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Transizione energetica, l’Iea: l’industria petrolifera può fare molto di più

metano gas

Gli investimenti su rinnovabili e tecnologie energetiche pulite stanno superando sempre di più la spesa per i combustibili fossili, secondo un nuovo rapporto (il World energy investment) dell’Iea che mostra come su 2.800 mld di dollari di spesa previsti nel 2023, 1.700 andranno alle rinnovabili e alle alle tecnologie che l’agenzia considera “pulite”, nucleare compreso. Ma quel gap tra idrocarburi e rinnovabili dovrebbe allargarsi ancora più velocemente, soprattutto considerando che, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, gli investimenti sulle rinnovabili da parte delle major del petrolio (individuati come player fondamentali per la transizione energetica) non crescono. Tenendo a mente, oltretutto, i profitti record dello scorso anno.

IEA, Investimenti globali in energia pulita e in combustibili fossili, 2015-2023, IEA. Licence: CC BY 4.0

 

Le mosse dell’Oil&Gas

Fatih Birol, Executive director dell’agenzia, ha scritto su Linkedin che “l’industria petrolifera e del gas ha beneficiato di una ‘manna’ senza precedenti nel 2022”, riferendosi ai profitti record accumulati lo scorso anno dalle major grazie all’aumento dei prezzi del carburante. “Ma la maggior parte di questa cifra è andata a dividendi, riacquisti di azioni proprie e restituzione del debito, piuttosto che in investimenti energetici”. L’utile netto derivante dalle vendite di combustibili fossili, dice l’agenzia, è più che raddoppiato rispetto alla media degli ultimi anni, arrivando a circa 4.000 mld di dollari.

Nonostante la spinta verso la diversificazione del business energetico sia conclamata da ormai qualche anno, il report dell’Iea rivela infatti che gli investimenti in tecnologie pulite da parte di Big Oil corrispondono a meno del 5% di ciò che viene speso per il business tradizionale, cioè l’esplorazione e la produzione.

Un livello quasi invariato rispetto allo scorso anno (quindi nessun miglioramento) anche se quel 5% viene superato nel caso di alcune delle più grandi società europee. “L’industria può fare molto di più per aumentare le opzioni di energia pulita come le energie rinnovabili, i combustibili a basse emissioni, l’idrogeno e la cattura del carbonio”, dice Birol.

La distribuzione del ‘cash spending’ dell’industria petrolifera tra 2008-2022. Nel 2022 la cifra che è andata ai dividendi (in verde chiaro) è aumentata. IEA. Licence: CC BY 4.0

 

Intanto, basandosi sugli annunci di spesa delle major, il report dice che l’investimento per l’upstream dovrebbe aumentare del 7% nel 2023 (fino a 500 mld di dollari), gli stessi livelli del 2019, anche se un parte importante dell’aumento è determinata dall’inflazione.

Ma secondo il report c’è una certa reticenza all’investimento, in generale: le poche compagnie petrolifere che investono più di quanto facessero prima della pandemia di Covid-19 sono le grandi compagnie petrolifere nazionali in Medio Oriente, dice l’Iea.

Intanto, per la transizione pulita ci sono altre cattive notizie:

  • Gli investimenti nei combustibili fossili del 2023 saranno più del doppio di quanto dovranno essere nel 2030 (nello scenario Net Zero Emissions dell’Iea, che prevede emissioni zero al 2050).
  • La domanda globale di carbone ha raggiunto il massimo storico nel 2022 e gli investimenti nel carbone quest’anno sono sulla buona strada per raggiungere un livello quasi sei volte superiore a quello ‘augurato’ per il 2030 nello scenario Net Zero.
  • Gli investimenti dell’industria in combustibili puliti, come bioenergia, idrogeno e CCUS (ovvero la cattura della CO2, che l’Iea considera fondamentale per la transizione), stanno aumentando, “ma rimangono ben al di sotto di dove dovrebbero essere negli scenari guidati dal clima”.

Rinnovabili sempre più mature. E il solare supera il petrolio

Su quei 2.800 mld di dollari investiti a livello globale nell’energia, quindi, oltre 1,7 trilioni di dollari dovrebbero andare a tecnologie pulite. Va sottolineato come tra queste, oltre a rinnovabili, veicoli elettrici, efficienza delle reti e batterie, ci sono anche energia nucleare, combustibili a basse emissioni, e pompe di calore. E i mille miliardi che mancano dal conto totale? Quelli andranno, anche quest’anno, a carbone, gas e petrolio.

Secondo il report, mentre gli investimenti annuali in energia pulita aumenteranno del 24% tra il 2021 e il 2023, trainati da energie rinnovabili e veicoli elettrici, sarà del 15% l’aumento degli investimenti in combustibili fossili.

“L’energia pulita si sta muovendo velocemente, più velocemente di quanto molte persone si rendano conto. Questo è chiaro nelle tendenze degli investimenti, dove le tecnologie pulite si stanno allontanando dai combustibili fossili “, ha affermato il direttore esecutivo Fatih Birol.

“Per ogni dollaro investito in combustibili fossili, circa 1,7 dollari sono ora destinati all’energia pulita. Cinque anni fa, questo rapporto era uno a uno. Un esempio lampante sono gli investimenti nel solare, che è destinato a superare per la prima volta la quantità di investimenti nella produzione di petrolio”.

Guidate dal solare (che raggiungerà la soglia del miliardo di dollari di investimenti al giorno), si prevede che le tecnologie a basse emissioni rappresenteranno quasi il 90% degli investimenti nella produzione di energia elettrica. I consumatori stanno anche investendo di più in tecnologie come le pompe di calore, che hanno visto una crescita annuale a due cifre dal 2021. Intanto, le vendite di veicoli elettrici dovrebbero aumentare di un terzo quest’anno, dopo essere già aumentate nel 2022.

“Gli investimenti in energia pulita sono stati stimolati da una serie di fattori negli ultimi anni”, dice l’agenzia, “tra cui periodi di forte crescita economica e prezzi volatili dei combustibili fossili che hanno sollevato preoccupazioni sulla sicurezza energetica, soprattutto dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Anche il rafforzamento del sostegno politico attraverso azioni importanti come l’US Inflation Reduction Act e iniziative in Europa, Giappone, Cina e altrove hanno svolto un ruolo” importante.

Transizione a due velocità

Secondo il report, oltre il 90% dell’aumento degli investimenti in rinnovabili proviene dalle economie avanzate e dalla Cina: questo rappresenta “un serio rischio di divisione nell’energia globale se le transizioni non si riprendono altrove”, dice l’agenzia.

Le maggiori carenze negli investimenti in energia pulita sono infatti nelle economie emergenti e in via di sviluppo. In molti paesi gli investimenti sono frenati dai tassi di interesse più elevati, da quadri politici poco chiari, da infrastrutture di rete deboli, e in generale da un elevato costo del capitale necessario a finanziare gli investimenti. “La comunità internazionale deve fare molto di più, soprattutto per stimolare gli investimenti nelle economie a basso reddito, dove il settore privato è stato riluttante ad avventurarsi”, afferma l’agenzia.

 

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