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Festa dei lavoratori, quali sono le rivendicazioni oggi

lavoro flessibile 4 giorni a settimana
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Oggi, oltre 120 anni dopo la sua nascita, la Festa dei lavoratori ha ancora un significato simbolico e politico rilevante. I temi al centro delle rivendicazioni dei lavoratori sono in parte cambiati, ma non la loro urgenza.

Di fronte a un mondo e a una cultura del lavoro in rapida evoluzione, in cui le aziende sperimentano nuove formule come la settimana corta, lo smartworking, il lavoro ibrido, meno ore in ufficio a parità di stipendio in busta paga, le richieste delle persone vanno sempre più spesso verso una maggiore flessibilità e indipendenza per gestire tempo libero, affetti e passioni. Oltre, ovviamente, alla pretesa del rispetto delle norme di sicurezza, visti i dati drammatici relativi agli incidenti e alle morti sul lavoro diffusi dall’Inail.

“La sicurezza nei luoghi di lavoro è un diritto, una necessità, assicurarla un dovere inderogabile“ ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando Lorenzo Parelli, lo studente morto durante uno stage.

I due anni di pandemia hanno accelerato processi già in atto, che stanno trasformando  radicalmente la concezione del lavoro e le priorità dei lavoratori. Oggi benessere, salute e  work life balance vengono prima di tutte le altre voci, soprattutto fra i più giovani, come dicono le ricerche. Anche a costo di una minore sicurezza economica.

Perché lo smart working è qui per restare

Tra sostenitori e critici, lo smart working nel giro di due anni ha ridefinito spazi, concetto e rapporti di lavoro, passando da soluzione temporanea a imprescindibile in un numero sempre maggiore di aziende. Così in pochi mesi dipendenti, manager e datori di lavoro ne hanno sperimentato i benefici, le difficoltà e le potenzialità.

Secondo Elisa Fornero, Hr business partner director di Alight Solutions, “le aziende italiane hanno avuto un’accelerazione incredibile dal punto di vista della digitalizzazione durante la pandemia negli ultimi due anni; molte realtà si sono trovate a implementare lo smart working per la prima volta e hanno abbattuto la barriera dell’idea del luogo di lavoro in quanto tale. In questo periodo emergenziale molte aziende italiane hanno compreso l’importanza della flessibilità per i propri dipendenti, che spesso ha portato anche a un aumento della produttività. A oggi – sottolinea – vi sono alcune società che, purtroppo, stanno chiedendo ai propri dipendenti di ritornare cinque giorni a settimana in ufficio con un conseguente disagio per molti di loro che probabilmente inizieranno a prendere in considerazione l’idea di cercare nuove opportunità in aziende più aperte nei confronti della modalità ibrida. Possiamo dire che il lavoro ibrido stia diventando un benefit a tutti gli effetti, e aggiungerei fra i più ricercati”.

Secondo l’Osservatorio smart working della School of management del Politecnico di Milano, questa modalità di lavoro resterà attiva nell’89% delle grandi aziende. Un dato significativo, che invita a una riflessione sul futuro del lavoro e su come le imprese dovranno oggi, ancora più che in passato, essere in grado di rispondere a una crescente richiesta da parte dei dipendenti: la flessibilità.

Lo smart working offre diversi benefici, non solo a livello professionale, ma anche personale. Una maggiore organizzazione sul lavoro, ad esempio, permette al dipendente di svolgere la propria mansione al di fuori dell’orario e della sede standard in maniera ottimale e consente di aumentare la concentrazione, l’efficacia e l’efficienza della prestazione. Per quanto riguarda la sfera personale, lo smart working riduce lo stress derivante dal lavoro, oltre a consentire di recuperare tempo da dedicare alla propria famiglia, alla se stessi o alla società, sostengono diverse ricerche.

Inoltre, dallo studio ‘L’era dell’HR Agile’ di Alight, è emerso che il 58,7% dei lavoratori, perlopiù giovani, intende cambiare lavoro nei prossimi cinque anni. Tra i principali motivi a supporto di questa intenzione: il salario e la mancanza di benefit competitivi (45,6%), le opportunità di carriera limitate (42,8%) e il desiderio di affrontare nuove sfide (30,8%).

“Nel corso degli ultimi due anni – dichiara Fornero – la pandemia ha permesso a molte persone di riflettere su quanto siano importanti la salute e il benessere fisico e mentale. In molti hanno messo in discussione la propria vita lavorativa e hanno iniziato a fare i conti con le loro aspirazioni. Molte persone si sono rese conto che forse il loro lavoro non era esattamente quello che desideravano e di conseguenza hanno iniziato a guardarsi attorno o addirittura ad inventarsi nuovi lavori. I motivi che spingono le persone a cambiare lavoro sono molteplici, ma ultimamente la possibilità di bilanciare il lavoro da casa con alcuni giorni in ufficio resta in cima alla lista”.

L’opzione più richiesta dai lavoratori è quella di alternare le ore in ufficio al lavoro da casa. Circa due terzi degli intervistati (64,8%) si sono espressi a favore di questa soluzione, mentre la possibilità di lavorare da qualsiasi luogo del mondo è risultata essere la seconda opzione più gradita (23,1%).

Le organizzazioni che si stanno adattando al cambio di paradigma a cui stiamo assistendo, che riusciranno a fare leva sulle ambizioni dei propri dipendenti e a definire percorsi specifici di crescita professionale offrendo loro al tempo stesso flessibilità e la possibilità di scegliere la modalità di lavoro preferita, saranno quelle con maggiori possibilità di sviluppo nel prossimo decenni, aumentando il loro appeal in un’ottica di employee retention e di talent acquisition.

Tutti vogliono il lavoro ibrido

Tuttavia, le aziende che stanno valutando l’ipotesi di adottare interamente la modalità di smart working dovrebbero tenere a mente che una percentuale significativa di persone preferisce ancora recarsi in ufficio in base alle proprie necessità, prediligendo una modalità ibrida.

Il metodo di lavoro ibrido è senza dubbio quello preferito dalla maggior parte dei lavoratori. È fondamentale che le aziende siano pronte ad accogliere queste esigenze da parte dei dipendenti evitando di forzare il rientro in ufficio full time o al contrario il lavoro totalmente remoto. Stiamo notando che sempre più candidati chiedono, in fase di selezione, se l’azienda consente flessibilità nell’organizzare sia l’orario di lavoro sia il luogo di lavoro (remoto/ufficio). Nella mia esperienza, quando si instaura un buon livello di fiducia con i dipendenti, consentendo loro di organizzarsi in base al proprio lavoro, le aziende ottengono un livello di soddisfazione personale e professionale maggiore e di conseguenza hanno la possibilità concreta di ridurre il turnover”.

Questo aspetto del mondo professionale è stato quello su cui la pandemia da Covid-19 ha avuto un impatto più significativo. Oggi la domanda che le organizzazioni di tutto il mondo si pongono non è più “È possibile includere lo smart working?”, ma piuttosto “È possibile pensare di non farlo?”.

Alla luce di queste premesse, “le aziende che intendono assumere e trattenere i nuovi talenti sono chiamate a rispondere oggi alle esigenze di mercato, attuali e future, che la yolo economy sta imponendo. Per capire come far fronte a questo fenomeno, le imprese dovranno quindi individuare le ragioni alla base del proprio turnover e saranno chiamate a rispondere proattivamente alle aspettative delle nuove generazioni“.

I giovani sono davvero pigri e viziati?

Le pagine dei giornali sono piene di citazioni di imprenditori che si lamentano dei giovani, descrivendoli come pigri, svogliati e viziati. Spesso, però, i motivi che spingono i giovani a rifiutare queste offerte di lavoro non riguardano l’essere ‘choosy’, ma piuttosto il diritto a non essere sfruttati e la richiesta di condizioni di lavoro dignitose.

“Ci sono sempre stati giovani volenterosi e altri un po’ meno in tutte le epoche storiche” spiega Fornero. “Quello che sto notando oggi – continua- è che i giovani sono più esigenti e vanno ben oltre il mero aspetto economico quando si tratta di scegliere un nuovo posto di lavoro. La tendenza è quella di scegliere attività che siano in linea con i loro valori e principi morali, coerenti con le loro passioni e che offrano loro la possibilità di apprendere e di crescere da un punto di vista professionale, oltre alla flessibilità ovviamente. In particolare, molti giovani ricercano aziende che condividono valori concreti e che hanno una forte attenzione ai temi di corporate social responsibility e gender equality. Un altro aspetto è Il work life balance, essenziale anche per i giovani, perché oltre alla capacità di saper bilanciare la carriera professionale, la vita sociale e le proprie passioni, li aiuta a sviluppare competenze trasversali fondamentali e che saranno loro utili anche in un contesto lavorativo. Siamo sicuramente molto lontani da quello che i nostri nonni e padri desideravano: il posto fisso“.

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