Circa la metà della popolazione mondiale è attualmente occupata ma il dato allarmante risiede in un 20% di adulti in età lavorativa che dichiara di convivere con un disturbo mentale derivato da ansia, stress o depressione connessa alle proprie attività lavorative. Come è noto i disturbi mentali, insieme ad altre criticità legate alla salute mentale, possono influenzare drasticamente la fiducia e l’identità di una persona sul lavoro, compromettendo la sua capacità di lavorare in modo produttivo. Inoltre le condizioni di salute mentale possono avere un impatto negativo anche sulle famiglie, sugli assistenti, sui colleghi e sulla società in generale. Secondo i dati dell’OMS la depressione e l’ansia costano all’economia globale circa 1.000 miliardi di dollari ogni anno, principalmente a causa della ridotta produttività.
In un mondo del lavoro in costante evoluzione occorre quindi prestare più attenzione alla salute e al benessere psicologico dei dipendenti. Il tradizionale pacchetto di benefit aziendali, che include le assicurazioni sanitarie e i piani pensionistici, si è notevolmente ampliato e sta cedendo il passo a un nuovo paradigma, in cui la salute mentale dei lavoratori diventa il fulcro di una cultura aziendale solida e redditizia.
Occorre considerare come il benessere dei dipendenti rappresenti molto più di un’opzione etica; è una strategia aziendale intelligente e significativa che porta con sé un impatto considerevole anche in ambito ROI.
Le stime dicono infatti che per ogni euro investito nella promozione della salute mentale in azienda, vi è un ritorno economico di quattro, grazie alla riduzione dell’assenteismo e all’aumento della produttività. I dipendenti che si sentono adeguatamente supportati sono meno inclini a prendere congedi per motivi di salute mentale.
Lo scenario in cui oggi è inserita qualsiasi realtà lavorativa è caratterizzato da un uso massiccio delle tecnologie, dall’incremento della competizione internazionale, dall’incertezza dei mercati e dalle fluttuazioni demografiche. Tradotto nella pratica, tutti questi fattori portano ad un aumento del carico di lavoro e del ritmo lavorativo, elevate pressioni emotive, precarietà del lavoro e scarso equilibrio tra vita privata e vita professionale, generando, lì dove l’individuo non riesce a far fronte a queste criticità, situazioni di stress lavoro correlato che possono sfociare in una vera e propria malattia professionale come il burnout. Per questi e molti altri motivi il ruolo dello psicologo è fondamentale.
Al di là degli aspetti del benessere emotivo, collegati al mondo del lavoro, questa figura è ormai da considerarsi centrale a tutti gli effetti nella comunità. In occasione dei 35 anni della legge sulla professione psicologica, il Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi (CNOP) ha diffuso i risultati di una indagine realizzata ad hoc dall’Istituto Piepoli sul ruolo degli psicologi per gli italiani. Per l’89% degli intervistati è necessario per superare un periodo di stress di disagio. Per 9 italiani su 10 influenza la qualità della vita in modo tangibile. Molto è stato fatto in questi ultimi anni ma, come affermato dal Presidente del CNOP David Lazzari “Un adulto su tre e due giovani su cinque vivono situazioni di disagio, ma in Italia mancano psicologi nella scuola, nelle cure primarie, nei servizi delle ASL e negli ospedali”.
Sono cinque milioni gli italiani che non accedono all’aiuto psicologico perché non possono pagare di tasca propria. Nello specifico 7 giovani su 10 non ricevono l’aiuto psicologico di cui avrebbero bisogno, con pesanti ricadute sul presente e sul futuro.
I dati del bonus psicologico, rivelati dal Progetto PsyCare realizzato grazie al CNOP, parlano chiaro: di fronte a 25 milioni stanziati per il primo bonus sono stati prodotti risparmi per 312 milioni in un anno solo nel campo del lavoro. E’ necessario quindi si diffonda sempre di più una cultura consapevole della salute mentale e della salute organizzativa. La professione psicologica è una realtà viva e centrale negli interessi del Paese, per questo andrebbe sempre di più sostenuta e rafforzata anche dalla politica e dalle istituzioni.

