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Smart working, niente proroga: quando finisce e cosa succede ora

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Niente proroga dello smart working per i lavoratori fragili, sia per la pubblica amministrazione che per il lavoro privato. Sono stati infatti bocciati gli emendamenti del Movimento 5 stelle al Milleproroghe per rendere strutturale il diritto allo smart working per i lavoratori fragili.

Smart working, le date da tenere a mente

Quali sono ora le date da tenere a mente per il lavoro agile? Facciamo un po’ di chiarezza:

  • Dipendenti pubblici: per i lavoratori del pubblico il diritto a fare smart working è finito a dicembre 2023. Nessun ripristino, quindi, del lavoro da remoto. Non c’è quindi più il diritto di lavorare da casa, ma per i dirigenti della Pa c’è ancora la possibilità di usare lo smart working quando necessario per i lavoratori con stato di salute più fragile.
  • Dipendenti privati: in questo caso la scadenza da tenere a mente è quella del 31 marzo. Fino a fine mese il diritto allo smart working rimane per chi ha figli minori di 14 anni e per i lavoratori fragili. Anche in questo caso, non arrivano slittamenti con il Milleproroghe. Ma come per il pubblico anche nel privato i datori di lavoro possono decidere di istituirlo. Cosa che molto spesso fanno per essere più attrattivi per i lavoratori.

Regole per lo smart working

I numeri dello smart working in Italia

Secondo i report dell’osservatorio apposito del Polimi, in Italia ci sono ancora 3,6 milioni di lavoratori da remoto: lo smart working esploso durante la pandemia insomma non è ancora crollato, nonostante la fine delle misure politiche.

Anzie, nel 2023 i lavoratori da remoto in Italia sono leggermente cresciuti rispetto al 2022, con un +541% in più rispetto al pre-Covid. La previsione per il 2024 è di ulteriore crescita, e non solo nelle grandi imprese, dove ormai offrire dei giorni di lavoro da remoto è diventata quasi una necessità.

Lo ‘smart’, secondo il professor Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio smart working, può solo crescere: le grandi aziende hanno raggiunto il loro ‘minimo’ di lavoratori da remoto nel 2021, le pmi nel 2022, e la Pa l’anno scorso.

Un rafforzamento per lo smart working

Corso trova la mancata proroga delle misure per i fragili “un rafforzamento per lo smart working. C’era una certa confusione che veniva fatta sull’applicazione emergenziale con l’obbligo per i fragili, una sorta di ambiguità. Ma la Pa crede molto nel lavoro agile come strumento di innovazione organizzativa, e non solo per le fragilità. Ora si può potenziare il modello, considerando che le nostre previsioni per il lavoro da remoto nella Pa sono di crescita nel 2024, per effetto delle politiche di funzione pubblica e della formazione data ai dirigenti”.

Smart working, il lavoro dell’osservatorio

La direttiva arrivata il 29 dicembre dal ministro della pubblica amministrazione Zangrillo dà già la possibilità ai dirigenti di usare lo smart in determinati casi. Tra le altre misure, Corso ricorda l’istituzione dell’osservatorio nazionale del lavoro agile nella PA e di un comitato tecnico scientifico (coordinato dallo stesso professore): “Proprio oggi abbiamo una riunione del comitato tecnico scientifico che andrà a suggerire le iniziative di formazione e chiarimento normativo” sull’applicazione del lavoro da remoto nella Pa, dice.

Non credo siano necessari e opportuni altri interventi dal punto di vista normativo che snaturino la legge 81-2017” che include anche la definizione del lavoro agile.

Ora “il comitato produrrà rapporti annuali sullo smart working, e ha già lavorato sulle faq per la circolare del ministro sullo smart. Intanto ci stiamo occupando della formazione, dei modelli di valutazione della performance (come valuto i dirigenti e le persone) e dell’integrazione del lavoro agile negli strumenti di programmazione, come il Piao (Piano Integrato di Attività e Organizzazione) delle amministrazioni, che verrà semplificato e ridisegnato per inserire quelli che sono i principi del lavoro agile”, conclude il professore.

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