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Pnrr, giovani, salario minimo: la Banca d’Italia e i 3 messaggi di Visco

A volte, nei discorsi di rito si celano significati nascosti che è importante far emergere. Altre volte i messaggi sono in piena vista. Dal Pnrr, migliorabile ma urgentissimo, all’allarme sulla precarietà dei giovani italiani, fino al salario minimo, le Considerazioni finali della Banca d’Italia sul 2022 sono le ultime di Ignazio Visco da Governatore dell’istituto, che saluterà ad ottobre. E sono considerazioni in cui l’uomo storico di Banca d’Italia (una carriera lunga 50 anni, ha ricordato lo stesso Visco) evidenzia (anche al Governo Meloni) le maggiori criticità davanti al cammino economico italiano.

Tra i tanti punti affrontati da Visco (che prevede un aumento dell’1% per il Pil italiano), tre sembrano emergere come i messaggi più decisi (e, secondo Visco, decisivi).

1. L’allarme sul Pnrr

Sul Piano di ripresa e resilienza oggetto delle revisioni del Governo Visco commenta che “miglioramenti sono possibili”, ma che “non c’è tempo da perdere”. Il Pnrr è uno snodo cruciale, sostiene il Governatore: “Un raro, e nel complesso valido, tentativo di definire una visione strategica per il Paese. Anche per questa ragione, oltre agli investimenti e agli altri interventi di spesa, è cruciale dare attuazione all’ambizioso programma di riforme, da troppo tempo attese, in esso contenuto”. E per farlo serve l’Europa. Un confronto continuo con la Commissione è assolutamente “necessario, nonché utile e costruttivo”, per eventuali modifiche.

È quindi “cruciale dare attuazione all’ambizioso programma di riforme, da troppo tempo attese”, contenute nel Pnrr.

2. Il salario minimo

Tra i punti salienti del discorso del Governatore di Banca d’Italia anche quello lavorativo.

Nel 2022 l’occupazione (come l’attività produttiva) ha proseguito nel recupero iniziato con l’uscita dalla fase più acuta della pandemia e sostenuto dalle ingenti risorse stanziate dai governi nazionali e dall’Unione europea. Dall’autunno, l’attività però “ristagna”, mentre sempre nel 2022 la crescita delle retribuzioni orarie effettive si è collocata al 3,5% circa, non riuscendo a tenere il passo con l’aumento dei prezzi.

Visco segnala anche una crescita, ora ad una quota del 30% dal 25% degli anni ‘90, dei lavoratori con retribuzioni annue “particolarmente basse”: in questo caso, si intendono quegli stipendi che non superano il 60% della media, ovvero 11.600 euro l’anno.

E allora, in condizioni di precarietà, il Governatore apre al salario minimo come strumento per la giustizia sociale: “Come negli altri principali Paesi, l’introduzione di un salario minimo, definito con il necessario equilibrio, può rispondere a non trascurabili esigenze di giustizia sociale”.

Visco precisa che “troppi, non solo tra i giovani”, non hanno un’occupazione regolare o non si vedono riconosciute “condizioni contrattuali adeguate”.

Intanto scende la popolazione in età lavorativa: nel 2040 si ridurrà di oltre sei milioni e mezzo di persone. E sarà proprio con un aumento della partecipazione dei giovani, ma anche delle donne e degli anziani, che si potrà rispondere. Senza dimenticare un necessario aumento del “saldo migratorio”, che per l’Istat si prefigura pari a 135.000 persone all’anno, più del doppio degli ultimi dieci anni, dopo una media di oltre 300.000 nel precedente decennio.

3. Il futuro precario dei giovani (e non solo)

Nelle considerazioni finali di Visco anche il “lavoro a termine” spesso associato a “condizioni di precarietà” molto prolungate; “la quota di giovani che dopo cinque anni si trova in condizioni di impiego a tempo determinato resta prossima al 20%”.

Secondo Visco “troppi, non solo tra i giovani, non hanno un’occupazione regolare o, pur avendola, non si vedono riconosciute condizioni contrattuali adeguate”. Secondo le considerazioni finali, con la diffusione del lavoro “temporaneo” è aumentato il numero di quanti oggi hanno un impiego solo per una parte dell’anno.

Ma il messaggio di Visco non si ferma ai numeri, e si allarga ai rischi maggiori fronteggiati dalle future generazioni. Uno economico, il debito pubblico, e uno esistenziale: la lotta ai cambiamenti climatici.

“Problemi come la riduzione del debito pubblico o l’adozione di stili di vita coerenti con la difesa dell’ambiente richiedono che la società li comprenda e faccia propri, non perché ce li chiede l’Europa ma perché ci schermano dai rischi e dischiudono opportunità”.

Secondo Visco “ridurre la dimensione del debito pubblico è una priorità della politica economica, indipendentemente dalle regole europee”. Il Governatore di via Nazionale è convinto che ridurre il fardello italiano sia prioritario per “dare continuità al processo di consolidamento avviato nell’ultimo biennio”.

Visco sottolinea quindi che nei prossimi anni ogni eventuale aumento di spesa o riduzione di entrata, “anche nell’ambito delle riforme già annunciate quali quella del fisco o dell’autonomia differenziata”, non potrà prescindere “dall’identificazione di coperture strutturali adeguate e certe”. E ricorda anche che “il mantenimento di una gestione prudente delle finanze pubbliche costituisce un segnale importante di credibilità; contribuisce a comprimere i rendimenti dei nostri titoli di Stato, avvicinandoli a quelli di altri grandi paesi dell’area dell’euro”.

Gli altri messaggi del governatore di Banca d’Italia: dal fisco al Mes

“Per il 2023 le previsioni oggi disponibili convergono su un aumento del prodotto intorno all’1%”, dice il Governatore, convinto che nonostante la guerra in Ucraina e, prima ancora, la pandemia, l’economia italiana ha mostrato una “confortante capacità di reazione”. Ci sono quindi “segnali incoraggianti” che però vanno rafforzati, “superando quei ritardi che ancora impediscono alla nostra economia di dispiegare appieno le proprie potenzialità”.

Mentre la risposta monetaria (“indispensabile”, anche se serve “gradualità”) delle Banche centrali si occupa di riportare l’inflazione ai livelli ideali (secondo l’Istat quella italiana a maggio decelera al +7,6%), Visco ricorda che sulle capacità di crescita della nostra economia “grava un sistema tributario complesso, su cui si è spesso intervenuti senza un disegno organico”.

Il fisco, insomma, gioco un ruolo fondamentale, e una riforma è auspicabile: “Una ricomposizione del prelievo che riduca il peso della tassazione sui fattori produttori può stimolare l’occupazione e gli investimenti”.

Poi c’è il capitolo dell’instabilità del mondo delle banche ma anche quello del Mes. “Non si può non sottolineare infine la necessità di portare a compimento l’unione bancaria”, attraverso una revisione dell’attuale disciplina di gestione delle crisi “nonché l’istituzione di uno schema unico di garanzia dei depositi”.

I recenti fenomeni di instabilità osservati al di fuori dell’Unione europea, dice il Governatore, “mostrano chiaramente l’importanza di raggiungere questi obiettivi”.

Per questo “non appena sarà pienamente operativa la sua riforma – aggiunge – il Mes potrà svolgere un ruolo importante fornendo una rete di sicurezza finanziaria al fondo di risoluzione unico”.

Non c’è una fuga di depositi dalle banche italiane, fenomeno che anche grazie alle innovazioni digitali ha scosso gli istituti di credito americani dopo il caso Svb ma un “calo fisiologico” della liquidità accumulata durante la pandemia e uno spostamento dei risparmiatori verso prodotti finanziari “più remunerativi”.

Secondo Visco “dal luglio dello scorso anno, quando aveva toccato il picco di quasi 1.620 miliardi” i depositi sono calati del 6%. “Gli episodi di turbolenza ci ricordano quanto velocemente la fiducia degli investitori possa deteriorarsi” ha aggiunto.

Banca d’Italia, Visco: “Ascoltare i giovani”

Il Governatore, ai titoli di coda con l’istituto dopo 50 anni, sceglie proprio il futuro per chiudere il suo ultimo discorso. Chiamando in causa Aristotele e Dante, e il concetto di animale sociale creato dal filosofo e ripreso dal poeta. Il futuro, dice Visco, può essere immaginato “collettivamente”. come sostiene lo storico e scrittore israeliano Yuval Noah Harari, menzionato subito dopo. Spetta ai più giovani, meno condizionati dal passato, immaginare il mondo futuro e individuarne le opportunità. “Andranno ascoltati” è l’appello finale del Governatore.

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