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L’Italia tra le 20 mete “digital nomad friendly” Airbnb

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Nell’epoca del burnout, può esistere un equilibrio tra vita e lavoro? Per Airbnb la risposta è evidentemente affermativa. Ad aprile, infatti, il portale ha lanciato ‘Live and Work Anywhere’, il programma che ha l’intento di individuare le destinazioni più adatte a collaborare con enti locali e aziende di promozione turistica per attrezzare e promuovere territori come dei veri e propri “hub” per nomadi digitali.

Se fino a qualche anno fa sembrava assurdo, oggi il nomadismo digitale non è più soltanto un sogno per giovani con lo zaino in spalla, ma una possibilità concreta per  (quasi) chiunque desideri svolgere il proprio lavoro da remoto, senza avere legami con un ufficio o una sede fissa. Si tratta di un cambiamento culturale e tecnologico, accelerato dallo smart working esploso durante la pandemia, destinato a crescere: entro il 2025, si stima, il 70% della forza lavoro sarà composto da nomadi digitali. Anche per la società degli affitti brevi, tra l’altro, lo smart working sta rappresentando una spalla importante su cui poggiarsi nella sua risalita dal buco economico del 2020.

Ed è anche per questo motivo – in un’ottica nemmeno troppo futura – che Airbnb ha deciso di puntare sull’Italia, inserendo all’interno delle destinazioni globali selezionate dal portale ben due mete italiane: la regione del Friuli Venezia Giulia e la città di Brindisi, definite digital nomad friendly. Da un lato la regione della Carnia, delle Alpi, una frontiera. Un pullulare di culture diverse; dall’altro la porta del Salento, la Terra della Taranta.

Brindisi Puglia Fortune Italia
Il centro storico di Brindisi (foto: Sopotnicki Photography via Airbnb)

Ormai milioni di persone vivono e lavorano in maniera più flessibile e nel 2021, un ospite su cinque ha utilizzato Airbnb per lavorare da remoto durante i suoi viaggi. Nei primi tre mesi del 2022, la piattaforma ha rilevato un aumento del 90% delle ricerche di viaggi in solitaria e a lungo termine nel nostro Paese rispetto allo stesso periodo pre-pandemico. La scelta di promuovere hub in Italia – tra le altre venti località mondiali remote da Baja California Sur (Messico) a Tulsa, Oklahoma (USA) – dunque, come spiegato dal Country Manager di Airbnb Italia Giacomo Trovato, è apparsa subito piuttosto immediata.

Le mete sono state selezionate per la loro attrattività o perché al passo con i cambiamenti normativi o amministrativi necessari ad accogliere chi sceglie di vivere e lavorare in una zona diversa da quella di residenza: il Friuli Venezia Giulia è un territorio aperto ad ogni forma di innovazione dell’organizzazione e delle modalità di lavoro, che pone particolare attenzione alla qualità della vita, alla conciliazione vita-lavoro e all’impatto sociale delle attività di impresa sul territorio e nelle comunità; per Brindisi, invece, l’opportunità offerta da Airbnb, è un modo per promuovere una destinazione e al contempo una filosofia di nuova vita e nuovo lavoro al Sud: vista mare, mescolati a una comunità locale appassionata e in fermento.

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Piazza Unità d’Italia, sede della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a Trieste (foto: Anja Cop via Airbnb)

Nei prossimi mesi Airbnb lavorerà con ognuna delle destinazioni alla creazione di hub personalizzati, che saranno lanciati nel corso dell’anno. La piattaforma collaborerà inoltre con gli enti locali per organizzare iniziative dedicate all’ospitalità responsabile, fornendo una sorta di vademecum, delineando i dettagli del remote worker. Proprio recentemente, è stato approvato con il Decreto “Sostegni-ter” un emendamento che introduce nel nostro ordinamento la figura del “Nomade Digitale”, già presente in altre destinazioni europee. Nonostante i decreti attuativi tardino ad arrivare, è un enorme passo in avanti che ben chiarisce quanto questa figura assuma un ruolo sempre più determinante sulla scala economica.

Del resto, è evidente che la collocazione degli hub in Italia contribuirà alla crescita economica del nostro Paese. E una ricerca condotta dalla Business School di Harvard mostra che, se da un lato i nomadi digitali possono rappresentare un beneficio per qualsiasi economia, un ruolo chiave lo svolgono nel favorire l’imprenditorialità nelle comunità in cui andrebbero a risiedere, creando “cluster tecnologici” in tutto il mondo. 

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