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La svolta di Desigual, al lavoro 4 giorni

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Desigual ha scelto la riduzione della settimana lavorativa. E lo ha fatto in modo inequivocabile: il referendum interno indetto dall’azienda per i 500 lavoratori degli uffici centrali di Barcellona, ha registrato un’affluenza del 98%, ed il risultato finale ha superato di gran lunga la percentuale auspicata, raggiungendo una soglia di consenso dell’86%.

La votazione si è svolta in presenza presso gli uffici centrali, con supervisione notarile e mediante urne. Un team di portavoce, formato da 10 dipendenti eletti dai propri colleghi, è stato incaricato di gestire il processo, l’organizzazione ed il conteggio dei voti, che è stato realizzato in diretta, per garantire la massima trasparenza durante tutto l’iter.

La proposta di Meyer

Un mese fa, nel corso di una convention, Thomas Meyer, fondatore del noto brand spagnolo, ha proposto ai suoi dipendenti un radicale cambio di rotta: ridurre la settimana lavorativa a 4 giorni (da lunedì a giovedì), di cui uno da svolgere in smart working.

La misura, che riguarda circa 500 lavoratori degli uffici centrali (ad eccezione di quelli appartenenti all’Operations Team e a quello commerciale), comporterà dei cambiamenti nelle condizioni contrattuali dei dipendenti che ne beneficeranno, con una riduzione delle ore di lavoro settimanali da 39,5 a 34. Il che però implicherà anche una riduzione salariale del 13%, associata all’adeguamento delle ore. Per evitare un impatto eccessivamente pesante sulle buste paga, l’azienda ha deciso di assumersi la metà della riduzione, facendo in modo che ciascun dipendente abbiauna riduzione dello stipendio pari al 6,5%.

L’obiettivo, spiega Alberto Ojinaga, direttore generale di Desigual, è “migliorare la conciliazione della vita privata con quella professionale” promuovendo la flessibilità. Un nuovo approccio al lavoro, quindi, che presterebbe maggiore attenzione al dato umano, alle persone. E, anche, un tentativo di ripartenzadopo un 2020 che, a causa della pandemia, si è chiuso con una discesa delle vendite (a cui solo l’online ha dato un po’ di respiro) del 38,8%.

La reazione dei sindacati

La scelta referendaria era stata aspramente criticata dal sindacato spagnolo Unión General de Trabajadores. Javier González, responsabile commerciale di UGT, aveva definito il voto sulla riduzione della settimana lavorativa come “un articolo 41 camuffato”. Si riferiva all’articolo 41 dello Statuto spagnolo dei lavoratori, che dà al datore di lavoro la facoltà di modificare le condizioni di lavoro in presenza di comprovate necessitàeconomiche, tecniche, organizzative o produttive. L’accusa era, di fatto, di aver mascherato da referendum la necessità di cambiare le condizioni lavorative e contrattuali, attuando una campagna pro-sì interna aggressiva e pressante.

Anche perché, ai dipendenti in disaccordo con l’esito del voto, non resta ora che la rescissione del contratto. La stessa azienda ha ricordato tuttavia che, trattandosi di rescissione e non di licenziamento, questi ultimi sarebbero tutelati proprio dall’articolo 41 dello Statuto, che impone di indennizzare il lavoratore pagando un’indennità di 20 giorni per anno lavorato, con un massimo di 9 mesi.

Altra perplessità aveva suscitato la mancata convocazione di un tavolo di trattativa con i rappresentanti dei lavoratori, visto che nella sede di Desigual non esiste un comitato.

Nonostante le aspre polemiche, la percentuale di “sì”, alla fine, sembra aver smentito i timori dell’UGT – che pure ha contestato la scelta dei rappresentanti dei dipartimenti deputati al controllo dei voti, perché si sarebbero presentati di loro sponte anziché essere democraticamente eletti dai dipendenti, com’era invece stato previsto.

Le esperienze globali

In realtà, la virata di Desigual si inserisce in un più ampio quadro di esperienze ed esperimenti effettivamente globali, a cui la pandemia ha dato una significativa spinta in avanti.

Unilever in Nuova Zelanda ha messo in atto un programma che consente ai dipendenti di lavorare quattro giorni alla settimana e di scegliere come distribuire quelli di riposo. Anche Toyota, in Svezia, ha ridotto a 6 ore i turni di lavoro. In Giappone, Microsoft ha realizzato alcuni test, scoprendo che, chiudendo gli uffici il venerdì, la produttività dei lavoratori aumentava del 40%.

In Islanda, un altro esperimento condotto sul settore pubblico per quattro anni ha dato un risultato analogo: 2.500 lavoratori diReykjavík sono passati dalle 40 alle 36 ore di lavoro a settimana, in questo caso senza tagli allo stipendio. Stando a quanto emerso dal rapporto pubblicato a giugno, la produttività dei dipendenti pubblici coinvolti è rimasta costante o è addirittura aumentata. Questo perché, come dichiarato dagli stessi dipendenti islandesi, con la riduzione dell’orario lavorativo è diminuito anche lo stress e dunque il rischio burnout, grazie ad una più equa ripartizione del tempo tra lavoro e vita privata.

Anche in Italia ci sono esempi di aziende che hanno introdotto la settimana lavorativa corta, senza tagli agli stipendi: Carter & Benson, società milanese di head hunting e consulenza strategica e la campana Pa Advice, società leader nella consulenza strategica alla pubblica amministrazione, nella progettazione di soluzioni informatiche e nella digitalizzazione dei processi amministrativi.

La svolta operata da Desigual, quindi, appartiene a quello che la rivista Forbes ha definito, a ragione, un “dilagante movimento globale per la settimana lavorativa di quattro giorni”. E anche se la questione del taglio dello stipendio rimane sicuramente una partita aperta nella futura – e inevitabile – riorganizzazione delle aziende, sembra concretizzarsi sempre di più un processo di graduale redistribuzione del tempo e dell’energia tra vita privata e vita lavorativa, in un’ottica di equilibrio e maggiore attenzione al benessere e alla salute di chi lavora.

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