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Cinema, Lucia Mascino: Le piattaforme devono finanziare le sale

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Passa da un set all’altro Lucia Mascino, attrice italiana tra le migliori della sua generazione, cresciuta sui palcoscenici degli Stabili più prestigiosi (ha lavorato con Giorgio Barberio Corsetti, Valerio Binasco e Antonio Calenda, solo per citarne alcuni), è un presenza scenica dai mille volti e mai uguale a sé stessa, capace di spaziare dai registri più brillanti e comici a quelli più drammatici dei film d’autore.

La incontriamo mentre sta girando la decima stagione della serie Sky “I delitti del Barlume”, a pochi giorni dall’uscita del secondo blocco di puntate di “Bang Bang Baby” per Amazon Prime Video. Pur lavorando molto nell’ultimo periodo con la Tv e i maggiori broadcaster di piattaforme streaming, Lucia Mascino ha ben chiara la situazione di crisi in cui versano le sale cinematografiche, alle quali si sente molto legata e partecipe, scongiurando lo spettro della rassegnazione per il destino del grande schermo.

Mascino, il momento è paradossale: c’è un grande fermento produttivo di fiction, serie Tv e film per il piccolo schermo, mentre le sale cinematografiche attraversano la crisi più lunga e profonda mai vista.

Provo un sentimento ambivalente in questo periodo. Dopo la pandemia la sala cinematografica non si è più ripresa. L’ultimo film che funzionò, nel quale ho partecipato anche io, fu “Odio l’estate” con Aldo, Giovanni e Giacomo. Uscì il 30 gennaio, per quattro settimane andò benissimo (circa 7,5 milioni di euro al boxoffice, l’ultimo miglior incasso prima della pandemia, ndr) poi, a fine febbraio 2020, lo smontarono e chiusero i cinema. Due anni e mezzo dopo la sala è in grave crisi ed io non riesco ad immaginare il mio lavoro e la mia vita di appassionata e spettatrice di cinema, senza questo spazio magico: andare al cinema è un’esperienza sociale che non si può perdere.

Produttori, distributori e addetti ai lavori in questi mesi si sono affannati a rintracciare le cause, per capirne il fenomeno e risolverlo. Lei che idea si è fatta?

Io non sono un’analista ma oggi, allo stato dei fatti, più che capire i motivi della crisi vorrei contribuire, con un mio pensiero modestissimo, a rintracciare le vie di uscita e ipotizzare delle soluzioni.

Dica pure.

Credo che le piattaforme abbiano il dovere morale, in questo momento difficilissimo, di aiutare le sale cinematografiche: finanziandole direttamente e sostenendole. Sono molto grata alla piattaforme, hanno dato linfa al settore, sono diventate coproduttrici di moltissimi film e stanno dando una visibilità e una distribuzione internazionale alle serie tv rendendo il prodotto italiano ancora più forte, costringendo così tutti ad alzare la qualità e il livello per competere in un mercato globale. Alle piattaforme attribuisco questo grande merito, senza dubbio. In cambio però hanno anche ricevuto molto…

A cosa si riferisce?

Sono entrate a pieno titolo nei maggiori festival e nei premi più prestigiosi, dal festival di Venezia ai David di Donatello. Fanno ormai parte del sistema cinematografico anche se, di fatto, trasmettono attraverso le Tv e i tablet e non hanno a che fare direttamente con l’uscita in sala, anzi se possono vorrebbero anche bypassarla per avere l’esclusiva. Fino a poco tempo fa il cinema era una cosa e la Tv un’altra. Ed invece le piattaforme sono state accolte nel cinema come fossero la stessa cosa. E questo è un valore che dovrebbero riconoscere sdebitandosi, intervenendo laddove c’è bisogno, sulle sale appunto. Le piattaforme non dovrebbero solo finanziare i film, ma finanziare le sale. Perché se prendi il prestigio del cinema, tu devi anche sostenere un sistema che ha nella sala il suo luogo “di culto” e principale vetrina. Perché se un film va bene al cinema la piattaforma si ritrova un titolo che ha un valore, questo è il punto chiave.

Se pensa al grande schermo cosa le viene subito in mente?

Che ero a Torino un mese fa con il mio spettacolo teatrale e, dopo le prove, sono andata alla proiezione delle 22.30 per vedere “Licorice Pizza”, ma il gestore mi ha detto che quella proiezione è stata abolita perché nessuno va più a quell’ora. Oppure ricordo un festival di Cannes di qualche anno fa in cui partecipavo, i pianti che mi sono fatta di fronte ad un piccolo film straniero bellissimo, parlato non ricordo neanche in quale lingua e idioma esattamente di fronte ad una platea proveniente da tutto il mondo e tutta, allo stesso modo, emozionata: lingue e culture diverse unite da un linguaggio universale. Questo è il cinema al cinema.

In queste settimane la stiamo vedendo nella serie di Amazon Prime Video, “Bang Bang Baby”, un viaggio negli anni 80 tra icone pop, hit, mode del tempo e una storia a forti tinte noir.

Credo che tutte le persone al lavoro su questa serie abbiano contribuito ad alzare un’asticella che era già alta, dando tutti, cast e maestranze, il massimo. Uno dei segreti della qualità di “Bang”, a mio avviso, sta nella regia “cinematografica” di Michele Alaique che, oltre a restituire uno spaccato vintage anni 80, entra in profondità nella vita di queste vite un po’ sospese nell’evolversi del racconto, con i personaggi con ancora addosso i segni lasciati dagli anni di piombo, pronti a scrollarseli ed entrare in un’epoca più leggera ed edonista. Sullo sfondo di questa ambientazione scorrono più storie parallele, quelle degli adolescenti e degli adulti, che ovviamente assistono e vivono i fatti da angolazioni molto diverse…

Sulla pagina Instagram di Fortune Italia la conversazione integrale con Lucia Mascino.

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