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Modifiche Patto di stabilità, partenza in salita all’Eurogruppo

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Il dibattito sulla modifica delle regole di Bilancio in Ue è appena cominciato ma il percorso si presenta già accidentato. Non ha prodotto particolari risultati, ed era prevedibile, il primo incontro dei ministri delle Finanze dell’eurozona sulla riscrittura del Patto di Stabilità sospeso a causa della pandemia.

Il nodo di fondo è se l’Uealla luce del radicale cambio di passo sulla condivisone dei rischi macroeconomici realizzato con il NextGeneration Eudebba continuare sulla strada appena intrapresa, come vogliono i Paesi dell’area del Mediterraneo, o ritornare alle regole di base senza inversioni di tendenza, come richiedono i ‘frugali’ del fronte del Nord. Si tratta, sostanzialmente, di una scelta di principio di politica economica da prendere prima di entrare nel dettaglio delle opzioni tecniche. In primis, quella della soglia del debito che devono mantenere gli Stati e fissata al 60% del Prodotto interno lordo, così come stabilisce il Trattato di Maastricht.

La partita è appena iniziata e ciascuno ha posizionato le proprie pedine (anche se in realtà non c’è nulla di nuovo sotto il sole). L’Austria, da sempre capofila di coloro che sostengono l’efficacia del Patto di Stabilità così com’è, ha ribadito il rifiuto di “ulteriori eccezioni per poter contrarre ulteriori debiti”. Mentre Italia, Francia e Spagna auspicano la revisione del vecchio impiantotenendo conto dello choc subito dall’economia mondiale ed europea che imporrebbe una revisione dei vincoli.

A mettere in chiaro come la pensa la Commissione ci pensa il titolare dellEconomia a Bruxelles, Paolo Gentiloni. Avverte il commissario europeo: “La riduzione del debito è necessaria, ma deve avere dei ritmi realistici e compatibili con la crescita. Non è facile e non direi che cè consenso sulla strada da seguire. Ma un’intesa sulla revisione “è fondamentale per il futuro dell’euro. Paschal Donohoe, presidente dell’Eurogruppo e ministro delle Finanze irlandese, pensa che il “riferimento sarà trovare il giusto equilibrio tra la promozione degli investimenti per la crescita e la garanzia della sostenibilità del bilancio”. Come questo possa, o debba avvenire, va chiarito da qui al 2023, quando i limiti al debito e le regole comuni dovrebbero riprendere.

Per ora il confronto è a livello interlocutorio e per avere la prima proposta della Commissione europea bisognerà attendere qualche mese.

Non è un caso. Per l’inizio dell’anno, con la formazione del nuovo governo di Berlino, dovrebbe definirsi la strategia tedesca. La Germaniamai come adessorappresenta l’ago della bilancia per i round decisivi da giocare per un accordo meno rigido e in cui alcuni investimenti, ad esempio quelli per l’ambiente, potrebbero essere collocati fuori dalle previsioni. Il rebus è da sciogliere. Tenendo conto del fatto che Berlino ha anche un altro fronte aperto: la successione di Jens Weidmann che si è dimesso dalla guida della Bundsbank. Se sarà un ‘falcoo una ‘colombaa prevalere peserà sugli equilibri interni ed europei. L’indicazione del nuovo presidente della Banca centrale tedesca dipenderà a sua volta dai contrappesi che la coalizioneformata da Spd, Verdi e liberali democratici dovrà mettere in atto tra l’istituzione di Francoforte e il nuovo esecutivo. L’unico dato certo è che i liberali che rappresentano l’area dei conservatori sono per un’interpretazione restrittiva tanto delle regole di politica monetaria quanto di quelle di Bilancio.

Sul merito delle proposte di governance economica che Berlino metterà in campo sarà determinante il nuovo ministro delle Finanze. In testa al toto-nomi c’è il leader dei liberali, Christian Lindner. Difensore della ‘stabilità’ vecchia maniera e dell’austerity più ortodossa, Lindner si troverà in ogni caso a fare i conti con una Germania che da due anni a questa parte ha abbandonato la linea rigorista per orientarsi verso una visione più ‘aperta’ su spesa pubblica e debito comune. Basta vedere come ha agito nell’ultima fase del suo cancellierato Angela Merkel su Recovery Fund e bond europei.

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