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Intelligenza artificiale, è la consapevolezza l’arma degli umani

Intelligenza artificiale e umana

“Le mansioni lavorative degli individui cambieranno in parte, ma se l’uomo si pone come obiettivo quello di superare e vincere con l’AI sul suo stesso terreno di gioco ha già perso in partenza”.

Francesco Di Gruttola, ricercatore, esperto di intelligenza artificiale con un dottorato di ricerca in Neuroscienze all’Università di Pisa, commenta così a Fortune Italia le novità introdotte da OpenAI che ha da poco annunciato ChatGPT Enterprise, l’intelligenza artificiale dedicata totalmente alle imprese.

La nuova creatura di OpenAI rappresenta un’importante aggiunta all’ecosistema del lavoro basato sull’intelligenza artificiale, offrendo una sicurezza avanzata, la privacy dei dati e numerose opzioni di personalizzazione. Una delle novità riguarda l’aggiunta di funzionalità che permettono all’azienda di implementare su larga scala i prodotti creati, come una console utile a gestire i membri del team di sviluppo e l’accesso ad una dashboard con statistiche avanzate di utilizzo. C’è stato poi un incremento nella velocità e nella potenza del modello GPT-4, che è alla base di ChatGPT Enterprise. Questo permetterà agli utenti in fase di interrogazione di poter inserire input quattro volte più lunghi, oltre a poter usufruire del modello senza alcun limite.

Lo sforzo principale messo in campo è però quello di non utilizzare alcun dato inserito dal cliente o dall’azienda per allenare il ‘cervello artificiale’ alla base del software. La privacy rimarrà sempre un tema delicato in ambito AI, “soprattutto perché i dati sono l’alimento di cui si nutre per addestrare i modelli – dice Di Gruttola – La qualità, l’equità e la quantità delle informazioni ne influenza enormemente le prestazioni”. Per questo le modalità con cui i dati vengono archiviati, recuperati, gestiti e utilizzati ha aperto un enorme dibattito a livello nazionale e internazionale.

È stato anche ChatGPT a farne le spese nel nostro Paese nel recente e noto provvedimento del Garante della Privacy, in cui è stato chiesto ad OpenAI di fornire ulteriori spiegazioni agli utenti rispetto al trattamento dei dati personali raccolti. “Purtroppo ad oggi la velocità dell’ambito legislativo di uno Stato difficilmente riesce a stare al passo con l’avanzamento tecnologico – evidenzia il ricercatore- A livello europeo, si stanno discutendo e ratificando diversi tentativi di regolamentazione di questa tecnologia, come l’AI Act, che sarà la prima legge onnicomprensiva in materia. Allo stesso modo, si stanno discutendo ulteriori integrazioni al GDPR, per includere casistiche ed eventualità che l’AI potrà portare. In tutto questo però l’AI è già al nostro fianco da molti anni. Staremo quindi a vedere, augurandoci, come umanità, di riuscire a padroneggiare sempre meglio questa tecnologia tanto affascinante quanto potenzialmente molto utile per le nostre vite”.

AI, le sfide delle aziende e le preoccupazione dei lavoratori

Intelligenza artificiale

Nonostante le rassicurazioni, le organizzazioni dovranno rimanere vigili nella gestione dei rischi associati, così come i lavoratori devono superare la paura di essere ‘surclassati’ e vincere la sfida “di stare, come sempre, al passo con i cambiamenti tecnologici: per questo tematiche come la formazione e l’alfabetizzazione digitale sono e saranno essenziali. Un PC – afferma Di Gruttola – sarà sempre molto più veloce di noi nello svolgere un determinato tipo di compito, come ad esempio fare calcoli matematici. Dovremmo invece concentrarci su ciò che è peculiarmente umano e che ci ha permesso di evolverci come specie e che nessuna AI, ad oggi, possiede: la consapevolezza”. Per ora però la consapevolezza di molti ‘lavoratori da ufficio’ è quella di identificare un’intelligenza artificiale sempre più solida e di vederla implementata ogni giorno di più nelle attività quotidiane delle aziende.

Nel rilasciare Enterprise, OpenAI ha dichiarato di credere “che l’intelligenza artificiale possa assistere e migliorare ogni aspetto della nostra vita lavorativa e rendere i team più creativi e produttivi”. Molti dipendenti e lavoratori, però, sono preoccupati per il loro futuro. In America, per fare une esempio, Pew Research ha riferito che i lavoratori sono sempre meno entusiasti del ruolo crescente dell’AI. Lo scorso dicembre, il 38% ha dichiarato di sentirsi così, praticamente in linea con l’anno precedente, ma in un sondaggio condotto tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, la percentuale era salita al 52%.

“Pur essendo difficile prevedere un futuro in così rapida crescita ed evoluzione come quello in cui viviamo, non credo che nei prossimi anni l’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro, anche se avrà presumibilmente un impatto non trascurabile sull’occupazione e sulle nostre mansioni lavorative – dice il ricercatore – L’AI è solo una tappa del progresso tecnologico dell’umanità. Dall’invenzione della ruota fino ai più recenti sviluppi, come il PC, l’uomo non ha mai smesso di lavorare a causa della tecnologia, anzi, si è spinto ben oltre i suoi limiti arrivando fin sulla luna. Credo quindi che l’AI, se vista come un’opportunità, possa fornire strumenti nuovi e inaspettati per migliorare la qualità della nostra vita personale e lavorativa. Già oggi, ad esempio, può aiutare a ridurre al minimo i compiti aziendali ripetitivi e noiosi, che possono portare a fatali distrazioni o a tecnostress. L’AI generativa, come ChatGPT può fornire ad uno sviluppatore software un codice di partenza su cui potrà lavorare, velocizzando di gran lunga i processi produttivi”.

Questa meccanizzazione però potrebbe influire negativamente sul senso di appartenenza di un individuo. “Con un’elevata automazione dei processi, i compiti del dipendente potrebbero anche aumentare e potrebbe essere necessario meno personale per portare a termine un compito – dice Di Gruttola – Su questi due fattori le aziende e il Paese dovranno ragionare per mitigare l’impatto negativo dell’AI sulla tutela e sul benessere del lavoratore, e nel contempo sfruttare al massimo questa tecnologia chiave per la transizione tecnologica”.

I vantaggi dell’intelligenza artificiale per le aziende

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Allo stesso tempo le ricerche mostrano che le organizzazioni i cui dipendenti traggono personalmente vantaggio dall’AI sono quasi sei volte più propense a ottenere significativi benefici finanziari rispetto a quelle in cui i dipendenti non vedono il valore della tecnologia. E allora diventa chiaro che sarà compito delle aziende e dei suoi manager rassicurare i dipendenti e identificare quali compiti gli esseri umani sono particolarmente adatti a svolgere, distinguendoli dai compiti in cui eccelle l’AI: “Questa è sicuramente una buona strada, ma per poterla percorrere le aziende dovranno adattare la propria organizzazione e prestare sempre più attenzione al fattore umano. Se da un lato serviranno esperti di AI a tutto tondo, quindi in ambito privacy, legale, formativo e tecnico, saranno sempre più necessarie anche figure di ambito umanistico, come gli psicologi del lavoro, i cui compiti saranno molteplici. In poche parole, dovremmo cercare di instaurare una relazione positiva con l’AI, senza cedere in umanità e sentendoci sempre efficaci rispetto al nostro lavoro e le nostre competenze”.

Le sfide che l’AI ci pone di fronte sono davvero molteplici: dalla tutela della privacy, fino alle possibili discriminazioni che potrebbe compiere un algoritmo. Si pensi solamente all’utilizzo dell’AI a scuola. Creare un tema di italiano o risolvere un compito di matematica sarà molto semplice con ChatGPT e un insegnante potrà trovarsi nella situazione di chiedersi quanto la soluzione al compito assegnato sia farina del sacco dello studente o dell’AI.

“Studiare è alla base del progresso della nostra società. Qualora questo non avvenisse più e ci affidassimo totalmente alla tecnologia, ci troveremmo di fronte a un grosso rischio evolutivo. Per questo, come viene spesso e con forza sottolineato da autorevoli esperti del settore, l’AI potrebbe rappresentare un cambiamento profondo nella storia della vita sulla Terra e dovrebbe essere pianificata e gestita con cura e risorse adeguate. Dobbiamo essere molto consapevoli della tecnologia che abbiamo in mano e anche dei suoi limiti etici, per non auto estinguerci come specie”.

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