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India, esodo crypto dopo la stretta della nuova legge

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Il primo luglio il governo indiano ha stabilito una nuova tassa sulle criptovalute, imponendo un prelievo dell’1% su tutte le transazioni crypto. Da allora, il trading sugli scambi in valute digitali nel paese è crollato.

Il volume degli scambi tramite la criptovaluta Wazir è in calo del 68% da quando la legge è entrata in vigore. Anche altre valute digitali come CoinDCX e ZebPay hanno visto una riduzione negli scambi pari all’83% e al 16%. Koinbazar sembra essere un’eccezione, con il volume degli scambi in aumento del 7% dal primo luglio. Ma nonostante ciò, anche in questo caso il volume degli scambi è crollato da febbraio, quando il governo indiano ha annunciato per la prima volta la tassa. Basti pensare che inizialmente Koinbazar gestiva transazioni giornaliere per un valore di 100 milioni di dollari ed ora gestisce un valore pari a 44 milioni di dollari.

Secondo gli investitori e gli imprenditori crypto indiani, la tassa è troppo pesante e potrebbe far crollare il mercato del trading crypto in India, costringendo investitori e imprese a fuggire verso giurisdizioni più amichevoli.

Sandeep Nailwal – co-fondatore della piattaforma crypto indiana Polygon – ha spostato la sede del quartier generale di Polygon dall’India a Dubai nel 2020, utilizzando come giustificazione la mancanza di chiarezza nella regolamentazione delle valute digitali. Ad oggi, Polygon non mantiene un proprio ufficio in India.

L’agenzia di stampa indiana CNBC18 ha recentemente stimato che da 30 a 50 imprenditori crypto hanno trasferito le loro attività a Dubai e in altri luoghi più accoglienti in previsione dell’imposizione della nuova legge da parte del governo indiano.

Un ‘esodo crypto’ avrà importanti implicazioni per quello che è diventato il più grande mercato crypto del mondo in termini di utenti. Oltre 100 milioni di persone in India possiedono una qualche forma di criptovaluta: una base di utenti che è quasi quattro volte più grande di quella degli Stati Uniti (al secondo posto), stando al confronto fatto dal sito BrokerChooser.

Il futuro del crypto trading in India appare ora incerto, considerati gli effetti della nuova legge e la recessione globale in atto nel mercato crypto. La giurisdizione fiscale indiana è tra quelle più severe per i trader di criptovalute. Dal primo aprile i commercianti di crypto indiani devono pagare un’imposta del 30% sulle plusvalenze 30% e non possono cancellare le perdite per ridurre il loro carico fiscale, secondo la nuova legge.

L’articolo originale è su Fortune.com

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