Intervista a Gianluca Guzzo, co-founder e Ceo di Mymovies. “In Italia non c’erano ancora Google e YouTube e decidemmo di creare una biblioteca digitale. Oggi distribuiamo film e guardiano con interesse al confronto con l’AI”.
Dal momento della sua uscita, ottobre 2022, Fortune Italia Entertainment – il “verticale” di cinema e audiovisivo edito da Fortune Italia – ha come partner editoriale Mymovies, il più importante sito di cinema, che festeggia i suoi 25 anni.
I dati Audiweb (gennaio 2025) confermano la supremazia di Mymovies con 1,9 milioni di utenti unici a settimana. La società è controllata all’83% da Gedi Gruppo Editoriale Spa, (Exor NV). Il restante 17% è in mano al socio fondatore Gianluca Guzzo.
L’ingresso di Gedi è avvenuto progressivamente dal 2013, con l’acquisizione delle quote di maggioranza detenute da Ibs (all’epoca sotto il controllo di Messaggerie Italiane). “Oggi MYmovies rappresenta un asset strategico per il gruppo Gedi, che mantiene la propria identità editoriale e il know-how tecnologico maturato in 25 anni di attività”, ci racconta Guzzo, co-founder e Ceo.
Da quale intuizione nacque, 25 anni fa, Mymovies e come si è evoluto negli anni?
Era il 30 agosto 2000 e, guardandolo oggi sembra quasi irreale. Eravamo in un mondo, seppur digitale, completamente diverso: prima di Google in Italia, prima di YouTube, prima dei social network, chiaramente prima di Netflix. L’alba dell’era digitale era ancora tutta da scrivere.
All’epoca Blockbuster (la catena di video noleggio, ndr) dominava il mercato dell’home-video con i suoi enormi store giallo e blu; scegliere un film era un processo lungo e spesso casuale.
Con i miei soci Luciano Belli e Mario Mancini decidemmo di creare una biblioteca digitale del cinema, che potesse essere consultata facilmente e che raccogliesse tutte le schede dei film. Fin dal 1895.
Diventare il primo sito di cinema in Italia fu una scalata rapida?
Relativamente, direi di sì. Eravamo pionieri. La vera sfida è stata mantenere la leadership per 25 anni. Ogni nuova ondata tecnologica, dal mobile allo streaming, fino all’intelligenza artificiale, è stata per noi una spinta a ripensarci, senza mai perdere la nostra identità editoriale.
Di quali numeri parliamo oggi tra flusso di lavoro, utenti e fatturato?
In due anni gli utenti unici di Mymovies sono cresciuti del 58% passando da 1,2 milioni nel 2023 a 1,9 milioni a settimana nel 2025 (fonte Audiweb, gennaio 2025). Gli abbonati su MYmovies ONE sono aumentati del 200% nel 2024 e così il giro d’affari complessivo che è cresciuto del 50% nell’ultimo anno. A distinguerci è la nostra visione di ‘intelligenza culturale’: non solo suggerire film, ma saperli selezionare e offrire nel contesto giusto, creando un’esperienza editoriale autorevole e appassionata.
Cos’è Mymovies One?
“Il cinema dalla parte del pubblico” è stato il nostro mantra per 25 anni, Mymovies One è la sua naturale evoluzione in chiave piattaforma.
Rappresenta il nostro pubblico più attivo, che definiamo con un po’ di orgoglio “la community più cinefila del pianeta”. Gli iscritti hanno accesso a oltre mille film e serie Tv in streaming di altissimo valore culturale con titoli disponibili già durante i principali film festival Internazionali, oltre a una programmazione continua di anteprime e film d’autore.
Da poco abbiamo esteso l’esperienza anche alle sale con Mymovies One Theatre che permette agli abbonati di accedere a una selezione curata di film anche al cinema.
In un mercato dominato da algoritmi standardizzati, Mymovies One vuole essere un ecosistema che combina tecnologia e cura editoriale, offrendo un’esperienza cinematografica totale.
Mymovies è anche una piattaforma a disposizione delle società del settore e co-distributrice di film. Ci racconti.
Da qualche anno abbiamo attivato un programma di co-investimento rivolto a distributori indipendenti. Mettiamo in sinergia la nostra audience, il know-how in media buying e una quota di capitale per sostenere quei film che a nostro avviso meritano un supporto in vista dell’uscita in sala.
Interveniamo sulla promozione, integriamo le campagne con i nostri asset editoriali e, quando opportuno, pre-acquistiamo i diritti streaming per Mymovies One. Con i festival creiamo vere e proprie sale virtuali brandizzate che ampliano la platea oltre i confini geografici.
In fondo, è un circolo virtuoso: i film trovano visibilità, il pubblico scopre titoli di qualità, e Mymovies rafforza il proprio ruolo di partner strategico lungo tutta la filiera.
Il cinema è in crisi o sono in crisi i contenuti? Che punto di vista ha rispetto al peso e all’equilibrio tra sala e piattaforme streaming?
Mai come oggi si è consumato tanto audiovisivo. Reel, micro-drama, instant-movie. Non è la domanda di visione a essersi ridotta, quanto piuttosto il livello di attenzione e, più in profondità, il tessuto culturale che sostiene quella attenzione.
Nell’ambito delle opere cinematografiche, la sala resta insostituibile: emozione sincrona, schermo grande, rito sociale. I numeri di alcuni film e festival lo dimostrano.
Lo streaming, dall’altra parte, prolunga la vita commerciale dei film e amplia l’accessibilità. Il problema nasce quando contenuti medi saturano entrambe le finestre e generano l’impressione di un sovraffollamento, più che di una vera crisi del formato.
La via d’uscita passa per un investimento deciso nella valorizzazione del patrimonio culturale. Sala e piattaforme, pubblico generalista e nicchie, industria e istituzioni: tutti devono convergere sul contenuto di qualità, generando valore creativo ed economico.
Obiettivi imminenti e per il futuro?
Il confronto con l’AI è una delle priorità. Dopo 25 anni di raccolta e organizzazione di dati culturali, vorremmo utilizzare i modelli Large Language Model per rendere l’accesso alle informazioni in modo più naturale e personalizzato.
Investiremo ancora sulla community di Mymovies One e sull’arricchimento dell’offerta culturale e cinematografica. Quello che stiamo vedendo è incoraggiante: il modello funziona e produce risultati concreti.
Se riusciremo a scalarlo ulteriormente potrà beneficiarne l’intero sistema audiovisivo italiano. Poi c’è un obiettivo che è anche un po’ personale: arrivare ai 50 anni di attività con la stessa energia di oggi. E poter dire, a quel punto, a un giovane giornalista nativo AI, che eravamo online molto prima che arrivasse l’intelligenza artificiale. Farà fatica a crederci.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2025 (numero 6, anno 8)
