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Iren può acquisire Beit (Bosch), via libera Antitrust

Iren, la municipalizzata che fa capo ai comuni di Torino, Genova e Reggio Emilia, può ultimare l’acquisizione di Bosch energy and building solutions Italy (Beit): l’operazione non crea problemi alla concorrenza. Lo si legge nel provvedimento dell’Antitrust, pubblicato nell’ultimo Bollettino, che ha stabilito che il passaggio di mano della controllata italiana di Bosh a Iren smart solution può andare avanti.

Beit ha un fatturato al di sotto dei 100 milioni e opera nella fornitura di consulenza in materia di efficienza energetica: dalla gestione dei certificati bianchi, alla fornitura e manutenzione di impianti di riscaldamento, condizionamento anche alimentati da fonti rinnovabili. La società si è ricavata una sua fetta di mercato soprattutto fra i grandi clienti e nel settore sanitario.

I vertici dell’azienda non hanno spiegato la decisione di uscire dal mercato italiano, sono presenti in Germania, India, Singapore e Svizzera Stati Uniti. Probabilmente i vertici del colosso tedesco hanno pensato di non vedere spazi di ulteriore crescita in Italia, malgrado le politiche di incentivo pubblico per il risanamento e l’efficientamento energetico in corso e di prossima implementazione con i fondi del Piano nazionale di rinascita e resilienza. Il mercato condominiale o degli immobili pubblici è infatti presidiato in Italia dalle municipalizzate oltre che dall’Enel.

Alla richiesta di commentare l’operazione l’ufficio stampa italiano di Bosch, contatto per posta elettronica, non ha risposto.

Iren e Bosch Italia hanno firmato un patto di non concorrenza che non è stato fatto proprio dall’Autorità in tutte le sue parti. Senza rivelarne i contenuti l’Antitrust ha precisato che “la restrizione descritta al par. 4, sub punto (ii), non può essere qualificata come accessoria alla concentrazione comunicata” e quindi legittima, sotto il profilo della concorrenza.

L’Antitrust, quando si trova di fronte ad accordi che prevedono limitazioni della concorrenza futura, fra venditore e acquirente, ma che sono vitali per la riuscita dell’operazione, ovvero miranti a garantire all’acquirente “il trasferimento dell’effettivo valore dell’impresa oggetto di acquisizione” in genere concede comunque il proprio nulla osta. Qui ha scelto di mantenere una riserva.

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