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Planet Farms, dall’incendio al nuovo impianto: dall’Ue arrivano 7 mln

cirimido planet farms

Il 2024 per Planet Farms non è cominciato nel modo migliore. Era il 22 gennaio quando a Cavenago Brianza, in provincia di Milano, è scoppiato un incendio in una delle maggiori vertical farm d’Europa: lo stabilimento della startup italiana, appunto.

Da lì in poi, Planet Farms si è concentrata sul suo nuovo impianto produttivo, che sarà operativo da fine luglio (quasi un anno di anticipo rispetto ai piani precedenti all’incendio del vecchio impianto) a Cavenago. Per il quale ora potrà contare su quasi 7 mln di euro a fondo perduto.

Planet Farms, il bando Pnrr

Planet Farms ha infatti vinto il bando ‘Sviluppo logistica per il settore agroalimentare’ del PNRR finanziato dal programma Next Generation EU dell’Unione Europea, per un finanziamento a fondo perduto da 6,9 mln: una quota importante di un investimento complessivo di circa 11 milioni di euro per la realizzazione dell’area adibita alle operazioni di confezionamento, magazzino e logistica dello stabilimento di Cirimido.

Dalla semina al confezionamento

Un’area logistica che farà parte di una delle più grandi ‘vertical farm’ del mondo, con un impianto produttivo 40.000 mq: 11.500 dedicati allo stabilimento e 20.000 mq per le coltivazioni. Il progetto prevede che infatti la logistica sia contigua alla produzione, governata da un sistema di intelligenza artificiale che automatizza le operazioni e riduce gli sprechi.

Tra le altre caratteristiche ricordate da Planet Farms, il raccolto non richiede di essere lavato prima del consumo e viene confezionato entro 60 secondi dal taglio, preservando le caratteristiche organolettiche e aumentando la vita del prodotto sullo scafale.

Secondo Daniele Benatoff, co-founder e co-CEO del Gruppo Planet Farms. “L’ottimizzazione della gestione logistica e dei flussi di informazione, insieme all’accorciamento della filiera, avranno una ricaduta positiva sulla qualità dei processi e del prodotto finale: non solo insalate e basilico, ma anche altre colture quali caffè e cotone, che hanno tempi di produzione, lavorazione e trasporto molto lunghi e risentono fortemente delle conseguenze dei cambiamenti climatici”, conclude Benatoff.

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