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La legge ‘Don’t say Gay’ e lo scontro fra Disney e la Florida

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La Florida ha approvato una legge per punire la Disney? All’origine della controversia ci sarebbe la decisione del colosso statunitense di entrare nel dibattito politico, criticando duramente la legge che riguarda la “potestà genitoriale sull’educazione”, nota anche come “Don’t say Gay” tra gli oppositori. La legge vieta la discussione di questioni relative all’identità di genere nelle scuole dello Stato. Inizialmente la Disney aveva scelto di non commentare pubblicamente la legge, ma alla fine ha ceduto di fronte alle proteste di lavoratori e consumatori contro il silenzio della società. Il Ceo Bob Chapek ha criticato pubblicamente la legge, prima in una riunione degli azionisti e poi in una lettera ai dipendenti.

Ecco allora che il governatore della Florida, Ron DeSantis si è adoperato per cancellare lo status di cui gode il Reedy Creek Improvement District, un distretto speciale che dal 1967 ha consentito alla Disney (che non ha ancora commentato la legge della Florida) di operare quasi come un governo municipale autonomo nell’enorme area occupata a sud-ovest di Orlando. Lo status speciale ha inoltre permesso alla Disney di risparmiare milioni di dollari in tasse ogni anno.

L’abolizione dei privilegi potrebbe comportare un aumento delle tasse per i residenti, sui quali ricadrebbero almeno in parte i costi di manutenzione delle strade o di servizi come la polizia locale e la raccolta rifiuti dell’area. In una dichiarazione che accompagna l’approvazione della legge, l’ufficio di DeSantis ha chiarito che il suo intento non era quello di provocare aumenti delle tasse per i residenti della Florida. “Nel prossimo futuro, proporremo una legislazione aggiuntiva per autorizzare ulteriori distretti speciali secondo delle modalità che garantiscano trasparenza e delle condizioni uniformi ai sensi della legge”.

DeSantis ha accusato Disney di “voler governare lo Stato” e di essere una “woke company”, un termine che utlizza in maniera derisoria per descrivere l’atteggiamento di chi è particolarmente impegnato contro le ingiustizie sociali, di genere e di etnia.

Facendo riferimento al contratto originale, Reedy Creek ha spiegato come lo Stato della Florida avesse promesso di non interferire con le sue operazioni o con la sua abilità di “adempiere ai termini di qualsiasi accordo stipulato con i titolari di obbligazioni o altri obblighi del distretto” fino a quando tutto il suo debito obbligazionario, compresi gli interessi, fosse stato pagato. Con quasi 1 miliardo di debito obbligazionario – e oltre 150 milioni di budget annuale – Reedy Creek prevede di andare avanti con il business tradizionale anche oltre il 1° giugno 2023, quando la legge entrerà in vigore.

 

L’articolo originale è su Fortune.com

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