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Governo Meloni a caccia di risorse per la Manovra, si punta su extraprofitti di banche e multinazionali

Per i senatori italiani si avvicina l’esame del decreto asset, un provvedimento che ha suscitato molte discussioni e che sta per subire delle modifiche significative. Una delle norme più controverse del decreto riguarda gli extraprofitti delle banche, e in risposta alle preoccupazioni sollevate, il governo sta già lavorando per apportare modifiche che limiteranno l’impatto su questo settore finanziario.

La premier ha provato a forzare la mano agli alleati per rastrellare un po’ di miliardi dalle banche che hanno conseguito extraprofitti importanti in costanza della crisi, ma ha dovuto fare i conti con i distinguo di chi in Fi e Lega hanno chiesto di rivedere l’impatto della tassa sulle banche.

L’obiettivo principale di queste modifiche è garantire che qualsiasi grande gruppo, sia esso nazionale o straniero, attivo in vari paesi e operante nei settori industriale, commerciale o digitale, paghi un’imposta effettiva che sia almeno del 15%. Spesso, a causa di detrazioni o crediti d’imposta che riducono la base imponibile, questa percentuale non viene raggiunta, specialmente nel caso delle gigantesche aziende del web, che possono addirittura beneficiare di aliquote ridotte come la famigerata Google tax, ferma al 3%.

Il processo parlamentare per l’approvazione di queste modifiche dovrà essere completato entro la fine dell’anno, al fine di rispettare le normative dell’Unione Europea che richiedono che la legge entri in vigore all’inizio del 2024. Questo potrebbe rappresentare un notevole supporto per la legge di bilancio, in quanto i proventi derivanti da queste nuove norme potrebbero essere utilizzati per coprire gli interventi di politica economica previsti per l’anno successivo. Anche se le cifre esatte sono ancora in fase di valutazione, si stima che possano ammontare a circa 2 miliardi di euro.

Tuttavia, il successo di questa iniziativa dipenderà non solo dai calcoli delle parti interessate ma anche dal percorso parlamentare della norma, e dagli eventuali contributi e opposizioni da parte dei membri del governo e dell’opposizione. Attualmente, le Camere sono principalmente concentrate sull’esame del decreto asset, che comprende misure su questioni come il caro voli, i taxi e il granchio blu, ma soprattutto sugli extraprofitti delle banche.

Il vicepremier Antonio Tajani e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno annunciato che verranno apportate migliorie a questa norma, e i cambiamenti sono già in fase di definizione.

Inoltre, il partito di Forza Italia ha espresso le sue priorità in merito alla norma, cercando di garantire che sia considerata una misura temporanea e non ripetibile negli anni successivi, escludendo i titoli di Stato dalla tassazione, introducendo una deducibilità fiscale, presumibilmente al 50%, e attuando un prelievo equo per le banche più piccole, al fine di evitare di penalizzarle rispetto ai grandi istituti.

Tuttavia, il dibattito sulla norma non riguarda solo gli aspetti economici, ma anche le possibili questioni costituzionali sollevate dai tecnici del Senato. Il Servizio bilancio di Palazzo Madama ha infatti evidenziato il rischio di un’eventuale incompatibilità costituzionale della disposizione, un problema che potrebbe emergere solo dopo che le somme sono state incassate e spese, causando un ulteriore squilibrio nelle finanze pubbliche.

L’Italia sta affrontando una sfida importante nell’introduzione di un’aliquota minima sulle multinazionali, cercando di bilanciare la necessità di aumentare le entrate statali con l’importanza di garantire equità e giustizia fiscale. La legge dovrà superare molte fasi prima di diventare effettiva, e l’attenzione è ora focalizzata sull’esame del decreto asset, che contiene anche altre misure di rilevanza economica. Resta da vedere come questa iniziativa influenzerà l’economia italiana e il panorama fiscale internazionale.

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