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La Gen Z della forza lavoro: il più basso tasso di occupazione in Europa

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In Italia è Neet un giovane su tre tra i 20 e i 24 anni.

Il ministero del lavoro e delle politiche sociali ha pubblicato nel 2022 il piano di emersione e orientamento dei giovani inattivi, denominati Neet – ‘Not in employment, education or training’. Si tratta di persone che non sono inserite né in percorsi di istruzione e formazione né sono occupate. Il nostro Paese ha un livello di Neet molto elevato, superato in Europa solo da Macedonia del Nord, Montenegro e Turchia.

La generazione Z comprende coloro che hanno dai 25 ai 10 anni. Secondo le rilevazioni Istat, si rientra nelle statistiche dei soggetti che sono abili a lavorare a partire dai 15 anni di età. L’ente di ricerca italiano ha riportato che nel 2021 il tasso di occupazione della fascia 15-24 anni, la parte della Gen Z che ricade nella forza lavoro, è stato del 17,5%, un numero molto basso, comparato con le altre fasce di età, ma anche in relazione a quanto accade negli altri paesi europei. Lo conferma Francesco Nespoli, ricercatore in Sociologia dei processi culturali e comunicativi. Secondo Nespoli si potrebbe pensare che la bassa percentuale sia legata al fatto che molti studino ancora, ma se il dato si confronta con altri Paesi europei la differenza in negativo è confermata.

Nespoli ha affermato: “Questo significa che in Italia c’è un problema con la Gen Z. Nella fascia di età 15-19, una persona su 10 è fuori dal mondo della scuola e del lavoro. Se le persone non lavorano e non studiano, si passa a un secondo problema: il disequilibrio tra domanda e offerta di lavoro”.

Il bollettino del 2021 di Excelsior, il rapporto di Unioncamere, ha sottolineato come esistano problemi di reperimento che interessano perlopiù i profili specializzati: dirigenti e specialisti con conoscenze approfondite anche di carattere scientifico e operai specializzati. Una delle professioni più ambite dalle aziende che ricercano figure specialistiche e tecniche under 30 è quella dell’analista e progettista dei software. Al tempo stesso i dati mostrano come sia difficile da trovare, perché secondo le aziende mancano i candidati. La stessa situazione si presenta con le manodopera: le competenze più difficili da reperire sono i meccanici, i riparatori e manutentori di automobili e gli attrezzisti di macchine utensili.

Il fronte comunicazione

La ricerca di We are social pubblicata nel 2017 aveva previsto l’importanza che l’influencer marketing ha per questa fascia di età. Un fenomeno che ha molta incidenza sulla generazione. L’influenza non proviene soltanto dalle celebrità, infatti più del 40% degli intervistati della Gen Z ha affermato che è disposto a modificare la propria opinione rispetto a qualcosa dopo aver sentito qualcun altro in grado di esprimere un parere autorevole.

TikTok si sta affermando a ritmi sostenuti. Il New York Times ha pubblicato una dichiarazione attribuita a  Google. Secondo un’analisi dell’azienda, il 40% della generazione Z quando cerca un luogo dove recarsi non va su Google Maps ma si rivolge a TikTok, il social che grazie al suo potente algoritmo personalizza i video adattandoli ai gusti del destinatario. La Gen Z anche qui dimostra quanto sia autonoma e disintermediata: non si ricorre più a motori di ricerca, giornali e blog affermati. Secondo Francesco Nespoli questo conferma che, da un punto di vista economico e del marketing, le aziende debbano imparare a relazionarsi in modo totalmente diverso con  questa generazione.

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