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Enrico Zoppas (Gruppo San Benedetto), una lunga storia imprenditoriale | VIDEO

Con Enrico Zoppas, presidente e amministratore delegato di Acqua Minerale San Benedetto, scopriamo i segreti di una lunga e affascinante storia imprenditoriale che ha contribuito a trasformare una piccola azienda locale in un colosso dell’industria delle bevande. L’impegno per la sostenibilità, ricerca, sviluppo tecnologico ed etica aziendale sono i valori che hanno contribuito al successo.

Da oltre cinquant’anni è sulla tolda di comando di Acqua Minerale San Benedetto, gruppo leader in Italia nel settore delle bevande analcoliche. Una vita dedicata al lavoro e a creare posti di lavoro. Con una missione: far crescere un’azienda che esprime qualità, sicurezza e innovazione e li coniuga con il rispetto per l’ambiente, il territorio e le persone. Enrico Zoppas, presidente ed amministratore delegato, l’abbiamo incontrato negli uffici di Scorzè della San Benedetto. Ha quasi 80 anni e una lunga storia di avventure imprenditoriali: dal boom economico degli anni ’60/’70 fino alla green economy dei nostri giorni.

Padrone di casa perfetto, ci accoglie con calore, facendoci sentire subito a nostro agio. È veneto, considera le relazioni umane uno dei tesori più preziosi della vita e fa del suo meglio per coltivarle attraverso l’ospitalità e il calore umano. Zoppas è un imprenditore di successo, ma la sua storia non inizia con ricchezza ereditata o privilegi acquisiti. Ha dovuto guadagnarsi tutto nella vita. Ha affrontato sfide difficili e le ha superate con determinazione e intelligenza. Quando racconta la sua vita, a tratti si commuove, poiché sa quanto lavoro e dedizione ci sono voluti per raggiungere il successo.

Quella di Enrico Zoppas è una storia di mezzo secolo di resilienza e di conquista, un viaggio imprenditoriale che si intreccia con l’evoluzione dei consumi. Nel 1956 San Benedetto è nata come un piccolo progetto in cui la famiglia di Zoppas aveva una quota di minoranza. All’epoca l’attenzione di famiglia si concentrava sulle cucine e i frigoriferi. Enrico Zoppas è entrato in San Benedetto nel 1971, quando l’azienda aveva una dimensione regionale e stava cercando la sua strada nel competitivo settore delle bevande. L’investimento continuo in ricerca e sviluppo ha portato a una crescita straordinaria e all’apertura di nuovi mercati, attirando l’attenzione di grandi attori come Coca-Cola, Danone, Schweppes. La capacità di anticipare le tendenze di mercato e il coraggio di agire in anticipo sono stati fondamentali per il successo. “Sostenibilità ed etica sono valori aziendali da sempre per San Benedetto. Abbiamo ridotto il nostro impatto ambientale e promuoviamo una cultura di rispetto delle risorse, coinvolgendo anche i consumatori. Il nostro impegno per la sostenibilità – spiega – è un esempio di come l’innovazione e l’etica possano coesistere e potenziarsi reciprocamente”.

Presidente, lei ha attraversato più di 50 anni di storia italiana. Com’è cambiato il ruolo dell’imprenditore in questi anni? 

Dopo la guerra c’era un Paese da ricostruire. C’erano spirito, volontà e obiettivi diversi. I bisogni erano primari, non come oggi che sono fabbisogni di generazione o di diversa natura e quindi più sofisticati. Eravamo molto attenti alle evoluzioni. Ci voleva coraggio e anche grandi capacità di recepire le necessità. C’era anche più disponibilità al lavoro.

Lei non è stato il classico rampollo di famiglia entrato in azienda già con i ‘galloni’ da manager.

Ho ricevuto un’educazione rigorosa dai miei genitori: appena finivo la scuola mi mandavano in azienda per imparare. Mi assegnavano compiti che hanno contribuito a creare la volontà di crescere assieme alle persone con cui lavoravo e vivevo: operai, dirigenti, capi impianto. C’era l’occasione di scambiare idee, di capire come lavoravano gli altri e di comprendere le loro problematiche, contribuendo a migliorare con nuove idee.
Ho costruito le mie competenze prima di incominciare a capire come poteva essere gestita un’azienda di grandi dimensioni.

Questa educazione le ha fatto apprezzare di più il rapporto con i dipendenti?

Questo mi ha fatto capire il valore che c’è nella catena del lavoro, delle responsabilità. Ho compreso che la base, i lavoratori, sono la risorsa più importante di un’azienda. La qualità di quel che si produceva nell’azienda di elettrodomestici Zoppas dei miei genitori nasceva dalla dedizione dei lavoratori, dalla consapevolezza che dovevamo fare un prodotto valido, che durasse negli anni. Se lo ricorda lo slogan della réclame “Zoppas li fa e nessuno li distrugge?”. Era la filosofia aziendale: si facevano elettrodomestici indistruttibili. La creatività si trasformava in innovazione sia di sistema che di prodotto.

Quando è entrato in San Benedetto nel 1971 le cose andavano male?

Assunsi la responsabilità di gestire questa piccola azienda che si occupava di imbottigliare acqua. San Benedetto era uno dei satelliti del gruppo di famiglia, uno dei meno floridi.

Perché San Benedetto da piccola azienda diventa un colosso? Qual è il segreto?

Il segreto è la voglia di trovare una propria strada, crescere tenendo conto della propria condizione, delle proprie capacità ma anche della propria debolezza. La voglia e la conoscenza dei sistemi produttivi mi hanno indicato una strada che allora non era consigliata: il mercato alimentare organizzato. Un mercato che non era così sviluppato ma aveva una presenza capillare su tutto il territorio nazionale. Abbiamo iniziato a costruire il nostro prodotto ideale, che doveva uscire dalle logiche della distribuzione controllata dai distributori di bevande. Abbiamo cominciato a produrre il vetro a perdere, che allora non era molto usato, e a raffinare le tecnologie per essere competitivi in quella direzione. Ci siamo riusciti e questo ci ha permesso di avere una distribuzione nazionale e una buona partecipazione nel mercato.

Lei è un imprenditore che mette passione nel lavoro e pretende qualità. Parliamo anche di identità. Quant’è importante per la sua azienda essere veneti?

Il tratto identitario veneto mi ha dato modo di conoscere l’ambiente e di appurare come nel tempo lo abbiamo manomesso in qualche modo.  Siamo stati un popolo di emigranti dopo la guerra. Questo ha portato la gente a emanciparsi notevolmente perché ha potuto conoscere altre realtà. Noi veneti abbiamo girato il mondo per lavorare: negli Usa, in Germania, Sudamerica. Abbiamo vissuto ovunque e questo ci ha dato la possibilità di valutare tecnologie e stili di vita diversi.

Tutto questo vi ha aiutato nella internazionalizzazione?

Direi che è servita anche l’umiltà con cui noi veneti siamo partiti per capire, vedere, intraprendere. Abbiamo imparato e messo in cascina. Questo viene dalla volontà di crescere e affermarsi. Per l’imprenditore veneto casa, famiglia e fabbrica sono una cosa sola.

Anche oggi?

Ancor di più oggi che sono tempi difficili. La mia più grande soddisfazione è vedere che ancora oggi c’è gente in azienda che si sente in famiglia.

Quanti dipendenti ha?

Quasi duemila. Molti di loro li conosco personalmente. Sono figli di altri dipendenti che hanno fatto la fortuna di San Benedetto.

Ricerca, sviluppo, innovazione tecnologica. Quanta importanza hanno questi fattori nella sua azienda?

Sono fondamentali. Come è fondamentale conoscere le esigenze del consumatore.

Come affrontate la sfida della sostenibilità e dell’etica nel business aziendale?

Siamo stati tra i primi a mettere al centro della nostra azione la sostenibilità. Gli stimoli arrivavano dal ministero dell’Ambiente quindici anni fa. Erano anni in cui non c’erano problemi di materie prime, le energie costavano niente, materiali e manodopera si acquisivano con facilità e a prezzi buoni. La crescita era sostenuta. Non era difficile capire che prima o poi ci sarebbe stato un momento critico. Non si può crescere all’infinito. Abbiamo compreso che dovevamo produrre meno CO2 per salvaguardare l’ambiente. Se avessero fatto tante aziende quello che noi facciamo da quasi venti anni, oggi avremmo ottenuto dei risultati importanti. Per San Benedetto la sostenibilità e l’efficienza sono sinergiche, non contrastanti.

Crede che i consumatori apprezzino la sua azienda anche perché si impegna a tutelare l’ambiente?

Lo hanno capito. Siamo premiati perché comunichiamo sicurezza del prodotto, tuteliamo l’ambiente e abbiano idee moderne su riciclo e riuso di materiali. Ognuno di noi è un potenziale inquinatore, la nostra missione è diminuire l’impatto ambientale il più possibile.

Da quanti anni usate bottiglie green?

Dal 2012 usiamo bottiglie di plastica rigenerata e il 100% delle emissioni di CO2 compensata. Il rispetto per la natura, per l’ambiente, fa parte del Dna della mia famiglia. Abbiamo sempre vissuto in mezzo alla natura e quindi ho assistito alla rottura di quel rapporto di rispetto tra uomo e natura.

Parliamo di sviluppo dell’azienda. All’estero ci sono mercati appetibili che avete puntato o state puntando?

Siamo presenti in 105 Paesi. Abbiamo collaborato con grandi multinazionali (Coca-Cola, Schweppes, Danone, ndr). Sappiamo come gestire aziende all’estero, come integrarle nel sistema del Paese in cui operiamo. Siamo capaci di generare idee di marketing, innovazione del prodotto e riusciamo a competere con aziende locali. Penso che questo ci abbia dato un know-how che ci conferisce capacità di valutare opportunità di nuovi mercati. Abbiamo fatto esperienze significative in Spagna, in Polonia, in Ungheria, in Messico. Abbiamo un potenziale notevole, dobbiamo capire solo dove e come poterlo esprimere nel momento giusto.

Dopo di lei chi ci sarà sul ponte di comando di San Benedetto?

Ci sarà una transizione valida e ordinata, perché ci sono tanti giovani che crescono all’interno dell’azienda, in termini culturali e manageriali. Hanno capacità, volontà e determinazione e sono sicuro che daranno ancora più spazio ai valori che l’azienda porta avanti. Vedo molte persone in azienda che saranno all’altezza e faranno ancora meglio nel futuro.

 

 

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