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Torna la serie A ed è caccia al Napoli campione, ma la vera sfida da vincere è quella di stadi nuovi e efficienti

L’attesa per il ritorno della Serie A è palpabile. Dopo la delusione del secondo mondiale mancato e le dimissioni recenti del Ct della Nazionale Roberto Mancini sostituito con Luciano Spalletti, il campionato riparte col Napoli scudettato in casa del neo-promossa Frosinone. Ma tutte le squadre sono ponte e si preparano per le sfide sul campo. C’è un altro aspetto cruciale che però merita attenzione: lo stato e il futuro degli stadi in cui si giocheranno le partite. Mentre la Premier League è celebre per gli “impianti all’inglese” e la Liga spagnola brilla per le sue arene monumentali, la Serie A sembra spiccare per i “rendering”, ovvero i progetti che spesso restano solo sulla carta.

Una delle ragioni di questa situazione è la difficoltà nel portare a termine la realizzazione dei nuovi stadi. La carenza di fondi, i vincoli urbanistici o architettonici e un quadro normativo che sembra non favorire le nuove costruzioni, aggiornato nel 2017, sono solo alcune delle sfide che le società calcistiche italiane affrontano quando cercano di portare avanti tali progetti.

Al contrario, altri campionati europei hanno potuto beneficiare delle competizioni internazionali degli ultimi decenni, come i Mondiali, per rinnovare i loro impianti. In Italia, l’ultimo grande ciclo di nuove costruzioni e restyling risale ai Mondiali del 1990, ma non sempre queste opere hanno lasciato un impatto duraturo.

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Uno studio condotto nel 2020 dalla Deloitte ha stimato che il settore della costruzione di nuovi stadi potrebbe attirare fino a 4,5 miliardi di euro di investimenti nei prossimi dieci anni. Di questi, 4,1 miliardi verrebbero dalla Serie A, generando anche la creazione di 25.000 nuovi posti di lavoro e un gettito fiscale aggiuntivo di 3,1 miliardi di euro.

L’importanza di possedere uno stadio, nuovo o ristrutturato, risiede anche nell’aumento degli introiti dei club italiani attraverso la presenza di pubblico e attività collaterali, un modello già consolidato nei principali campionati europei.

Tuttavia, attualmente solo cinque delle venti squadre in Serie A sono proprietarie dei propri stadi: Juventus, Udinese, Atalanta, Sassuolo e Frosinone. Le altre squadre giocano in impianti comunali con un’età media che supera i 50 anni.

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Per comprendere meglio la situazione, è opportuno fare un riepilogo dei progetti attualmente in corso per la costruzione di nuovi stadi. L’AS Roma, ad esempio, ha abbandonato il progetto di uno stadio a Tor di Valle a causa di difficoltà legate ai trasporti e alle cubature commerciali previste attorno all’impianto. Tuttavia, il club ha presentato un nuovo studio di fattibilità per uno stadio nella zona di Pietralata.

Anche l’iconico stadio di San Siro, condiviso da Milan e Inter, ha affrontato delle sfide. Sebbene l’ipotesi di demolirlo e ricostruirlo sembri essere stata accantonata, il vincolo della Soprintendenza alle Belle Arti ha portato a una nuova riflessione sul suo futuro. Progetti simili sono stati elaborati anche per gli stadi di Cagliari, Bologna, Firenze e Venezia.

Una delle piazze calcistiche più importanti, Napoli, ha una stadio di recente rifunzionalizzato per le Universiadi ma comunque costruito nel 1959. Si chiamava lo stadio del Sole quando entro in funzione nel 1959, fu ribattezzato stadio San Paolo nel 1963, dal 2020 è lo stadio Maradona (nella foto in evidenza).

In definitiva, il calcio italiano ha il potenziale per rivoluzionare gli stadi e migliorare l’esperienza del pubblico, ma affronta ostacoli significativi. La sfida è quella di tradurre i progetti in realtà, investendo nella modernizzazione degli impianti e garantendo una nuova era di emozioni calcistiche per i tifosi di tutto il mondo.

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