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Afghanistan, quanto pesano i soldi

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L’immagine dei Talebani è da sempre la stessa. Da decenni, non solo oggi che hanno ripreso il potere in Afghanistan. La definizione standard, usiamo quella di Wikipedia, esclude l’elemento economico: “I talebani, o talibani, sono un’organizzazione politica e militare afghana, a ideologia fondamentalista islamica, presente in Afghanistan e nel confinante Pakistan”. Oggi, Roberto Saviano in una lunga analisi pubblicata su Corriere.it aggiunge un elemento che troppo spesso viene sottovalutato. Scrive: “Non ha vinto l’islamismo, in queste ore, dopo oltre vent’anni di guerra. Ha vinto l’eroina. Errore è chiamarli miliziani islamisti: i talebani sono narcotrafficanti”. I Talebani, nella lettura di Saviano, sono narcotrafficanti. Dietro l’ascesa, il declino, la lunga guerra e oggi il rapidissimo ritorno al potere ci sono anche, se non soprattutto, i soldi. Il fattore economico pesa tantissimo. Più che in tante altre guerre sparse per il mondo.

La droga

Saviano descrive nel dettaglio quali sono i canali di diffusione dell’eroina, quali i mercati e chi li gestisce, focalizzando l’attenzione sull’economia illegale per eccellenza, quella della droga. E il valore economico dell’oppio afghano è potenzialmente infinito. Considerato, come rileva lo scrittore di Gomorra, che “se si leggono i report dell’Unodc, l’ufficio droghe e crimine dell’Onu da almeno vent’anni, troverete sempre lo stesso dato: oltre il 90% dell’eroina mondiale è prodotta in Afghanistan”.

Le armi

Si tratta, comunque, di una parte, seppure consistente, dei flussi di denaro che riguardano l’Afghanistan. Insieme alla droga si muovono le armi. In Afghanistan ce ne sono ovunque e di ogni genere. Esportate da tutti, a partire dai Paesi occidentali, in parte destinate all’evaporato esercito regolare afghano e quasi tutte finite sul mercato nero. Basta ricordare le conclusioni di un rapporto dell’Ispettorato generale per la ricostruzione dell’Afghanistan (Sigar), pubblicato nel 2014 dal Washington Times, secondo cui il Pentagono aveva perso le tracce di oltre il 40 per cento delle armi da fuoco fornite alla forze di sicurezza afghane per un valore di 626 milioni di dollari.

Le spese militari

I soldi sono anche significativi quando si deve andare a valutare lo sforzo militare occidentale in Afghanistan. Secondo l’Osservatorio sulle spese militari italiane Mil€x, a consuntivo, i 20 anni complessivi di presenza italiana nel Paese asiatico hanno comportato l’esborso di 8,7 miliardi di euro, dei quali ben 840 milioni relativi a contributi diretti alle Forze Armate afghane. La spesa degli Stati Uniti, secondo un rapporto della Brown University del 2019 (che include anche gli stanziamenti per il 2020) citato dalla Bbc, era pari a 978 miliardi di dollari. Sommando l’ultimo anno, la somma supera i 1000 miliardi di dollari.

Gli interessi di Cina, Russia e Iran

Il passo indietro della coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti, prima ancora che gli sviluppi di questi giorni riconsegnassero definitivamente l’Afghanistan in mano ai Talebani, ha cambiato radicalmente lo scenario. Russia, Cina e Iran, fin dall’annuncio del ritiro definitivo delle truppe voluto dal presidente Usa Joe Biden, hanno già preparato gli accordi che andranno a stringere sempre di più nei prossimi mesi. Le ambasciate a Kabul restano aperte e gli interessi economici nel cuore dell’Asia centrale ruotano intorno ai, tanti, soldi che possono generare. La Nuova via della Seta passerà per Kabul e Peshawar, in Pakistan, e le materie prime, a partire da rame e petrolio, sono un buon motivo per investire in Afghanistan.

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