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Comunicare l’arte e la cultura con la tecnologia

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Marcello Presicci

Marcello Presicci

Presidente Advisory Board Fondazione per l’Educazione Finanziaria (ABI)

Come si può comunicare l’arte oggi a seguito dell’evoluzione digitale, in particolare l’arte contemporanea in simbiosi con scienza e tecnologia?

Appare chiaro, visto il quesito, come comunicare diventi sempre più una parola chiave nelle ricerche degli artisti contemporanei che hanno scelto le nuove tecnologie e i nuovi media come mezzo di espressione e di condivisione, poiché proprio i nuovi media nascono come strumenti per rendere più efficace, immediato e interattivo lo scambio di informazioni.  L’innovazione digitale coinvolge ormai ogni aspetto del nostro quotidiano, ma anche ambiti creativi quali l’arte e il design che fino a poco tempo fa, soprattutto in Italia, avevano radici profonde nell’artigianalità e nella tradizione.

Occorre sottolineare come l’arte e la tecnologia abbiano una storia di significativa collaborazione e influenza reciproca. Si sono evolute l’una accanto all’altra per arrivare nel mondo di oggi: un’era digitale in cui si sovrappongono costantemente e traggono nuove idee. Da osservatore dei processi comunicativi e relazionali credo sia arrivato il momento idoneo per generare ulteriormente una collaborazione fra arte e tecnologia. In Italia un esempio concreto di questa simbiosi è fornito dalle Ogr (Officine Grandi Riparazioni di Torino), uno spazio innovativo dove l’arte abbraccia la cultura, la moda e soprattutto la tecnologia.

Le Ogr sono fra l’altro hub naturale di Starts, il progetto della Commissione Europea che premia i migliori artisti/professionisti o ricercatori/società nel campo della creatività e dell’innovazione, i quali interagiscono contemporaneamente con scienza, tecnologia e arte (da qui l’acronimo S+T+ARTS).

Altro esempio, su scala estera, è dato dal Museo del Prado di Madrid, che ha introdotto la sua prima innovativa esperienza immersiva a 360 gradi. Questo progetto ha permesso agli utenti di avvicinarsi più che mai alle opere d’arte e ai manufatti conservati all’interno dell’istituzione.

L’arte, intesa anche come patrimonio artistico, ha iniziato a incorporare la tecnologia nei suoi processi, sia come ispirazione sia come strumento. Nella realtà contemporanea la maggior parte delle nostre interazioni con l’arte passano attraverso un dispositivo tecnologico. Pensiamo alle mostre multimediali, all’utilizzo di app a supporto di un evento o all’influenza dei social network sulla concezione del termine “artistico”: sono solo alcuni esempi di come la tecnologia sia stata incorporata all’arte. Ma non è abbastanza. Ci sono certamente ampi margini per un grande progetto – o una serie di progetti – che possano davvero allineare le nuove soluzioni tecnologiche con il bisogno di diffusione su larga scala dell’arte e della cultura. Vale la pena anche elaborare una riflessione su come le nuove tecnologie abbiano influenzato il modo di promuovere l’arte sotto il profilo comunicativo. Esse hanno fatto sì che l’arte non restasse solo un lusso d’élite, ma che potesse arrivare a tutti.

Con il passare del tempo il concetto di arte in senso lato si è ulteriormente desacralizzato, rendendo sempre più labili i confini tra arte colta e cultura della comunicazione di massa. Ogni nuovo strumento tecnologico è divenuto un potente alleato dell’attività artistica che, intersecandosi con le condizioni culturali di ciascuna epoca, ha portato a nuove forme di comunicazione dell’attività artistica, sia sul versante della fruizione che su quello della produzione.

Ecco perché sarebbe auspicabile che un dialogo tra pubblico e privato e tra vari stakeholder istituzionali e non, rendesse ancora maggiore l’impulso alla diffusione dell’arte tramite soluzioni tecnologiche innovative. Se ne avverte da molte parti la necessità.

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‘Leonardo Da Vinci: Wisdom of AI Light Exhibition’, mostra del collettivo nell’ X Media Art Museum (XMAM) di Istanbul, in Turchia. EPA/SEDAT SUNA
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