Hotel di lusso e dimore di charme vestono gli ambienti di opere e installazioni attorno a progetti site-specific. Ma invitano anche gli ospiti a scoprire l’artista che è in loro.
Ci sono alberghi e resort che hanno fatto dell’ospitalità un’arte, affiancando al fascino di strutture di charme ogni comfort possibile e un servizio su misura. E c’è chi ha disseminato quadri, sculture e istallazioni tra lobby, camere e giardini, rendendoli talvolta anche cornice di opere site-specific, e facendo della struttura stessa un progetto artistico.
Per chi non si accontenta però di essere spettatore passivo, sono diversi in Italia gli indirizzi che invitano pittori, scultori e creativi a lasciarsi ispirare dai propri spazi, e a condividere il processo con gli ospiti. Così, il concetto di “residenza d’artista” – che indica uno spazio in cui gli artisti vivono e lavorano per un certo periodo per approfondire la propria ricerca, coinvolgendo solitamente fondazioni e luoghi deputati all’arte e alla cultura – assume un nuovo significato, facendo convergere l’ospitalità di charme con l’esperienza artistica.
La Casa dell’Artista di Borgo Santo Pietro (Siena)
Accade, ad esempio, a Borgo Santo Pietro, raffinato relais creato da Claus e Jeanette Thottrup in quello che fu un rifugio curativo per pellegrini nella quiete della campagna senese di Chiusdino.
Qui, tra camere e suite con giardino privato, ristoranti gourmet, incantevoli spazi comuni dove godersi il lusso in maniera rilassata e una spa rigenerante, circondati da 120 ettari di giardini e coltivazioni per la cucina farm to table, trova spazio anche la Casa dell’Artista: una sorta di chiosco affacciato sul laghetto dove, mese dopo mese, artisti internazionali guidano gli ospiti nella creazione delle proprie opere.
Nel mese di maggio è arrivata la pittrice danese Liza Krügermeier, che unisce le suggestioni nordiche ai solari toni mediterranei assimilati in cinque anni sull’isola greca di Leros; mentre a giugno è la volta della canadese Astrid Alexandra (Alex) Keim, che spazia dall’illustrazione alla pittura botanica e all’intaglio sul legno.
Il resort Mandarova a Palma di Montechiaro (Agrigento)

In Sicilia, un progetto simile è portato avanti dal 2010 da Silvia e Giuseppe Di Vincenzo: nella campagna di Palma di Montechiaro, paese agrigentino fondato dalla famiglia Tomasi di Lampedusa, hanno creato il resort Mandranova dove agricoltura, gastronomia e arte vanno di pari passo.
Si dorme nelle accoglienti camere e suite ricavate nel casale circondato da palme, mandorleti e uliveti, impreziosite da arredi di famiglia e oggetti di design, o nella romantica villa La Robazza, alternando il relax nei giardini e in piscina alle perlustrazioni della zona o alle attività proposte: dalla degustazione degli eccellenti oli extravergini (partecipando anche alla raccolta, in stagione) alle lezioni di cucina. Mentre il programma Mandranova Artists in Residence promuove lo scambio tra artisti e territorio – e con gli ospiti stessi, che ne possono seguire il lavoro e hanno numerose occasioni di scambio conviviale – creando una rete culturale che metta in connessione locale e globale.
Nella prima metà di luglio, a trovare casa (e ispirazione) qui sarà l’artista tedesca Martine Seibert-Raken che, con le sue delicate strutture in acciaio e filo che interagiscono con l’ambiente circostante e indagano il rapporto tra persone e natura, è stata selezionata tra oltre 350 candidati all’annuale premio Mandranova per l’Arte Contemporanea.
La Casina Cinquepozzi a Putignano (Bari)

In Puglia, ha aperto le porte a inizio aprile 2025 Casina Cinquepozzi: settecentesca casa padronale in una tenuta di 16 ettari poco fuori dal centro di Putignano, è stata riportata a nuova vita con un accurato restauro da Thelma West e Stefano Liotta.
Gli ospiti sono accolti nelle dieci camere della Manor House su tre piani, in cui il fascino della dimora di campagna incontra il design contemporaneo e l’architettura della Nigeria, Paese d’origine di West che, nata a Lagos, ha appreso i segreti dei diamanti ad Anversa e ha creato il suo atelier di gioielleria a Londra. E se la cucina parla dichiaratamente pugliese anche grazie ai prodotti coltivati e realizzati in proprio, la struttura si appresta ad accogliere artisti – ma anche chef e artigiani – da tutto il mondo che qui potranno soggiornare e creare, lasciandosi ispirare dal luogo.
L’atelier Inès Arts & Suites a Napoli

Mentre nel cuore più vibrante di Napoli, al rione Sanità – ma con la pace di un cortile interno, tra alberi fioriti e divanetti su cui fermarsi a leggere un libro – nell’Atelier Inès Arts & Suites l’artista è permanentemente “resident“. Quello che in passato fu un cinema e teatro all’aperto, e poi il laboratorio dello scultore e poeta Annibale Oste, oggi è l’atelier del figlio Vincenzo, che si è specializzato nell’arte orafa ma realizza anche pezzi di design.
Dal 2017, insieme alla moglie Inès Sellami – anche lei jewel designer, tunisina arrivata a Napoli da Nizza – ne ha fatto uno spazio di accoglienza e bellezza oltre che contenitore d’arte.
Si dorme nelle nove camere che prendono il nome dall’opera più significativa, come nel caso de Il Mio Paese, dominata dallo specchio-scultura con inserti in bronzo di Annibale Oste che rende omaggio a Napoli, mentre gli spazi comuni ospitano a rotazione altre opere, talvolta inedite (come quelle dedicate a luce e ombra scelte per quest’anno).
Chi vuole – anche senza soggiornare qui, su appuntamento – può visitare il laboratorio o partecipare a un workshop in cui Vincenzo Oste guida alla realizzazione di un pezzo unico (spesso un anello), che resta come preziosa memoria dell’esperienza. “Ognuno di noi ha un artista dentro di sé, e con la guida giusta può riuscire a tirare fuori cose molto belle”, racconta Sellami. E l’ambiente di certo aiuta.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del maggio 2025 (numero 4, anno 8)
