“Non credete a tutto ciò che Iran o Hamas dicono”, risponde così l’ambasciatore d’Israele in Italia Jonathan Peled quando gli riportiamo le ultime dichiarazioni del ministero della Difesa iraniano (l’Iran sta affrontando una “guerra imposta“, ha dichiarato uno dei suoi portavoce).
“Non sappiamo a quale guerra l’Iran si riferisca quando parla di ‘guerra imposta’. – incalza l’ambasciatore Peled – Noi sappiamo che il 7 ottobre è stata una iniziativa dell’Iran e di Hamas. L’Iran ha violato ogni accordo internazionale, lo ha messo nero su bianco l’Agenzia internazionale per l’energia atomica che è un organismo indipendente. L’Aiea, esattamente come l’Unione europea e gli Stati uniti, tutti concordano sul fatto che Teheran fosse ormai a un passo dal dotarsi dell’arma atomica. Per questa ragione noi abbiamo colpito l’Iran. L’Iran sta pubblicamente supportando Hamas, Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen, l’Iran supporta tutte le organizzazioni terroristiche in Medioriente. A partire dal 7 ottobre l’Iran ci ha attaccato su ogni fronte, direttamente o indirettamente. L’Iran ha dichiarato pubblicamente l’obiettivo di distruggere Israele e, insieme alle intenzioni, ha sviluppato anche capacità nucleari, militari e balistiche per realizzare il suo obiettivo. Solo negli ultimi giorni sono piovuti su Israele circa trecento missili balistici ognuno dei quali è in grado di trasportare una tonnellata di esplosivo, e parliamo di armi convenzionali, abbiamo visto i danni e i morti provocati dall’azione iraniana. Immaginate che cosa accadrebbe se fossero bombe nucleari, scoppierebbe la Terza Guerra Mondiale che coinvolgerebbe l’intero Medioriente, l’Europa e il resto del mondo. Israele sta fermando la minaccia nucleare iraniana per proteggere l’Occidente e il mondo intero“.
Come lei ricordava, i missili iraniani hanno colpito Israele, il bilancio è di 24 morti, oltre seicento feriti. Iron Dome si è rivelato più vulnerabile delle aspettative? “Non esiste una capacità di difesa che funzioni al 100 percento. Loro hanno mandato circa trecento missili e noi siamo riusciti a intercettarne oltre il 90 percento. Dei trecento missili una trentina sono riusciti a fare strike, raggiungendo persone e abitazioni. Migliaia di famiglie sono state colpite”.
Con precisione chirurgica le Forze di difesa israeliane sono riuscite ad annientare almeno quattordici scienziati nucleari e numerosi vertici militari. “L’Iran è cento volte più popoloso di Israele e ottanta volte più esteso per dimensioni. – dice l’ambasciatore Peled, non senza una punta di orgoglio – Israele è un piccolo Paese perciò deve usare la tecnologia per colmare il divario con il ‘gigante’ iraniano. L’obiettivo è quello di rimuovere una doppia minaccia: la minaccia di armi nucleari e di missili balistici. È ciò che abbiamo fatto negli ultimi giorni eliminando centri di arricchimento nucleare, sistemi difensivi, le Guardie rivoluzionarie. Voglio evidenziare un punto: noi colpiamo sempre e soltanto obiettivi militari, non civili, a differenza di quanto accade con i missili iraniani che colpiscono indiscriminatamente la nostra popolazione”.
Il premier Netanyahu si è rivolto agli iraniani: unitevi a noi contro il regime. Lei è sicuro che Israele non punti anche al regime change? Avete colpito anche la tv di stato iraniana, strumento di propaganda del regime. “Come ho detto, il nostro obiettivo è rimuovere la doppia minaccia, nucleare e balistica. Non è un segreto che l’Iran sia guidato dal regime autocratico degli ayatollah che sopprime il popolo iraniano, un popolo che merita un governo migliore, un futuro di libertà e democrazia. La nostra battaglia non è contro il popolo iraniano, ma contro il regime. Se gli iraniani decideranno di liberarsi dei loro governanti, il mondo sarà un posto migliore, non tocca a noi deciderlo”.
Gli Usa hanno sostenuto l’operazione israeliana a livello di intelligence, più di quanto appaia. Secondo lei, si potrebbe arrivare a un impegno diretto? “Gli Usa sono stati informati dell’attacco all’Iran preventivamente ma saranno gli Usa decidere se, quando e in quali modalità potrebbero passare a un coinvolgimento diretto. Per il momento Israele porterà avanti le sue operazioni in modo indipendente dagli Usa. Noi siamo in stretto contatto con il presidente Trump e con il governo americano. Abbiamo letto le conclusioni del G7 che chiedono la rimozione delle capacità nucleari iraniani e ribadiscono il diritto di Israele a difendersi. Noi andremo avanti per eliminare la doppia minaccia”.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la contrarietà dell’Italia all’ipotesi di un Iran dotato dell’arma nucleare e ha invocato la via diplomatica per riprendere i negoziati. “Prima di tutto, non dimentichiamo che la nostra mossa è venuta dopo un lungo periodo di negoziati. Sessanta giorni di negoziato degli Stati uniti, con l’Aiea. Purtroppo i negoziati sono falliti, perciò è stato necessario assumere un’iniziativa militare. Noi siamo favorevoli a qualunque opzione purché serva a raggiungere l’obiettivo: l’Iran non deve avere la bomba nucleare né capacità nucleari”. L’ambasciatore Peled non intende approfondire “questioni operative“, che riguardano la straordinaria capacità di penetrazione del Mossad all’interno della leadership iraniana, anche tra i pasdaran più giovani (e meno legati all’ideale khomeinista e alla figura della Guida suprema, Ali Khamenei). Né si dilunga su aspetti militari come, per esempio, l’uso delle bombe bunker buster, nelle disponibilità degli americani, che consentirebbero di distruggere il principale centro nucleare in Iran, a Fordow, a cento metri in profondità nelle viscere della terra. Se alla nostra iniziativa militare si aggiunge l’azione diplomatica dell’Occidente, dell’Europa e del G7 per fare pressione sull’Iran affinché desista da qualunque piano nucleare, sarà possibile trovare una soluzione senza dover ricorrere a ulteriori considerazioni strategiche”.
Colpisce che l’Iran continui a parlare di “entità sionista” perché non riconosce lo stato di Israele. “Un membro delle Nazioni unite, l’Iran, chiede apertamente la distruzione di un altro membro delle Nazioni unite, Israele, e non lo riconosce neanche come stato. È parte del problema, è parte del disegno di diverse organizzazioni terroristiche, che si richiamano all’Islam fondamentalista e che godono del supporto dell’Iran, tutte accomunate da un obiettivo: eliminare lo stato di Israele. È per questo che siamo impegnati in una importante guerra di autodifesa”.
Donald Trump ha proposto Vladimir Putin come potenziale mediatore. Le sembra un’idea plausibile? “Al momento non c’è nessuna ipotesi di mediazione sul tavolo. Abbiamo visto qual è stata la risposta europea a questa idea. Penso che non sia rilevante al momento affrontare il tema, in questa fase abbiamo bisogno di qualcosa di diverso da un mediatore”.
Non è facile per un europeo comprendere il clima di guerra che si respira in Israele anche in tempi di pace, o di pace apparente. Che ogni abitazione israeliana abbia un rifugio bunker, il suo mamad, è solo un segno della minaccia con la quale i cittadini israeliani convivono. “Probabilmente nessuno in Europa, a parte gli ucraini, può comprendere che cosa significhi vivere sotto la minaccia permanente di razzi, come accade a noi da decenni. Soltanto negli ultimi vent’anni sono stati lanciati contro Israele oltre centomila razzi e missili. Quasi ogni israeliano ha un rifugio o un safe place dove recarsi quando risuonano le sirene. È esattamente questo che vogliamo evitare agli europei. La guerra in Ucraina è vicina all’Europa e all’Italia, non dobbiamo dimenticare che l’Iran sta fornendo alla Russia droni e munizioni, che sono anche una minaccia per l’Europa. Israele sta combattendo questa guerra per l’Europa e per gli europei affinché non debbano iniziare a vivere sotto la minaccia dei missili”.
Intanto a Gaza la guerra continua, muoiono i civili. Lei che previsioni fa sulla fine del conflitto a Gaza? Potrebbe arrivare una svolta entro la fine dell’anno? “Devo ricordare a tutti noi che c’era una proposta per il cessate il fuoco, presentata dagli Usa e dall’Inviato speciale Witkoff, che prevedeva il rilascio dei 53 ostaggi, ancora nelle mani di Hamas. Hamas ha rigettato tale proposta. Non abbiamo dimenticato gli ostaggi e non abbiamo dimenticato l’obiettivo di rimuovere Hamas da Gaza. Continuo a pensare che la guerra contro l’Iran, che supporta Hamas, serva anche a costruire un futuro migliore per il Medioriente, a liberare Gaza da Hamas, ad assicurare un futuro più sereno per i palestinesi e a rilasciare i nostri ostaggi”.
Ne uscirà un nuovo Medioriente? “Forse parlare di ‘nuovo’ Medioriente può apparire troppo ottimistico ma sicuramente da questa fase potrà venire fuori un Medioriente diverso. Abbiamo visto cambiamenti positivi in Libano e in Siria, abbiamo accordi di pace con Egitto e Giordania, se guardiamo a dove eravamo quarant’anni fa e a dove siamo oggi possiamo dire di aver compiuto importanti progressi. Ci sono gli Accordi di Abramo, un importante step potrebbe essere l’allargamento di tali Accordi all’Arabia saudita. Noi stiamo guardando a un Medioriente migliore”.
Si dimentica talvolta che in Iran gli omosessuali vengono impiccati sulle gru e le donne sono costrette a girare coperte. A Tel aviv si tiene ogni anno il Gay pride. C’è anche una battaglia per la libertà che coinvolge l’Occidente intero? “Israele ha i problemi di ogni democrazia, non siamo perfetti, ma c’è una società vibrante, libera, le persone possono votare e vivere come vogliono, indipendentemente dall’etnia, dalle preferenze sessuali, dalla religione. Il 20 percento dei cittadini israeliani sono arabi, di religioni anche diverse, ci sono i drusi, i cristiani, alla Knesset siedono esponenti lgbt e parlamentari arabi. Noi siamo orgogliosi di essere una società aperta e plurale. La nostra speranza è che la libertà conquisti tutti i popoli del Medioriente”.
