,91, invariati vs. il periodo di confronto, con un free cash flow ante circolante di 1,82 miliardi.

L’indebitamento finanziario netto ante Ifrs 16(una rendicontazione finanziaria internazionale) è in forte riduzione: 10 miliardi, -1,5 miliardi rispetto al 31 dicembre 2020.

Leverage in riduzione a 0,25 rispetto allo 0,31 a fine 2020. A maggio è stato pubblicato da Eni il primo Sustainability-Linked Financing Framework del settore O&G ed a giugno è stata lanciata la prima obbligazione sostenibile di 1 miliardo a fronte di una richiesta pari a 6 volte l’offerta iniziale.

Tra le previsioni sull’anno confermate da Eni le c’è lo spending organico per investimenti di circa 6 mld, di cui circa 4,5 miliardi nell’E&P e un target esplorativo annuale di circa 500 milioni di barili di scoperte. Per quanto riguarda il gas, l’utile operativo adjusted è previsto “quasi a breakeven”, nonostante il peggioramento dello scenario.

Microsoft Banner Articolo
Innova Finance

Leggi anche

TTG
ttg
servier box 2
data factor
omron
pfizer

I più letti