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GenZ: per una paga più alta torniamo in ufficio

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A volte decido che domani sarà il giorno in cui andrò in ufficio. Mi alzerò presto, preparerò il caffè, cercherò la giacca che sono solita indossare al lavoro, addenterò un bagel e prenderò il treno che mi porta all’ufficio di Fortune nel Financial District di Manhattan, dove lavoro. Ma spesso al proposito non seguono i fatti. La mattina dopo mi gira e rigiro tra le lenzuola disattivando ripetutamente la sveglia, decretando assonnata che non è il giorno giusto per alzarsi alle 6:00.

Anche se adoro lasciare per un po’ il mio minuscolo appartamento e incontrare i miei colleghi, è difficile lasciare la mia routine di lavoro da remoto che mi consente di fare tutto con calma, prepararmi un caffè, uscire per una passeggiata nel parco o ascoltare musica a tutto volume mentre lavoro. Ciò che mi piace di più è la possibilità di fare una scelta, ogni giorno: lavorare in ufficio, o lavorare comodamente da casa. Ho 24 anni e mi sono laureata nel 2020: sono entrata nel tradizionale mondo aziendale nel momento in cui l’ufficio di tutti era Zoom. Non ha mai visto un ufficio affollato, e non sono nemmeno sicura che mi piacerebbe.

La mia situazione non è dissimile da quella dei miei coetanei della Generazione Z, che sembrano dare la priorità alla flessibilità su tutto. Secondo un sondaggio di Axios Harris, quasi la metà dei lavoratori della Generazione Z ha dichiarato che sarebbe disposta ad uno stipendio più basso pur di lavorare per un’azienda più flessibile. E tre quarti degli appartenenti alla Generazione Z affermano che la flessibilità sul posto di lavoro è il requisito principale che richiedono quando sono alla ricerca di un nuovo impiego.

Questi sondaggi, tuttavia, non colgono un altro aspetto: le preoccupazioni dei lavoratori che si trovano ad affrontare la crescente instabilità economica e l’aumento del costo della vita. I più ‘anziani’ della Gen Z che sono già nel mondo del lavoro, pagano l’affitto e, probabilmente, affrontano la nostra seconda recessione da adulti. Con l’aumento dell’inflazione, l’acquisto di una casa e persino l’affitto di un appartamento talvolta sembrano impossibili. In questo clima, bisogna raggiungere un certo livello di salario per far sì che la retribuzione non sia davvero così importante.

Per quanto io ami la flessibilità sul posto di lavoro, ammetto: lo stipendio è ciò che paga le bollette. Una retribuzione più alta sarebbe sufficiente per farmi tornare in ufficio. E non sono l’unica a pensarla così: circa la metà dei Gen Z vorrebbe essere pagata il 20% o più del tasso di mercato per lavorare in ufficio a tempo pieno, secondo un’indagine svolta tra i neolaureati del Muse.

La ricerca di un maggior compenso è in parte il motivo per cui i lavoratori entry-level hanno iniziato a cambiare lavoro. Secondo un recente rapporto di Deloitte, la retribuzione è stata la principale motivazione per cui sia la Generazione Z che i millennial hanno lasciato il lavoro negli ultimi due anni.

Poiché le Grandi Dimissioni continuano a rendere il posto di lavoro una porta girevole, il denaro, non la flessibilità, può essere il fattore chiave per cui un giovane dipendente decide di andarsene o di restare.

L’identità della Generazione Z non è così strettamente legata al lavoro, quindi la paga conta di più

Diventare maggiorenni durante una delle fasi più acute del cambiamento climatico ed entrare nel mondo del lavoro durante una pandemia ha creato un forte senso di esistenzialismo per la mia generazione. E dato che il lavoro a distanza è tutto ciò che la maggior parte di noi giovani impiegati ha sperimentato, ci siamo abituati alla flessibilità. Questo ha modificato l’idea di un lavoro “da sogno” e creato comunità, come il movimento anti-lavoro, in cui i giovani cercano di prendere le distanze da un’identità interamente definita dal lavoro.

Poiché la loro identità inizia al di fuori del lavoro, molti della Generazione Z non hanno problemi ad abbandonare un impiego se la paga non è abbastanza alta; questo li differenzia dai millennial, che hanno iniziato i loro percorsi di carriera durante l’era ormai conclusa di Girlboss e hanno associato il loro valore al loro lavoro.

“I lavoratori della Gen Z si aspettano un compenso adeguato per il lavoro che svolgono, oltre a un certo livello di rispetto reciproco dai loro datori di lavoro”, ha detto a Fortune Jack Ching, studente di 21 anni e content creator “Queste potrebbero essere le stesse cose che vogliono anche le altre generazioni, ma credo che la Generazione Z sia meno disposta a rinunciarvi”.

Essere fedeli a un lavoro per sempre è diventato obsoleto come Facebook, probabilmente a partire dai millennial dopo la Grande Recessione. La Generazione Z ha fatto un ulteriore passo avanti dopo aver visto licenziamenti di massa quando è arrivata la pandemia; ora, il passaggio da un lavoro all’altro è più diffuso tra i lavoratori della Generazione Z. Il pragmatismo finanziario sta guidando la tendenza, poiché la Generazione Z “preferisce lavori che pagano di più e si adattano meglio allo stile di vita desiderato”, afferma Jason Dorsey, presidente del Centro per la Cinetica Generazionale.

È il caso di DeAndre Brown, impiegato di Citibank di 22 anni e TikToker che crea contenuti per la Gen Z e afferma di preferire la retribuzione alla flessibilità. “A un anno dall’università, mi godo l’esperienza di avere soldi e anche di sapere che sono ben pagato per il servizio che offro sul mio posto di lavoro”, dice a Fortune.

Una generazione in ansia per l’economia dà priorità alla retribuzione

Dopo la recessione del Coronavirus, io e i miei coetanei ci siamo trovati faccia a faccia con il peggior mercato del lavoro dai tempi della Grande Depressione, durante un periodo in cui uno spettacolo chiamato Tiger King ha regnato sovrano per un mese di troppo.

È stato sufficiente a rendere diffidenti nei confronti dei licenziamenti anche i laureati della Gen Z post-2020 che sono entrati in un mercato del lavoro più forte.  Affrontare l’inflazione senza il tempo di accumulare una rete di sicurezza rende ciò che i millennial chiamano “adulting” più difficile del previsto.

Ecco perché, afferma Dorsey, la Generazione Z  cerca lavori più remunerati in un’economia con un tasso di disoccupazione del 3,6%, quasi il più basso dagli anni ’70. “La Gen Z ha posto un’enfasi molto maggiore sullo stipendio iniziale rispetto a prima della pandemia, e questo è paragonato a tutti gli altri vantaggi sul posto di lavoro che potrebbero essere offerti”, spiega.

Man mano che incombe il rischio di una recessione, il denaro diventa più vitale e la flessibilità la ciliegina sulla torta di una retribuzione adeguata. Jerry Lee, COO di Wonsulting, ha dichiarato a Fortune che “I dipendenti in genere contrattano per lavorare da casa una volta raggiunta la soglia di stipendio personale”.

Lee aggiunge che se gli fosse stato chiesto di dare la priorità alla retribuzione o alla flessibilità subito fuori dal college, avrebbe scelto un compenso; ma dopo aver raggiunto uno stipendio annuo di $ 120.000, si è reso conto che ogni dollaro non ha avuto alcun impatto sulla soddisfazione della sua vita e ha iniziato a pensare alla flessibilità. Considerando che la maggior parte dei Gen Z probabilmente non sta ancora rastrellando stipendi a sei cifre essendo all’inizio della carriera, è logico che la retribuzione sia una priorità assoluta.

Ad essere onesti, la flessibilità è ancora importante e non tutti la sacrificherebbero per la retribuzione. Akhila Satish, CEO di Meseekna, ha un punto di vista diverso: “Secondo la mia esperienza, i dipendenti più giovani generalmente danno la priorità alla flessibilità e quando invecchiano si preoccupano maggiormente della stabilità e di una retribuzione più elevata”.

Ma Brown, il Citibank TikToker, crede che alcuni giovani lavoratori mettano la flessibilità al primo posto perché non sanno di poter chiedere entrambi e non sono abbastanza audaci da stabilire dei limiti.

“Molte persone non si rendono conto di quanto potere hanno veramente durante un colloquio di lavoro”, continua, sottolineando che a volte i candidati più giovani finiscono per scegliere un lavoro che ha soltanto una priorità.

Io devo prendermi cura solo di me stessa e delle mie piante grasse, è normale che per me la flessibilità sia meno importante di quanto lo sia per chi ha da gestire una famiglia, dei figli. Lavorare da casa può essere piacevole per me, che posso alzarmi tardi e organizzare il mio tempo, ma la maggior parte di noi della Generazione Z, saremmo pronti a rinunciare al lavorare da remoto per una giusta paga. Io so che lo farei.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com 

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