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Mps e Unicredit, una trattativa quasi fallita

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C’è un elemento che ha reso da subito la trattativa tra Unicredit e il Tesoro per Mps diversa dalle altre. Era la consapevolezza di entrambe le parti che sarebbe stato difficile trovare un’alternativa. Sembrava poter portare a un accordo ma gli ultimi sviluppi sembrano allontanarlo. Sia le condizioni poste da Andrea Orcel sia la disponibilità del Mef ad assecondarle erano evidentemente legate alla necessità di trovare una soluzione in tempi stretti.

La scadenza del 27 ottobre, data in cui è fissata la riunione del cda della banca di Piazza Gae Aulenti per l’approvazione della trimestrale, è ormai vicinissima. E le indiscrezioni che si rincorrono in queste ore, ascoltando chi ritiene il negoziato ormai rotto e chi invece lascia ancora uno spiraglio aperto, possono essere anche funzionali agli ultimi rilanci utili.

Unicredit non vuole trascinare troppo a lungo un’operazione che ha senso solo nei tempi ipotizzati. Il governo ha l’obiettivo di uscire da Mps entro fine anno in linea con gli accordi presi nel 2017 a Bruxelles. Ma se Orcel è fermo sui paletti che ha posto – non consumare capitale proprio, acquisire solo la parte commerciale buona, ottenere un accordo sindacale sugli esuberi, lasciare fuori dal perimetro dell’operazione i crediti deteriorati attuali e futuri e ottenere protezione dalle cause legali legate alle passate gestioni – il Tesoro, considerato anche il quadro politico, non si può permettere di andare avanti a ogni costo. E la valutazione che trapela – troppo oneroso il costo finanziario a carico del contribuente ed eccessivo il costo sociale che graverebbe su Siena – ha un suo fondamento.

Se, come sembra ormai molto probabile, l’operazione con Unicredit dovesse definitivamente saltare, il dossier Mps tornerebbe a impegnare il governo sullo stesso terreno su cui si è lavorato prima dell’estate: l’impiego di nuove risorse a sostegno di un piano stand alone e un nuovo round di trattativa con la Commissione Ue per negoziare nuove condizioni e ‘comprare’ nuovo tempo. Vorrebbe dire riavvolgere il nastro e ripartire da zero.

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