Lo sciopero che non è “generale” spiegato dall’esperto

Quello di domani 29 novembre sarà il terzo sciopero ‘generale’ da quando il governo Meloni si è insediato, il terzo a cui una delle maggiori sigle sindacali, la Cisl, non parteciperà. In vista della mobilitazione proclamata da Cgil e Uil contro la legge di Bilancio, il vice premier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha firmato l’ordinanza di precettazione con la riduzione a 4 ore, dalle 8 annunciate, nei servizi del trasporto aereo, del trasporto pubblico locale e del trasporto marittimo. Nel pomeriggio di oggi è arrivata anche la decisione del Tar: le contromisure di Salvini rimangono in piedi, il ricorso di alcune sigle sindacali (ma non di Cgil e Uil) contro l’ordinanza è stato infatti respinto. Fortune Italia ha chiesto al professor Maurizio Del Conte, ordinario di Diritto del Lavoro alla Bocconi di Milano, di chiarire i punti fondamentali della vicenda.

Professore, il vicepremier Salvini ha parlato di 1.342 scioperi indetti in 25 mesi di governo, sostenendo che esiste un diritto allo sciopero ma anche alla mobilità, alla salute e al lavoro. Cosa ne pensa?
Innanzitutto, esiste una legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, la n.146 del 1990, che si preoccupa esattamente di regolare gli scioperi sia nella quantità che nella distribuzione nel tempo. La norma prevede delle finestre utilizzabili e due strumenti fondamentali che sono la rarefazione – che consiste nell’istituire delle distanze minime tra uno sciopero e l’altro – e il cosiddetto raffreddamento – ossia quelle procedure o tentativi di risoluzione pacifica della controversia tramite accordi preventivi. Non c’è tantissimo spazio per le opinioni. Il vero nodo è se questo sciopero procuri o meno pericolo all’ordine pubblico, più che ad alcuni diritti dei cittadini. Il punto non è dunque quanti scioperi ci siano già stati, ma se siano stati indetti regolarmente. Negli ultimi 30 anni la curva delle mobilitazioni è stata decrescente. Se si guarda a un periodo più breve in cui ce ne sono stati tanti la cosa può sorprendere di più. L’importante è rispettare la legge.

Si può parlare di sciopero generale?
La questione dello sciopero di domani, in particolare quella relativa al settore dei trasporti, è molto complessa. Per i servizi pubblici di trasporto è previsto, dalla regolamentazione del settore, che gli scioperi non possano superare le 4 ore giornaliere. Tuttavia per una serie di disposizioni regolamentari emanate, ormai da molto tempo, dalla stessa commissione di Garanzia, nel caso degli scioperi generali c’è maggiore tolleranza e si può arrivare fino a 8 ore nell’arco della giornata. E veniamo al problema, cioè la definizione di ‘generale’. Si dice così di uno sciopero quando riguarda contemporaneamente tutte le categorie e tutto il territorio nazionale. Quello di domani non ha queste caratteristiche, per cui le 8 ore potrebbero non essere giustificate.

L’ordinanza di precettazione, vista anche l’ultima decisione del Tar, rimane in piedi…
La precettazione è un’extrema ratio, a fronte di un’evidente violazione delle regole previste. Per prevenire situazioni di grave turbamento dell’ordine pubblico, il ministro competente può ordinare la precettazione, com’è accaduto. Si tratta di un dispositivo che deriva non tanto da una lesione dei diritti dei cittadini – connaturata a ogni tipo di sciopero – ma da un pericolo per un bene collettivo come la circolazione, o addirittura l’ordine pubblico. La sanzione di tipo amministrativo prevista qualora non si rispettasse l’ordinanza poi non è sostenibile da molti lavoratori. In passato ci sono stati casi di mancato rispetto della precettazione, ma di solito non succede e non penso succederà domani. Vedremo.

Domani assisteremo al terzo grande sciopero a cui la Cisl non parteciperà. Quella tra le maggiori sigle sindacali italiane è ormai una ferita insanabile?
Tra la Cisl e la Cgil c’è una tradizionale differenza di posizione. La Cisl ha da sempre una visione più contrattualistica per cui pensa che la funzione del sindacato sia soprattutto quella di fare contrattazione. Lo sciopero generale di domani è contro la manovra, non contro un datore di lavoro. Per la Cisl lo sciopero generale andrebbe invece riservato a casi molto più estremi, proprio perché si tratta di un sindacato che mira più a portare a casa dei risultati negoziando, senza arrivare per forza allo scontro di piazza. Non mi sorprende quindi che anche in questa occasione ci sia stata una frattura. Se c’è una ferita insanabile è proprio sui temi, dal salario minimo al referendum contro il Jobs act, quindi a un livello politico. Al tavolo negoziale invece questa frattura non si è ancora proposta con forza perché le parti si presentano unite. 

L’intervento di Salvini, secondo la commissione di Garanzia sul diritto di sciopero servirebbe a “limitare entro una soglia di tollerabilità il pregiudizio dei cittadini utenti”. Pierpaolo Bombardieri, il segretario della Uil, ha detto di “aver perso fiducia nel Garante”. Come commenta?
La commissione vigila in maniera preventiva, è un’autorità alla quale ci si deve necessariamente rivolgere quando si verifica uno sciopero nei servizi essenziali, che ha le sue regole. Se si decide che queste regole non ci piacciono allora bisogna rimettere mano alla legge, ma la commissione di Garanzia e la magistratura servono proprio a far rispettare le norme. Contestare le autorità di garanzia è qualcosa che si può sempre fare, ma così salta tutto il sistema.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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