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Alessandra Todde: In politica donne ancora discriminate

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Parla Alessandra Todde, la vicepresidente del Movimento 5 stelle e viceministro dello Sviluppo economico del Governo Draghi: “Le donne entrano in politica perché qualcuno le chiama, per riempire dei buchi o perché ci sono le quote rosa. C’è molta discriminazione” – La versione completa di questo articolo della rubrica ‘A colazione con’ è disponibile sul numero di Fortune Italia di settembre 2022.

“Le donne in Italia entrano in politica perché qualcuno le chiama, per riempire dei buchi o perché ci sono le quote rosa. C’è molta discriminazione.”

Lei può dirlo, lei sì. Perché a lei, ad Alessandra Todde, è andata proprio così. Due lauree, Informatica e Ingegneria, diversi anni all’estero da manager e consulente. Poi, a 50 anni, la chiamata. Che è anche sfida, rischio. Nel 2019 il Movimento 5 stelle la chiama per arruolarsi e 3 anni dopo Alessandra Todde è viceministro dello Sviluppo economico e vicepresidente del Movimento 5 stelle.

“Sono nata in un piccolo paese nel centro della Sardegna, di quelli in cui le pari opportunità non sono mai arrivate. Mio padre insegnava matematica e fisica, era innamorato dei numeri, mi ha insegnato che, dove c’è talento, i numeri hanno un grandissimo potere democratico”.

Il merito del suo successo va a suo padre?

A papà va molto più del merito. Mi ha regalato il primo computer, il Commodore Vic 20, quando ero piccolissima. Con quello facevo cose semplici e giocavo a Pac-man, la mia passione. Sono diventata ingegnere per lui, era ingegnere e poi si è iscritto a matematica. Voleva che io diventassi ingegnere perché sperava di chiudere il cerchio. Si è ammalato nel 2000 di sclerosi laterale amiotrofica. È una malattia che non lascia scampo, si conserva la lucidità mentale, ma piano piano uccide i muscoli. Chi si ammala fa fatica a reagire, interagisce solo con gli occhi. A febbraio del 2005 mi sono laureata e papà è morto ad aprile.

[Gli occhi di Alessandra Todde si fanno lucidi. Qualche secondo per tornare figlia, accarezzare i ricordi e le scelte facili. Poi la fronte si rilassa, la testa si impone. Chiude il cassetto dei ricordi e rientra sul ring, nda].

A 17 anni mi sono trasferita a Pisa, mi sono iscritta a Scienze dell’Informazione. Era una facoltà impegnativa, eravamo 200 studenti iscritti al corso, di cui tre donne. Io e le mie colleghe sapevamo di essere dei panda e questo ci ha unito, ci ha permesso di fare squadra. Pisa è stata la prima vera sveglia sul tema delle pari opportunità. Ho sperimentato sulla mia pelle com’è difficile promuovere altre donne e fare squadra. Poi mi sono laureata e ho trovato lavoro subito in ambito energetico/tecnologico, ho viaggiato molto e vissuto in 8 Paesi diversi. In Italia sono rientrata nel 2000 per lavorare alla liberalizzazione di Bersani. Gli sono molto affezionata, sono figlia della sua liberalizzazione. Sono diventata consulente del mercato elettrico proprio quando venne istituita la borsa elettrica. L’avventura è durata fino al 2004, quando ho accettato l’offerta di un’azienda statunitense che operava nel campo del trading e del risk management per commodities, in particolare nei settori energia e gas. Per 4 anni sono stata la loro rappresentante in Europa. Nel 2008 ho preso coraggio e ho fatto una cosa mia: ho raccolto i miei ingegneri e ho creato Energeya, una società di consulenza energetica. È andato tutto bene fino al 2015, poi l’abbiamo venduta a un fondo americano. Quindi ho aperto una società di consulenza in Spagna e ho viaggiato tra Francia e Spagna per 3 anni. A un certo punto ho incontrato un azionista importante che ha deciso di investire in Olidata: sono rientrata in Italia da Ad dell’azienda. L’esperienza è durata poco perché tra gli azionisti non c’era accordo sul piano industriale.

Ma la politica quando arriva?

In quel momento. Ho incontrato i 5 stelle a marzo del 2019, poco prima delle Europee. Cercavano capoliste di peso, anche nelle isole. Io in Sardegna ero abbastanza conosciuta, avevo vinto un premio come migliore imprenditore sardo. Insomma quell’anno ho compiuto 50 anni e sono entrata nel Movimento 5 stelle. È stata una svolta per me, sono passata dall’imprenditoria alla politica e ho capito molte cose. Prima fra tutte che la politica è un mondo che va affrontato con competenze.

Tana per Todde. Tana per il viceministro allo Sviluppo economico dei 5 stelle che definisce la competenza un elemento imprescindibile della politica, smentendo non solo i detrattori del Movimento critici a prescindere, ma anche un po’ le origini di un soggetto politico nato sui principi dell’improvvisazione, dell’uno vale uno, della struttura orizzontale. Quindi anche per lei, come per Luigi Di Maio, il principio dell’uno vale uno non ha più senso?

Il Movimento 5 stelle ha due meriti: aver dato voce a chi si sentiva ignorato e spazio a chi non aveva mai fatto politica prima. Grazie ai 5 stelle sono diventata prima sottosegretario e poi viceministro al Mise.

Quindi l’uno vale uno sta in piedi o no?

È vero che quando si fa un mestiere nuovo si imparano cose, ma se certe competenze le acquisisci in anticipo fai meglio il tuo lavoro. Con più esperienza avrei potuto essere più incisiva, risolvere più crisi, fare più provvedimenti. È il mio grande rimpianto. Sono comunque soddisfatta di quello che ho fatto, perchè in 3 anni ho promosso provvedimenti che si ricorderanno: il decreto anti delocalizzazioni, il Fondo imprenditoria femminile, il sostegno di aziende in crisi. Quando sono arrivata al Mise c’erano 149 aziende in crisi, oggi 70.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di settembre 2022. Ci si può abbonare al magazine di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

 

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