Perché Elon Musk si allontana da Trump e cosa ha fatto il Doge finora

elon musk tesla donald trump

Quasi 60.000 posizioni federali tagliate, 76.000 uscite volontarie, e un programma di licenziamenti che coinvolgerà altre 150.000 persone. In pochi mesi, il Doge di Elon Musk ha tagliato e prevede di tagliare una quantità di personale senza precedenti. Ora però il Ceo di Tesla ha detto basta. Non ai tagli, nei quali crede fermamente, ma al suo ruolo nell’amministrazione Usa. In un post su X ha annunciato la fine del suo ruolo non pagato di dipendente governativo speciale nel Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE). Un addio confermato dalla Casa Bianca.

Musk – il cui mandato di 130 giorni era in scadenza il 30 maggio – ha ringraziato Trump per “l’opportunità di ridurre le spese inutili” e crede che la missione del Doge “si rafforzerà nel tempo”. Ma l’uscita di Elon è stata abbastanza brusca, e da quanto è stato riportato non è stata preceduta da un confronto con il presidente, riporta il Guardian.

I dati

I dati sul suo operato finora, aggiornati al 12 maggio, sono del New York Times, che stima tagli per il 12% dei 2,4 milioni di lavoratori federali Usa.

Per la precisione in questi mesi ci sono stati 58.566 tagli confermati (prima che per alcuni di loro i tribunali imponessero il reintegro), 76.290 uscite volontarie e almeno altri 149.320 licenziamenti già pianificati.

A che risparmio hanno portato questi dati? L’obiettivo iniziale di 1.000 miliardi non è stato, per ora, raggiunto: il DOGE dichiara di aver risparmiato oltre 160 miliardi di dollari tra licenziamenti, pensionamenti e taglio delle spese per gli aiuti alimentari e sanitari all’estero.

Perché Musk se ne va

Perché Elon Musk non continua il suo ruolo nel Doge? Il primo motivo è naturalmente la necessità di tornare a curare a tempo pieno gli affari delle sue aziende, soprattutto Tesla: i segnali di avvicinamento e le dichiarazioni delle scorse settimane erano stati accolti favorevolmente dagli azionisti, da tempo agitati per le troppe occupazioni del Ceo proprio nei mesi in cui i conti non sono particolarmente positivi, soprattutto in Europa. In una call con gli analisti Musk aveva detto di essere obbligato a continuare il suo ruolo nel Doge per evitare gli “sprechi” della macchina federale, ma nell’ultima settimana gli indizi del suo addio sono diventati sempre più numerosi, comprese le critiche alle iniziative di The Donald.

Musk contro la Big Beautiful bill

In un’intervista Musk si è detto deluso per la “Big, Beautiful Bill” di Donald Trump, perché “mina il lavoro che il team DOGE sta portando avanti”. Un disegno di legge, secondo Musk, “può essere grande o bello, ma non so se possa essere entrambe le cose”, ha detto il Ceo di Tesla.

L’agenda legislativa di Trump include un pacchetto di tagli fiscali e spese su sicurezza dei confini e difesa, tra le altre cose. Tutte queste iniziative potrebbero pesare sul bilancio statale per 3.800 mld di dollari:  il contrario della missione di Musk finora, che è quella di ridurre il debito della nazione. Ovvero più di 36.000 miliardi di dollari. Tra gli altri motivi di screzio ci sono le scelte sui rivali di OpenAI, protagonista di un nuovo accordo in Medio Oriente appoggiato dagli Usa che Musk avrebbe cercato di far deragliare, secondo il Wall Street Journal. Naturalmente poi c’è anche la politica sui dazi, con Donald Trump che negli stessi minuti dell’addio di Elon ha dovuto affrontare la decisione della giustizia Usa sulla sua politica commerciale.

Usa: dazi di Trump annullati da un tribunale federale

Nelle stesse ore le critiche sui dazi hanno preso la forma dell’acronimo ‘Taco’: Trump Always Chickens Out, che fa riferimento alla tendenza di Trump di ritrattare le sue minacce agli altri Paesi. La sigla coniata dall’opinionista del Financial Times Robert Armstrong non è piaciuta al presidente, che ha definito ‘the nastiest question’ la domanda di una giornalista sulla nuova sigla. Per Trump quella adottata da Washington è solo una tattica di negoziazione.

Tempo fa Musk ha definito “idiota” il consigliere della Casa Bianca Peter Navarro per aver ignorato la proposta di un piano ‘zero tariffe’ tra Usa ed Europa. La settimana scorsa Trump ha minacciato dazi del 50% sui beni dell’Unione Europea a partire dal primo giugno. Due giorni dopo ha detto che aspetterà fino al 9 luglio.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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