Inizia la COP29: perché sarà la più difficile degli ultimi anni

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La 29esima conferenza delle Nazioni Unite sul clima si è aperta in Azerbaigian. L’obiettivo principale, in teoria, è quello di trovare un compromesso sugli importi degli aiuti finanziari per i paesi più poveri e vulnerabili ai cambiamenti climatici. Ma la vera sfida, per chi è presente alla Cop29, sembra quella di non farsi buttare giù dalle notizie che sono arrivate da Washington prima dell’apertura di quella che per tempistiche sembra la conferenza delle parti più sfortunata di sempre.

L’ombra di Trump

I presupposti, per i delegati presenti a Baku, sono effettivamente pessimi. E stavolta vanno oltre le consuete contraddizioni da Cop (nella foto in evidenza il dirigente petrolifero Sultan Ahmed Al Jaber, presidente della Cop28, passa il testimone al ministro dell’ambiente azero Mukhtar Babayev, ex manager dell’oro nero della compagnia di Stato azera SOCAR).

Il Paese con più peso politico ed economico del mondo, gli Usa, potrebbe presto uscire dagli Accordi di Parigi – secondo quanto riferito dai media Donald Trump ha già pronto il decreto da utilizzare nel primo giorno del suo secondo mandato a Washington – mettendo fuori dai giochi la prima potenza mondiale e il secondo più grande produttore di gas serra al mondo.

L’ombra del presidente eletto si allunga fino a Baku, tanto da portare la discussione a una sorta di Trump vs economia: “Coloro che cercano di ritardare e negare l’inevitabile fine dell’era dei combustibili fossili trasformando l’energia pulita in una parolaccia perderanno”, ha ricordato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in occasione dell’apertura della Cop29. “L’economia è contro di loro. Le soluzioni non sono mai state più economiche e accessibili”. Effettivamente le rinnovabili si sono già guadagnate il ruolo di fonte energetica più economica, in particolare il fotovoltaico. Secondo il capo dell’organizzazione Climate Analytics, Bill Hare, la transizione energetica (e le dinamiche messe in moto dall’Ira di Joe Biden in America) non può essere fermata neanche da una seconda presidenza Trump.

I leader che mancano

I delegati non possono sorridere neanche per il parterre di leader internazionali, molto meno ricco rispetto alla Cop28 dello scorso anno: non partecipano leader come Emmanuel Macron, Luiz Inacio Lula da Silva (che ospiterà la prossima Cop in Brasile) e Ursula von der Leyen (impegnata in Ue nella “transizione verso un nuovo collegio”, secondo la Commissione europea).

Un negoziato difficile

Ma andiamo oltre il contesto: l’obiettivo principale, abbiamo detto, è trovare un accordo sugli importi degli aiuti ai Paesi più colpiti dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, causati principalmente dai Paesi più ricchi. Nel 2022 si è raggiunto con due anni di ritardo, secondo l’Ocse, l’obiettivo dei 100 mld l’anno. Cifra che ora deve essere ridiscussa con i New Collective Quantified Goal necessari ad attuare la transizione green in qualsiasi Paese, anche in quelle regioni chiave, come l’Africa, dove gli investimenti sulle rinnovabili sono molto indietro. Alcuni dei Paesi in via di sviluppo parlano di una cifra che tocca i mille mld l’anno, che difficilmente i Paesi ricchi accetteranno di pagare.

Quella di Baku è una Cop ‘finanziaria’, e per questo è considerata una di quelle dove l’impegno dei delegati dovrà essere enorme per raggiungere risultati concreti. Per alcuni, sarà la Cop “più difficile di sempre”. Anche se gli Ndc, gli impegno nazionali, verranno aggiornati nella Cop30 brasiliana, l’importanza del coinvolgimento finanziario dei Paesi più poveri nella transizione è stata più volte sottolineata dalle organizzazioni internazionali.

I numeri, dalle rinnovabili all’impatto economico

Poi ci sono i dati: abbiamo raggiunto la soglia del grado e mezzo di riscaldamento globale, che secondo le previsioni verrà probabilmente superata nel 2024, secondo il servizio di monitoraggio climatico della Ue, Copernicus. Non basta per dichiarare gli obiettivi falliti (la soglia dovrebbe essere superata in maniera continuativa per molti anni) ma è la prima volta che succede – iscrivendo al guinness dei primati il 2024 come ennesimo ‘anno più caldo di sempre’.

Il primo giorno di conferenza delle parti è tradizionalmente quello in cui si fa un riepilogo della situazione, attraverso report delle organizzazioni più importanti del pianeta. Dalle rinnovabili agli investimenti necessari, dalle emissioni ai danni economici del cambiamento climatico, ecco i più significativi:

  • Le rinnovabili: alla COP29 l’IRENA, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, ha presentato un nuovo Outlook. Recentemente l’Agenzia ha dimostrato come la capacità delle fonti di energia pulita vada triplicata entro il 2030 mentre si raddoppia l’efficienza energetica. L’ultimo report invece, presentato nel primo giorno di conferenza, sottolinea quanto siano urgenti gli aggiornamenti agli NDC, i piani di ogni nazione. Secondo il World Energy Transitions outlook anche se tutti gli annunci COP adottati finora venissero pienamente attuati, entro il 2050 sarebbe comunque necessario colmare un divario significativo nelle emissioni di CO2. Si prevede che i piani e gli obiettivi nazionali forniranno solo la metà della crescita richiesta di energia rinnovabile entro il 2030. Gli investimenti in energia rinnovabile, reti e flessibilità, efficienza e conservazione energetica devono aumentare drasticamente, per un totale di 31,5 trilioni di dollari da 2024-2030. Oggi secondo il report il 70% dell’approvvigionamento energetico dei Paesi più ricchi (e inquinanti) arriva grazie ai combustibili fossili: nel 2030 nello scenario da 1,5 gradi di riscaldamento globale le percentuali dovranno praticamente invertirsi, con il 68% di rinnovabili nel mix energetico, da aumentare al 91% nel 2050.
  • L’impatto economico: secondo un report Oxera per la Camera di commercio internazionale negli ultimi dieci anni gli eventi meteorologici estremi sono costati all’economia globale più di 2 trilioni di dollari. Il Paese cha ha pagato di più? Gli Stati Uniti. Tra 2014-2023 la crisi climatica è costata quanto quella finanziaria del 2008 e anni successivi. Un altro report, targato Bcg, dice che senza azioni immediate, il mondo potrebbe subire perdite dal 16% al 22% del PIL cumulativo entro il 2100, equivalenti a una riduzione del tasso di crescita globale annuale di circa 0,4 punti percentuali. Un investimento inferiore al 2% del PIL cumulativo in mitigazione al 2100, potrebbe evitare perdite tra l’11% e il 13% del PIL globale. Anche mantenendo il riscaldamento sotto i 2°C, saranno necessari investimenti in adattamento pari a meno dell’1% del PIL per affrontare i costi delle emissioni pregresse che eviterebbero perdite economiche più gravose, fino al 4% del PIL. Mantenere una traiettoria inferiore ai 2°C offrirebbe un ritorno sociale da sei a dieci volte superiore rispetto ai costi sostenuti. Va considerato un impatto economico residuo, inevitabile anche in uno scenario inferiore ai 2°C, che varia dal 4% al 6% del PIL. Secondo Marco Tonegutti, Managing Director e Senior Partner di BCG: “Assistiamo a un progressivo incremento nella frequenza e intensità degli eventi climatici estremi. Tardare l’adozione di misure necessarie porta a una risposta collettiva ancora troppo lenta: ogni ulteriore ritardo aumenta i costi futuri e rende alcuni impatti irreversibili”.
  • Il clima: il 2024 è sulla buona strada per diventare l’anno più caldo mai registrato dopo una lunga serie di temperature medie globali mensili eccezionalmente elevate. L’aggiornamento sullo stato del clima 2024 arriva nel primo giorno di Cop29 da parte dell’Organizzazione meteorologica mondiale e lancia ancora una volta un allarme rosso per l’enorme ritmo del cambiamento climatico. Il periodo 2015-2024 sarà il decennio più caldo mai registrato, mentre la perdita di ghiaccio dai ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare e il riscaldamento degli oceani stanno accelerando. Le condizioni meteorologiche estreme stanno causando il caos alle comunità e alle economie di tutto il mondo. Secondo un’analisi di sei set di dati internazionali utilizzati, la temperatura media globale dell’aria superficiale nel periodo gennaio-settembre 2024 è stata di 1,54 °C (con un margine di incertezza di ±0,13 °C) superiore alla media preindustriale. Le ambizioni dell’Accordo di Parigi, riassume il report, sono in grave pericolo.

 

 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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