Google, via 12mila persone: tra le Big Five solo Apple non ha licenziato

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Il tech americano continua a perdere lavoratori: l’onda di ‘layoff’ iniziata nel 2022 non si è ancora esaurita e ormai ha colpito 4 quinti delle Big Five, il club formato dalle maggiori aziende del tech americano. Dopo Meta, Amazon e Microsoft, ora tocca a Google: la casa madre Alphabet licenzierà 12.000 persone. All’appello, ormai, manca solo Apple. Un dato che si spiega con le assunzioni degli scorsi anni: il Ceo Tim Cook ha assunto molto meno dei suoi colleghi.

Intanto Google si porta sul podio: con il taglio del 6% della forza lavoro globale, è seconda solo ad Amazon per numero di layoff; al secondo posto, supera quindi Meta, che lo scorso autunno si era fermata a 11mila licenziamenti (e che vince in termini di quota rispetto alla forza lavoro totale: 13%) e Microsoft, che he ha annunciati 10mila pochi giorni fa.

A comunicare la decisione di Alphabet ai dipendenti è stato lo stesso Ceo, Sunder Pichai, con una mail inviata oggi: i tagli avverranno in tutto il mondo, e Pichai se ne prende “tutta la responsabilità”.

Anche Pichai, come aveva fatto il Ceo di Amazon Andy Jassy, ricorda nella sua lettera ai dipendenti che il contesto economico del 2022 e del 2023 è molto diverso rispetto a quello precedente: i record di crescita del post pandemia sono lontani.

“Negli ultimi due anni abbiamo vissuto periodi di crescita spettacolare”, dice Pichai.

“Per sostenere e alimentare questa crescita, abbiamo fatto assunzioni in un contesto economico diverso da quello attuale”, ha spiegato.

Insomma, il tech ha assunto troppo. Un concetto che ritorna anche in altre dichiarazione di datori di lavoro ‘pentiti’, come il Ceo di Salesforce Marc Benioff: “Con l’accelerazione delle nostre entrate durante la pandemia, abbiamo assunto troppe persone che hanno portato alle difficoltà economiche che stiamo affrontando, e me ne assumo la responsabilità”.

Google e il prezzo della corsa all’AI

La mail, ha spiegato Pichai, è stata già inviata ai dipendenti Usa: “In altri Paesi, questo processo richiederà più tempo a causa delle leggi e pratiche locali”.

Ora Google si sta concentrando sull’intelligenza artificiale, dice Pichai: “Sono fiducioso delle enormi opportunità che abbiamo di fronte grazie alla forza della nostra missione, al valore dei nostri prodotti e servizi e ai nostri primi investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato ancora Pichai. La sfida, in questo settore, è con Microsoft, che intanto sta puntando molto su OpenAi e il suo strumento di intelligenza artificiale generativa ChatGpt: molti hanno parlato di un pericolo per la stessa esistenza dei motori di ricerca, anche se la stessa Google è consapevole da tempo delle potenzialita dell’intelligenza artificiale.

Per sfruttare al meglio il valore dell’AI, dice Pichai, “dovremo fare delle scelte difficili. Pertanto, abbiamo intrapreso una rigorosa revisione delle aree e delle funzioni del prodotto per garantire che le nostre persone e i nostri ruoli siano allineati con le nostre massime priorità come azienda. I ruoli che stiamo eliminando riflettono il risultato di quella revisione”.

I licenziamenti prevedono che agli interessati impiegati negli Stati Uniti vada una ‘severance’ di 16 settimane e una copertura sanitaria di 6 mesi. Misure che cambiano in base alla regione: nella mail Pichai non ha specificato quali saranno per i dipendenti fuori dagli Usa.

Le avvisaglie della decisione di Google c’erano tutte: la parola d’ordine è ‘tagliare le spese’ ormai da ottobre, quando gli utili sono scesi del 27% rispetto all’anno precedente, deludendo le attese degli analisti. La società non si è fermata al rallentamento delle nuove assunzioni. Intanto Google ha anche ridotto i costi negli ultimi mesi, cancellando il rilascio dei nuovi laptop Pixelbook e chiudendo definitivamente Stadia, il servizio di gaming in cloud.

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