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No green pass, Paese ostaggio di una minoranza

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Il leader della Lega Matteo Salvini incontra il premier Mario Draghi e chiede una pacificazione nazionale. Aggiungendo che non si fida dei ministri del governo che sostiene. Alla Camera si consuma uno scontro tra il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e la leader di Fdi, Giorgia Meloni. Oggetto, il mancato intervento delle forze dell’ordine per fermare l’assalto guidato dai fascisti di Forza Nuova alla Cgil. La prima parla di esigenze di ordine pubblico, la seconda di ‘strategia della tensione’. Intanto, l’avvicinarsi del 15 ottobre, la data scelta per introdurre l’obbligo di green pass nei luoghi di lavoro, è segnato dalla protesta nei porti e dal rischio di stop dell’autotrasporto. Ci sono gli ingredienti per una paralisi del Paese, sostanzialmente ostaggio di una minoranza.

Il paradosso che si sta consumando è evidente. A Palazzo Chigi c’è un premier che sta rispettando le aspettative. I progressi nella campagna vaccinale hanno ridotto la pandemia Covid da emergenza assoluta a contingenza da gestire, l’utilizzo del green pass sta consentendo una ripresa quasi totale delle attività, le riforme a sostegno del Pnrr accompagnano una ripresa sopra le attese. Eppure, la tensione politica e sociale è salita sopra il livello di guardia. Colpa, soprattutto, delle strumentalizzazioni e della propaganda.

Ruotano tutte intorno al movimento no green pass. Una minoranza certificata nei numeri dei vaccinati e anche nelle formazioni che esplicitamente la sostengono. Il caso Forza Nuova è emblematico. Un gruppo dichiaratamente neofascista che si muove da sempre ai margini della società, andando a cercare di infiltrarsi laddove le sacche di disagio sono più permeabili all’indottrinamento squadrista. Poi ci sono i movimenti assimilabili al negazionismo no vax, da ‘IoApro’ alle Sentinelle della Costituzione, al gruppo Salviamo i bambini dalla dittatura sanitaria e il Fisi, il sindacato dei medici che non è d’accordo con il green pass. E ci sono dentro anche i sindacati di estrema sinistra, Usb e Cobas, anche loro in aperta contestazione dei sindacati confederali.

Quella contro il green pass sarebbe potuta rimanere una protesta legittima, non violenta, e isolata. Ma la radicalizzazione politica e sindacale, di segno opposto ma sostanzialmente allineata, rischia di far degenerare il quadro. E questo anche perché le due forze maggioritarie nel Paese, Lega e Fdi, una dentro e una fuori del governo, stanno scegliendo di rimanere su posizioni ambigue. Concedendo a una minoranza, numericamente marginale, un peso molto maggiore rispetto a quello reale. Per questo, il rischio è che possa realmente tenere in ostaggio un intero Paese.

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