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L’onda lunga dello smart working e la scommessa di Airbnb

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Se c’è qualcuno a cui lo smart working piace, e tanto, è Brian Chesky, il Ceo di Airbnb. Non è solo un modo per farsi amici i dipendenti, anche se ha annunciato che possono restare a lavorare da casa per sempre, recentemente.

Ma è anche business, vero, per la società degli affitti brevi, che dopo la pandemia ha trovato nel lavoro a distanza una spalla importante su cui poggiarsi nella sua risalita dal buco economico del 2020. L’ha spiegato giorni fa su Twitter lo stesso Chesky, che oggi annuncia “il più grande cambiamento di Airbnb di questo decennio”.

 

I primi risultati del 2022

Nel primo trimestre del 2022 l’azienda ha superato i 100 milioni di pernottamenti ed esperienze prenotate: è la prima volta che succede. Il fatturato è arrivato a 1,5 mld di dollari, un aumento del 70% anno su anno.

“Due anni fa, il nostro business era sceso dell’80%, la nostra quotazione in Borsa era stata messa in sospeso, e alcuni pensavano che non saremmo sopravvissuti”, ha scritto Chesky su Twitter.

Il Ceo ha citato vari motivi per la risalita. Tra questi, il fatto che le persone hanno ricominciato non solo a viaggiare, ma a vivere su Airbnb: “Nel 2021, circa il 20% dei nostri pernottamenti riguardava soggiorni di un mese o più, e quasi il 50% di una settimana o più”. Ora, mentre ricominciano i viaggi a lungo raggio, quei trend non si sono fermati, dice il Ceo.

Insomma, lo smart working è qui per restare, anche nel turismo e anche in Italia, secondo i numeri dell’ultimo Osservatorio sullo smart working del Polimi, diffusi nel 2021: i lavoratori ‘agili’ saranno 4,38 milioni nel post pandemia, con formule ibride. La percentuale di lavoratori agili sale, tra l’altro, all’89% nel caso specifico delle grandi aziende. Altro osservatorio (quello sull’innovazione digitale del turismo) altri numeri: nel 2021 in Italia sono cresciute al 77% le realtà dell’hospitality che si sono attrezzate per ospitare lavoratori in smart working, offrendo postazioni da lavoro in camera (48%) o schermi per video-conferenze (43%).

La strategia e i numeri italiani

Ora, per sfruttare l’onda lunga dello smart working, Airbnb sta cambiando se stessa. “Il modo di viaggiare delle persone è cambiato per sempre. Per questo motivo stiamo presentando il più grande cambiamento di Airbnb di questo decennio”, ha affermato Chesky presentando la Airbnb Summer release, un pacchetto di aggiornamenti che cambia la piattaforma modificando la modalità di ricerca dei soggiorni. Tra i cambiamenti (già disponibili negli Stati Uniti e in arrivo nel resto del mondo entro questa settimana): l’arrivo delle ‘categorie Airbnb’ basate su machine learning (vengono valutate milioni di case usando il machine learning per analizzare titoli, descrizioni scritte, didascalie delle foto, dati impostati dagli host e recensioni degli ospiti), dei ‘soggiorni collegati’ e della protezione assicurativa per viaggiatori ‘AirCover’. Alcuni di questi cambiamenti erano stati già annunciati qualche mese fa, insieme al lancio di nuovi strumenti di traduzione.

“Le persone sono più flessibili su dove vivono e lavorano, quindi abbiamo progettato una nuova modalità di ricerca attraverso le Categorie Airbnb”, dice Chesky. “Le persone fanno viaggi più lunghi, quindi abbiamo creato i Soggiorni collegati per offrire più opzioni e dividere il viaggio tra due case. E stiamo introducendo AirCover per gli ospiti, garantendo la sicurezza di prenotare in tranquillità”.

E l’Italia? I numeri sembrano confermare le tendenze globali: viaggi verso mete vicine, e una risalita di quelli a lungo raggio. Secondo Airbnb più del 50% delle prenotazioni nel primo trimestre di quest’anno riguarda destinazioni nazionali; cresce anche la domanda per l’estero, in aumento rispetto allo stesso periodo nello scorso anno.

E ‘estero’, per gli altri, significa spesso Italia. Nella Top 10 delle destinazioni estive più di tendenza a livello globale per ricerche nel primo trimestre 2022 figurano ben tre mete italiane: Villasimius e San Teodoro in Sardegna e San Vito Lo Capo in Sicilia.

Altra conferma italiana per le stime Airbnb: i soggiorni a lungo termine raggiungono i massimi storici nel primo trimestre 2022, e rappresentano oggi il 20% delle prenotazioni.

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