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Leadership compassionevole: il valore delle competenze

Il 2023 è l’anno europeo delle competenze, indetto dall’Eu per dare una risposta concreta ad un nuovo trend, che è qui per restare: il long life learning. Si punta ad imprimere “nuovo slancio all’apprendimento permanente, dando alle aziende e ai singoli la capacità di contribuire alla transizione verde e digitale attraverso il sostegno all’innovazione e alla competitività”, come si legge sul sito della commissione europea.
Questo è anche il tema del dibattito fra Donato Tramuto, attivista per la salute globale, autore ed ex Ceo di Tivity Health, e Massimo Lapucci, Ceo delle Ogr Torino. L’occasione è quella della presentazione del nuovo libro di Tramuto: “Leadership compassionevole – come i leader empatici conquistano i cuori e raggiungono gli obiettivi”, in programma martedì sera sul palco delle Ogr Torino.
Fortune Italia ha voluto anticipare gli argomenti del dibattito con una doppia intervista, che punta a mettere a confronto i due speaker su tematiche ispirate al tema delle Competenze e del concetto di leadership.

Come possiamo definire la leadership oggi e come immagina invece la leadership del futuro?

Massimo Lapucci: La società, a tutti i livelli, è profondamente cambiata rispetto anche solo a pochi anni fa. Viviamo in una realtà frenetica, in una condizione di costante mutazione che Bauman ha definito ‘liquida’ e in cui ‘l’unica costante è il cambiamento e l’unica certezza è l’incertezza’.  La complessità di questo momento storico si ripercuote in ogni aspetto della vita civile, sociale e lavorativa ed è in questo contesto che la leadership, molto più di un tempo, deve sapersi adattare, anticipare e infine dominare i burrascosi moti del presente. Se la leadership ancora oggi può essere definita come l’abilità di influenzare, ispirare e guidare un gruppo di persone verso un obiettivo comune, in un futuro ormai prossimo la leadership dovrà necessariamente diventare più inclusiva e collaborativa, concentrandosi anche sull’ascolto, sull’empatia e sulla valorizzazione delle diverse competenze presenti nel team.
Nella mia esperienza, tuttavia, ho capito che è necessario contemperare la ‘compassionate leadership’ con il ‘containment’, inteso proprio come capacità di osservare e assorbire cosa ci accade intorno, cercando di trasmettere un senso di stabilità e di stimolo ad accettare nuove sfide. Ciò richiede un chiaro orientamento verso la creazione di organizzazioni basate sulle persone, e verso la ‘moral leadership’, che comprende principi come integrità, senso della responsabilità e intelligenza emotiva, quella particolare sensibilità che contiene intuito, carisma, capacità di sintesi.
Donato Tramuto: La leadership tradizionale, gerarchica, esiste da decenni: da quando l’economia si basava soprattutto sul settore manifatturiero. È un tipo di leadership top-down in cui il capo o leader sente di dover avere e fornire tutte le risposte, e i lavoratori seguono la sua direzione senza fare domande. L’attenzione in questo caso è rivolta all’efficienza e alla produttività, non alle persone. Ma negli ultimi tempi si parla molto di diversi fenomeni – tra cui ‘great resignation’ e il ‘quiet quitting’ – che esprimono il bisogno diffuso di un nuovo tipo di leadership, lontano da un approccio manageriale ‘dall’alto’ e più vicino a uno stile ispirato alla compassione e alla gentilezza nelle relazioni umane. Oggi, quindi, un vero leader si deve concentrare sul riconoscere e abbracciare l’idea che il suo ruolo è al servizio degli altri; pertanto, deve prendersi sempre anche il tempo per ascoltare e comprendere le loro esigenze e coinvolgerli nel processo decisionale.

 

Hard Skills e Soft Skills, esiste un equilibrio fra questi elementi che consenta di tracciare un percorso di successo per i professionisti di domani?

Massimo Lapucci: Se da un lato le hard skill rappresentano le competenze tecniche specifiche necessarie per un determinato lavoro – come ad esempio la conoscenza di un software, l’abilità nel programmare o la capacità di analizzare dati – le soft skill sono capacità personali quali versatilità, brightness e propositività, propensione a relazionarsi e a fare squadra sapendosi anche adattare ai rapidi cambiamenti del mondo del lavoro. E ancora, competenze come la comunicazione efficace, la leadership, la flessibilità e la creatività.
Un professionista di successo deve necessariamente possedere un equilibrio tra hard e soft skill. Le prime forniscono una solida base di conoscenza e competenza nel proprio settore, mentre le seconde consentono di gestire le relazioni interpersonali, risolvere i problemi in modo creativo e adattarsi alle sfide in evoluzione. Inoltre, le soft skill sono fondamentali per una leadership efficace. Un leader che possieda eccellenti capacità di comunicazione, empatia e gestione delle persone sarà in grado di ispirare, motivare e guidare il proprio team al successo attraverso il coraggio e la responsabilità delle scelte come primo fondamentale passo per la formazione della ‘moral leadership.
Donato Tramuto: Assolutamente sì, ed è questo il vantaggio dell’essere un leader compassionevole, utilizzando le 3T descritte nel mio libro – Leadership compassionevole, edito da Rizzoli – per interagire efficacemente con i dipendenti. In poche parole, l’approccio delle 3T insegna a usare prima di tutto tenerezza (‘tenderness’, che è una soft skill) per assicurarsi la fiducia (‘tust’) degli altri. Solo in seguito, quando si affronta una decisione difficile o un problema con un dipendente, si farà leva sull’ultima T, ovvero la tenacia (‘tenacity’, un hard skill). Troppo spesso i leader ricorrono solo a quest’ultima, e si stupiscono se i dipendenti non si fidano di loro. E purtroppo, una volta persa la fiducia, il rapporto non può che deteriorarsi. Applicare tutte le 3T permette di contrastare la vecchia idea che nella leadership compassionevole vede un segno di debolezza: il leader si impegna a prendere decisioni difficili e, proprio per questo, anche a costruire un rapporto di fiducia, ascoltando le esigenze del dipendente, affrontando la conversazione con tenerezza. Compassione non significa gentilezza: se praticata in modo efficace, è uno stile di leadership forte che può sollevare il morale e far aumentare i profitti. I leader compassionevoli sono tenaci e capiscono che possono essere generosi con i loro collaboratori e, allo stesso tempo, ottenere risultati migliori sul lavoro.

Donato Tramuto – presidente della Tramuto Porter Foundation


Innovazione e intelligenza artificiale: come sta cambiando il mondo del lavoro, e quanto sarà importante affidarsi a dei leader ‘compassionate’ per ridisegnare gli ambiti di business delle aziende?

Massimo Lapucci: Innovazione e intelligenza artificiale stanno trasformando il mondo del lavoro, in modo significativo. Con l’introduzione di nuove tecnologie, molte attività lavorative sono in profonda trasformazione e ciò porta a cambiamenti anche nel panorama occupazionale.
È importante che le aziende e i management siano in grado di adottare un modello di leadership empatica anche per affrontare un simile impatto. Sta ai leader saper dimostrare empatia nei confronti dei dipendenti e comprendere le sfide che possono sorgere durante questo periodo di cambiamento.
E una ‘compassionate leadership’ può certamente aiutare a creare un equilibrio in grado di gestire, e non subire, questi cambiamenti affrontando la situazione in modo responsabile, garantendo il supporto e la formazione necessari alle risorse e ai team per adattarsi a nuovi ruoli o sviluppare competenze aggiuntive. In sintesi, l’innovazione e l’intelligenza artificiale stanno cambiando il modo in cui lavoriamo, e affidarsi alla ‘compassionate leadership’ può rivelarsi un elemento vincente per garantire un ambiente di lavoro equilibrato e per gestire in modo efficace la trasformazione, in modo da sfruttarne appieno le potenzialità senza trascurare il well-being delle persone coinvolte.

Massimo Lapucci – Ceo Ogr Torino

Donato Tramuto: Nel libro spiego una parola che ho usato, molti anni fa, durante un panel di Harvard sulla leadership: Collab-Ovation. Il suo significato è semplice: non è possibile creare un’innovazione di successo duraturo senza aggiungere all’equazione anche la collaborazione e i sentimenti delle altre persone. Lo stesso si può dire nel caso dell’intelligenza artificiale. Perché l’IA sia un efficace motore di innovazione sostenibile, è necessario che comprenda i sentimenti degli altri e accolga le loro migliori intenzioni: in altre parole, deve interagire con i sentimenti e le storie delle comunità e delle persone.

 

In un mondo in cui vivono ancora grandi conflitti, anche bellici, ma si tende a valorizzare l’interscambio globale per ottenere risultati efficaci, pure in termini di sostenibilità. Come deve connotarsi la classe dirigente politica del futuro, per rispondere attivamente a tutte le sfide che l’attendono?

Massimo Lapucci: Il cardinale Carlo Maria Martini diceva: “La politica è l’unica professione senza una specifica formazione. I risultati sono di conseguenza.” Aveva ragione. Perché la politica nasce come competenza. Chiedersi ‘quali siano le competenze nella politica’ è già indice della percezione del suo decadimento.
Una consapevolezza che ho acquisito anche grazie alla mia esperienza nel board della ‘Scuola Politica Vivere nella Comunità’: l’obiettivo della scuola è formare una nuova generazione di professionisti della politica, che avverta la responsabilità di diventare ‘classe dirigente’. La sua fondazione – promossa da personalità del calibro del professor Cassese e del professor Capaldo – nasce come conseguenza del progressivo impoverimento dei valori della politica nel suo complesso.
Al di là di ogni demagogia, la contrapposizione spesso paralizzante tra blocchi ideologici è del tutto evidente al cittadino. Inoltre, preoccupa la carenza di competenze, valori e riconoscimento del merito – o parliamo pure di gavetta – all’interno dei partiti, strutture che hanno perso ormai quasi completamente il dovere della visione e della ‘moral leadership’. L’assenza di questo elemento comporta distacco e disamoramento. Ne conseguono un calo di produttività, se non un più grave allontanamento dai principi etici.  Ecco perché penso che anche in politica il concetto di ‘moral leadership’ sia alla base della maturazione di una nuova classe dirigente, che va formata in tal senso. Solo così potrà nascere una generazione di ‘civil servant’ che sappia essere davvero influente nella vita pubblica, appassionandosi e, talvolta, rischiando con le sue scelte per il bene comune.
Donato Tramuto: In passato mi è stato chiesto: ‘Il capitalismo sfrenato è compatibile con una leadership  compassionevole?’ Molti leader faticano a rispondere a questa domanda. Ma la ricerca e l’esperienza personale ci dicono che non è necessario scegliere l’uno o l’altro: capitalismo e compassione sono compatibili, nel contesto di una leadership compassionevole che guarda a una doppia bottom line  (cioè non solo al risultato economico ma anche all’impatto sociale, ndr) -. Credo che ogni problema che fronteggiamo oggi – cambiamento climatico, solitudine, disparità fiscale, disordini sociali e molti altri – possa essere affrontato su vasta scala se si applicano i principi chiave della leadership compassionevole. Uno di questi è ‘ascoltare per comprendere’, invece di ‘ascoltare per reagire’. Troppo spesso, oggi, nel nostro panorama politico reagiamo al partito, all’ideologia, al punto di vista di qualcuno senza ascoltare davvero, senza cercare di capire il motivo di convinzioni diverse dalle nostre. Con la leadership compassionevole invece sosteniamo l’idea che la collaborazione, la comunità e la comunicazione efficace possano portare, e di fatto porteranno, a uno scambio globale di soluzioni che ci permetterà di raggiungere risultati senza eguali e sempre sostenibili.

*traduzione a cura di Michelle Nebiolo

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