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Una settimana di Cop28 tra polemiche, ‘phase out’ e risultati raggiunti

cop28

Come sta andando la Cop28? La risposta non può essere positiva, considerando i presupposti con cui è partita. La conferenza sul clima dell’Onu è iniziata con le polemiche sulla sua presidenza. Dall’altra parte, di ‘phase out’ dai combustibili fossili (con la possibilità che venga sostituito da un più cauto ‘phase down’) non si era mai parlato con tanta concretezza.

Le polemiche d’altronde accompagnano ogni Cop, e quella emiratina non è stata da meno. L’ultima è relativa alla elevata presenza di rappresentanti dell’industria petrolifera: sono quasi 2.500 su 80mila partecipanti, secondo la ong Global Witness.

I presupposti della Cop28, al di là delle polemiche

A gettare ombra sulla conferenza dell’Onu anche i presupposti scientifici da cui è partita, con l’opinione dell’Unfcc relativa al Global Stocktake (l’iniziativa che prevede il check della situazione attuale e delle iniziative da implementare) particolarmente tetra: ci avviamo verso 2,6 gradi di riscaldamento globale, e bisogna tagliare le emissioni del 43% entro il 2030 e del 60% nel 2035, dice l’Unfcc. Antonio Guterres, Segretario Generale Onu, ha parlato di 3 gradi di riscaldamento entro il 2100: uno scenario catastrofico.

Ma sono state anche tante le iniziative annunciate finora. Facciamo un riassunto, tenendo a mente che manca ancora un accordo sul punto focale della discussione: il phase out dai combustibili fossili, ritenuto da molti – Europa compresa – fondamentale per raggiungere l’obiettivo sempre più proibitivo del contenimento a 1,5 gradi dell’aumento delle temperature.

La possibile eliminazione delle fonti inquinanti è contenuta nella bozza già pubblicata del Global Stocktake. Ventiquattro pagine in cui per la prima volta viene menzionato un phase out dalle fonti fossili che però è apertamente osteggiato da alcune nazioni, come l’Arabia Saudita, grande produttrice di petrolio.

Cop 28, i numeri e i risultati raggiunti finora

Finora, comunica la stessa conferenza, sono stati raggiunti 83 mld di euro di investimenti tra tutti gli impegni presi a Dubai. °Sono stati impegnati 6,8 mld negli impegni per l’energia, 61,8 mld in quelli riguardanti la finanza, 8,5 mld per le comunità, 1,7 per l’inclusione e 3,5 per il Green climate Fund. Oltre ai 726 mln di Loss and Damage, ci sono anche i 134 mln raccolti per l’Adaptation fund, i 123 per i Paesi meno sviluppati, e i 31 per lo Special climate change fund.

Ecco un elenco di alcuni degli accordi raggiunti fino ad ora nella conferenza di Dubai:

  • La partenza con il botto: il Loss and Damage. Il primo giorno di Cop28 è arrivato l’accordo sul fondo annunciato alla Cop precedente che compensa i Paesi più poveri per perdite e danni causati dalla crisi climatica, che diventa così operativo sotto la gestione della Banca Mondiale. Il fatto che il fondo possa diventare operativo è forse il risultato più importante, considerato che i danni dovuti al clima sono stimati in centinaia di miliardi di dollari all’anno dalle associazioni ambientaliste. Per il fondo Giorgia Meloni da Dubai ha promesso, a sorpresa, 100 mln di euro: l’Italia sarà quindi tra i maggiori contributori, insieme agli stessi Emirati, alla Francia e alla Germania.
  • Agricoltura e cibo. Firmatari: 134 Paesi. È l’accordo firmato da più Paesi. Nel testo approvato gli aderenti hanno accettato di integrare il settore nei propri piani climatici nazionali. Il settore da un lato ha un ruolo nella cattura del carbonio (che a sua volta, spinto da Big Oil, è uno dei grandi temi di questa Cop) e dall’altro è responsabile di una grossa quota di emissioni.
  • Salute. Firmatari: 121 Paesi. Fortune Italia ha parlato più volte dell’approccio One Health, che unisce i temi classici della sostenibilità con quello della salute. Alla Cop 28 ne ha parlato anche il ministro della Salute Orazio Schillaci durante una riunione dei ministri della Salute di vari Paesi. Il testo approvato in questo caso verte sulla riduzione delle emissioni nel settore della sanità e sulla considerazione dell’impatto sulla salute delle persone della crisi climatica.
  • Rinnovabili. Firmatari: 123 Paesi. Uno dei documenti approvati durante la Cop è quello per triplicare le rinnovabili e aumentare l’efficienza energetica. Triplicare le rinnovabili arrivando a 11.000 Gw è uno degli obiettivi fondamentali, e fa parte delle raccomandazioni dell’Iea, l’agenzia internazionale dell’energia, per la Cop28. L’Unione europea ha annunciato un impegno da 2,3 mld di euro per la transizione energetica.
  • Nucleare. Firmatari: 22 Paesi. Ha fatto molto parlare l’accordo raggiunto tra diversi Paesi (tra i quali Francia, Usa, Giappone e Ucraina) per triplicare la capacità di produzione nucleare nel mondo. Il documento segna effettivamente un punto di svolta nello specificare come l’atomo possa avere un ruolo importante nello sviluppo delle tecnologie green: un punto di discussione sempre molto combattuto, considerati i costi per implementare le centrali e il fatto che anche quelle attuali hanno tempi di realizzazione molto lunghi, mentre la prima tappa fondamentale per la riduzione delle emissioni è il 2030. Resta a lunghissimo raggio la scommessa sulla fusione, per la quale l’orizzonte viene indicato tradizionalemnte al 2040-2050.
  • Green Climate fund: per il fondo creato nel 2010, che ora ha raggiunto una raccolta totale da 13 mld di dollari, è arrivato un impegno da 3 mld di dollari degli Stati Uniti. Venticinque Paesi si sono impegnati per il secondo ‘replenishment’ del fondo.

Cop28, ora la seconda settimana

Il punto su quanto raggiunto durante la prima settimana lo ha fatto proprio il presidente Sultan Ahmed Al Jaber, al centro delle polemiche anche per i suoi dubbi sull’utilità dell’abbandono dei combustibili fossili dal punto di vista scientifico: l’azione della Cop28 finora è passata da finanza climatica, natura, energia, dice. “Abbiamo mobilitato oltre 83 mld di dollari in impegni e investimenti finora. Questi grandi successi nell’agenda ci mostrano cosa è possibile attraverso il partenariato e lo spirito di collaborazione. Detto questo, alzano solo l’asticella più in alto. Dobbiamo usare questo slancio per promuovere la realizzazione di maggiori ambizioni nei risultati dei negoziati nella seconda settimana”.

Al termine della Cop28, il 12 dicembre, se i lavori saranno finiti (e molti scommettono di no) si capirà se quello slancio sarà stato sfruttato.

 

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