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Pmi, Luigi Scordamaglia (Filiera Italia): “Crisi attuale più grave di Covid” | VIDEO

Luigi Scordamaglia Fortune Italia

Latteggiamento, la postura, il tono e persino loutfit sono quelli di un politico navigato. Eppure Luigi Scordamaglia non è un politico. Al momento è consigliere delegato di Filiera Italia, lassociazione che unisce il mondo dellagricoltura e quello dellindustria alimentare per raggiungere due obiettivi: promuovere i contratti di filiera tra aziende agricole e imprese della trasformazione e fare lobby a Bruxelles e altrove per difendere il made in Italy agroalimentare. Ma nel cv di Scordamaglia c’è anche altro: è Amministratore Delegato Agri- Energy (joint venture tra Eni e BF), Consigliere di Amministrazione di Inalca S.p.A., Consigliere di Amministrazione di Cai Consorzi Agrari dItalia, Presidente di Assocarni, Membro del Consiglio di Amministrazione del Cluster Agrifood, Vicepresidente di Confindustria Assafrica e Membro dellEuropean Food & Agrobusiness Advisory Board di Rabobank.

Sulla carta – e solo sulla carta – sono incarichi lontani dalla politica. Ma siccome politica e business hanno spesso le stesse gambe, ecco che Scordamaglia diventa un interlocutore prezioso per chi governa o vuole governare.

I politici che lo consultano – succede spesso – sono parecchi e hanno colori diversi. Al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini stringe le mani di tutti: di Matteo Salvini, della Ministra Maria Cristina Messa, del Ceo di Engineering Maximo Ibarra, di Antonio Tajani e di Stefano Bonaccini. Ma pure quelle di Tizio, di Caio e di Sempronio. Perché a Luigi Scordamaglia piacciono le mani libere e le porte aperte.

Oggi una presenza autorevole come Draghi sarebbe stata utile per condurre ordinatamente il Paese alle elezioni. Però ora dobbiamo concentrarci sui prossimi mesi e chiedere a chiunque arrivi di avere a cuore l’interesse per il Paese, di sacrificare qualcosa per la parte politica a favore del rilancio dellItalia”.

Non fa nomi Scordamaglia, dice chiunque arrivi”. Come un politico navigato, sa che sbilanciarsi prima del tempo potrebbe danneggiare se stesso e le aziende per cui lavora.

Oggi la vera emergenza è il lavoro. Il nostro è un Paese che ha bisogno di conoscere e valorizzare maggiorarmene il ruolo di chi crea ricchezza e il ruolo dei lavoratori. Si parla ancora troppo poco di mismatch tra offerta e domanda di lavoro, siamo un Paese in cui la disoccupazione giovanile ha superato il record del 23% e alcune aziende non riescono a trovare il 70% delle figure professionali che cercano. Il lavoro va rispettato e incentivato attraverso una onesta e corretta remunerazione dei lavoratori, una riduzione del peso fiscale su chi lavora, ma soprattutto attraverso una formazione adeguata. Il nostro Paese ha grandi opportunità, dobbiamo saperle cogliere e farle sbocciare”.

Quali sono i problemi che il settore agroalimentare affronta oggi?

“Oggi la crisi è legata a più fattori che concorrono tra loro. Laumento dellenergia è il più drammatico: aspettavamo di vedere una stabilizzazione dei prezzi, ma oggi il gas ha superato i 350 euro per megawattora. In queste condizioni chi ha bisogno di usare le macchine agricole sui terreni o chi ha bisogno della catena della trasformazione e del freddo subisce unesplosione dei costi di produzione esagerata che sta portando una azienda agricola su dieci a chiudere e una azienda alimentare su quattro a tagliare drasticamente gli ordini. Da una parte soffre chi produce, dallaltra soffre il consumatore che ha di fronte settimane e mesi in cui i beni di prima necessità continueranno ad aumentare. In questo modo sono le piccole e medie imprese a produrre in perdita, parliamo della vera forza dell’Italia”.

Lei ha detto Ci aspettavamo una stabilizzazione dei prezzi…”. Da chi se laspettata? Di chi è la responsabilità?

Piuttosto complicato attribuire singole responsabilità”.

Torna il politico.

La responsabilità principale, al di là di fatti contingenti, è di chi ha pensato che si potesse smantellare la produzione energetica europea ed italiana, che si potesse smantellare la produzione agroalimentare secondo un modello di globalizzazione senza regole. Questo sistema ha fallito, si è capito che spostare la produzione energetico/alimentare vuol dire spostare anche limpatto ambientale di certe attività in altri continenti che inquinano più di noi; vuol dire favorire la speculazione finanziaria che deriva dal rapporto di dipendenza di un Paese dallestero sui beni di prima necessità; vuol dire soprattutto esasperare il gap tra famiglie meno abbienti e famiglie facoltose, tra chi ha e chi non ha; vuol dire anche generare tensioni molto profonde”.

Le sanzioni alla Russia si stanno rivelando controproducenti? Matteo Salvini ha detto che potrebbero alimentare la guerra, anziché fermarla…

“Partiamo dal presupposto che nessuno avrebbe voluto le sanzioni, questo deve essere chiaro. Però sono la risposta non militare allinvasione ucraina, sono il male minore. In termini di valutazione costo/beneficio, è chiaro che se pensiamo da ora ai prossimi mesi di viaggiare a questi livelli di gas non ce lo possiamo permettere. Parliamo di un parametro che solo pochi mesi fa costava solo 20 euro a megawattora. Se le sanzioni significano mantenere questi livelli siamo messi malissimo. Le soluzioni che si intravedono, come la diversificazione delle fonti da altri Paesi o limposizione di un tetto al prezzo del gas – a cui si oppongono egoisticamente alcuni Paesi europei – difficilmente daranno risposte a brevissimo termine”.

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi? Lei ha parlato di un ottobre difficile.

“Tendo ad essere ottimista e non generare preoccupazione, ma laumento di costi che non accenna a ridursi e la siccità che riduce la resa  dei raccolti, ci fa pensare ad un’ulteriore impennata dellinflazione e misure di compensazione adeguate. Auspico che l’Europa capisca che bisogna fare ancora debito europeo condiviso per superare una delle più gravi crisi – mi riferisco a gas ed energia – superiore a quella di covid. Nei periodi di necessita gli egoismi tra Stati devono scomparire”.

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