Addio all’ “avvocato dell’Avvocato”, Franzo Grande Stevens

Elkann e Franzo Grande Stevens

È scomparso ieri l’avvocato Franzo Grande Stevens, all’età di 95 anni, 96 li avrebbe compiuti il prossimo 13 settembre. Una lunga carriera nel corso della quale ha ricoperto tanti ruoli, di primaria importanza, tutti con una classe e un’eleganza che erano soltanto sue: tra questi spicca quello di “avvocato dell’Avvocato”. È stato, infatti, legale di Gianni Agnelli nonché uno degli uomini di fiducia della famiglia, ma tra i suoi clienti si possono annoverare anche Carlo De Benedetti, Luigi GribaldiKarim Aga Kahn, oltre che le famiglie Ferrero, Pininfarina e Lavazza.

Franzo Grande Stevens nasce a Napoli nel 1928 e nel capoluogo partenopeo si laurea in giurisprudenza alla Federico II. Ma è a Torino che si afferma. Qui completa il suo praticantato e nel 1954 entra nell’Albo degli avvocati.

Essere uomo di legge in uno dei cuori pulsanti dell’industria italiana, nel triangolo del nord-ovest, significa affrontare in prima persona la scia di violenza degli anni di piombo, attraversando i tribunali in mezzo alle raffiche di proiettili delle Brigate Rosse. A 48 anni, nel 1976, quando sono già 22 anni che la toga da avvocato gli copre le spalle, partecipa come difensore d’ufficio al processo contro alcuni dei capi delle BR: Renato Curcio, Alberto Franceschini, Paolo Maurizio Ferrari e Prospero Gallinari. In questa occasione, siede accanto a lui Fulvio Croce, allora presidente dell’ordine degli avvocati di Torino che per questo incarico, un anno dopo, sarà ucciso da un gruppo di fuoco delle BR davanti al suo studio.

Ma è con la famiglia Agnelli che la carriera di Franzo Grande Stevens si consacra, quando insieme a Gianluigi Gabetti, scomparso nel 2019, diventa uomo di fiducia dell’Avvocato. Da questo momento in avanti, in tale veste porta a termine alcune operazioni che saranno cruciali per la famiglia e per la sua azienda di punta: la Fiat.

Grazie alla sua regia, nel 1989, Galbani entra in Ifil, holding di Umberto Agnelli che in quel momento sta guardando alla creazione di un polo dell’industria alimentare con i francesi di Danone. Grazie a lui nasce l’accomandita Giovanni Agnelli, vera e propria “cassaforte” della famiglia”. Nel 2004, dopo l’addio dell’amministratore delegato di Fiat Giuseppe Morchio, è lui che insieme a Gabetti e John Elkann favorisce l’ingresso di Sergio Marchionne, sostenendolo convintamente in quell’operazione destinata a condurre al matrimonio con Chrysler, unione benedetta anche dall’allora inquilino della Casa bianca Barack Obama e che avrebbe portato alla nascita di Fiat Chrysler Automobiles.

La sua avventura con la famiglia Agnelli non coinvolge solo i motori ma anche il pallone. Grande tifoso juventino, Franzo Grande Stevens accompagna la società bianconera in alcuni momenti cruciali della sua storia. C’è nell’era Lippi e nella successiva era Capello, quando al cospetto della “Vecchia signora” arrivano alcuni grandi campioni come Zebina, Cannavaro, Emerson o Vieira, ma anche quando il club bianconero si aggiudica i due scudetti revocati in seguito all’inchiesta di “Calciopoli”.

Dopo le dimissioni di Luciano Moggi è lui ad assumere l’incarico di Presidente del club, in una delicata transizione, dal 2003 al 2006, che porterà al passaggio di testimone con Giovanni Cobolli Gigli. In questo periodo vestono i colori bianconeri Fabio Cannavaro ma soprattutto un giovanissimo Giorgio Chiellini.

Nel corso della sua lunga carriera, Franzo Grande Stevens è stato anche presidente della Toro Assicurazioni, vicepresidente della Fiat e presidente della Compagnia di San Paolo, nonché artefice di quel patto di governance che, da quasi 20 anni, ha un ruolo determinante nella composizione del Consiglio d’Amministrazione di Intesa San Paolo.

Un’esperienza di vita lunga e piena di traguardi che lui ha provato a immortalare nella sua autobiografia “Vita di un avvocato” (edita da Cedam nel 2000) in cui la città di Torino gioca un ruolo di degna comprimaria.

“È venuto nello studio fino all’ultimo. Ci ha lasciato grandi insegnamenti di vita”, questo il ricordo lasciato a “La Stampa” dall’avvocato Michele Briamonte, allievo di Franzo Grande Stevens che con lui ha condiviso 25 anni di carriera e ora ha le redini del suo studio legale insieme alla figlia Cristina.

“Ci ha lasciato moltissimi insegnamenti professionali, tutti profondissimi. Ma è la lectio vitae, il suo esempio di vita, che mi mancherà di più del maestro. Ricordo come fosse oggi il grande timore riverenziale con cui nel 1999, a 21 anni, varcai la soglia dello studio. Ogni giorno gli raccontavamo le pratiche importanti e le ultime novità, lui ascoltava sempre con grande pazienza”.

Nel suo ricordo Briamonte evoca la collezione di ceramiche di Castelli che sarà donata, secondo le ultime volontà, alla città di Torino, ma anche la profonda cultura dell’avvocato. Nel corso della sua vita, infatti, Franzo Grande Stevens è stato anche un grande studioso e conoscitore della lingua russa, una competenza che oltre a valergli un ruolo di primo piano nella nascita dello stabilimento Fiat di Togliattigrad, ha fatto scaturire in lui anche un profondo amore per Dostoevskij.

Oltre alla sua passione per il calcio. Briamonte ricorda anche quella per il basket, sport che ha praticato in gioventù, abbandonandolo in seguito per la carriera forense, e di tennis, di cui non ha mai perso un match compresa la finale di Roland Garros tra Sinner e Alcaraz. “L’ha vista in tv per intero”.

Briamonte ricorda anche lo scambio avuto col suo maestro, quando nel 2023 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica: “Chiamai il maestro per comunicargli la notizia. Era molto soddisfatto, ma ribatté scherzando: ‘Io però sono Cavaliere di Gran Croce: sono più importante’. Voleva sottolineare, con il sorriso, che l’allievo non aveva superato il maestro”.

Ma di Franzo Grande Stevens commemora anche l’umiltà e la generosità: “Eravamo fuorisede e quando mi svegliai trovai due tazzine di caffè sul tavolo. Convinto che aspettasse un ospite, mi congedai. Lui mi fermò e mi disse che la colazione era per me. Ecco uno degli esempi di vita che non dimenticherò mai”.

Un altro omaggio arriva da John Elkann: “Franzo Grande Stevens è stato un giurista eccelso, un grande juventino e soprattutto un amico della mia famiglia, che ci ha accompagnato per tanti anni con professionalità, intelligenza e profonda cultura. Ci stringiamo con affetto a tutta la sua famiglia”.

 

 

Poste Italiane Dic 25

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